Orvieto

Non accenna ad arrestarsi lo scontro politico sulla sicurezza della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi. Il secondo tempo del botta e risposta a distanza, scattato venerdì a seguito dell’approvazione della mozione Michelini in consiglio regionale, si è consumato tra la parlamentare Emma Pavanelli (M5s) e i sindaci di Orvieto e Todi, Roberta Tardani e Antonino Ruggiano.

In particolare, la deputata umbra ha annunciato «l’Accordo di programma con la Regione Umbria relativo agli interventi di messa in sicurezza della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi, atteso per mesi, è stato finalmente sottoscritto dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica in data 19 febbraio 2026. Si tratta – ha detto Pavanelli – di un passaggio fondamentale per rendere operativi i 3 milioni di euro stanziati per la mitigazione del rischio idrogeologico nei due siti umbri e ora che la firma è arrivata, non sono più tollerabili ulteriori rallentamenti: occorre procedere immediatamente alla registrazione, al trasferimento delle somme e alla piena operatività degli interventi. Parliamo – ha concluso di opere non rinviabili per la sicurezza dei cittadini e la tutela di beni unici, su cui dopo mesi di attesa è necessario accelerare ogni passaggio tecnico-contabile per evitare nuovi ritardi».

A replicare i sindaci di Orvieto e Todi che, dopo aver espresso «preoccupazioni per le dichiarazioni pubbliche, anche di persone che dovrebbero essere informate visto che rivestono ruoli di grande responsabilità, che dimostrano purtroppo una totale mancanza di conoscenza di ciò che realmente sta accadendo sui nostri territori in materia di dissesto idrogeologico», hanno ricordato che «l’Accordo di programma firmato il 19 febbraio 2026 non prevede alcuna nuova assegnazione di risorse, né introduce nuovi stanziamenti: si tratta semplicemente della conclusione di un percorso amministrativo avviato anni fa, quando il governo nazionale dispose il ristoro di fondi in favore della Regione Umbria per interventi già programmati e strutturati». Tardani e Ruggiano hanno quindi sottolineato che «a oggi non c’è alcuna nuova programmazione regionale per il futuro del Colle di Todi e della Rupe di Orvieto, ma soltanto la chiusura dell’iter burocratico di interventi progettati e finanziati e già realizzati negli anni scorsi. Confidiamo che la Regione e la presidente Stefania Proietti aviino finalmente una pianificazione organica e di lungo periodo per la messa in sicurezza del Colle di Todi e della Rupe di Orvieto».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il deputato umbro e portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, secondo cui «le dichiarazioni dell’assessore Thomas De Luca e della senatrice Pavanelli sulla messa in sicurezza della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi non corrispondono alla realtà dei fatti». Anche il parlamentare ternano sottolinea che «le risorse stanziate dalla Legge 160/2019 sono state anticipate e concretamente impiegate grazie alla responsabilità e alla capacità amministrativa della precedente giunta Tesei»: per Nevi sostenere, come ha fatto De Luca, «che vi siano state inerzie o vuoti operativi significa ignorare atti formali e impegni finanziari che hanno consentito ai Comuni di Todi e Orvieto di intervenire con tempestività». Per il deputato è pure «falso affermare che il percorso sia rallentato da presunti ritardi del Mase» e «scaricare sul governo nazionale responsabilità che non ha è un’operazione strumentale, utile solo a coprire difficoltà politiche e amministrative».

A intervenire anche i gruppi di opposizione di centrosinistra di Orvieto e Todi, che sottolineano come senza la firma dell’Accordo di programma del 19 febbraio scorso «non sarebbe stato possibile recuperare 1,6 milioni di euro già anticipati ai due Comuni, su un totale di 3 milioni stanziati, né procedere allo sblocco della restante quota di finanziamento». Anche loro si dicono «sorpresi e preoccupati», ma per la posizione congiunta di Tardani e Ruggiano «che spostano il confronto sul terreno della polemica politica, richiamando presunte mancate consultazioni (in relazione alla mozione Michelini, ndr), minimizzando la portata dell’Accordo di programma ed eludendo la questione centrale, ossia l’effettiva capacità delle amministrazioni comunali di rispettare tempi, adempimenti e responsabilità nella progettazione e nella rendicontazione degli interventi».

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