di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
Eleggere un deputato e mantenere un profilo unitario anche dopo le elezioni. Rivoluzione civile di Antonio Ingroia muove i primi passi anche in Umbria con l’Idv e il suo segretario Paolo Brutti che, dopo Rinfondazione comunista, danno la loro «adesione convinta» e si dicono sicuri che «supereremo la soglia di sbarramento almeno alla Camera». Questo mentre alcuni professori come Gallino, Morelli e Ginsborg, esponenti di quella società civile che si era raccolta intorno a Cambiare si può e Alba, abbandonano il campo: «Questa rivoluzione è già vecchia». Nel mirino ci sono i partiti che, secondo le accuse, hanno messo il cappello sul movimento. Partiti che non si scioglieranno ma aderiranno alla piattaforma programmatica dell’ex procuratore.
Candidature Sul fronte delle candidature invece Di Pietro venerdì ha detto che farà un passo indietro: «Noi del partito saremo – ha spiegato – una rappresentanza simbolica e non saremo nelle prime fasce. Nelle teste delle nostre liste ci saranno i cittadini e non i politici». E se Di Pietro spera nella presenza di Ilaria Cucchi, in Umbria come capolista alla Camera sembra che il nome più quotato sia quello di Flavio Lotti: «Ha esperienza e riconoscibilità – osserva Brutti – e l’Idv aveva già cercato di contattarlo per le europee e per le regionali». Dal canto suo invece Brutti non ha mire: «Non è – risponde – nelle mie ambizioni né alla mia portata. E comunque sul capolista aspettiamo indicazioni: non faremo bizze». Insomma, si punta tutto sul capolista alla Camera (Lotti o non Lotti) per eleggere un rappresentante in Umbria: «Sono convinto – dice Brutti – che supereremo lo sbarramento alla Camera. I sondaggi ci danno al 5% e in Umbria potrebbe essere questa la cifra. Siamo su quella soglia che potrebbe permetterci di eleggere come di non eleggere». Al Senato invece, dove ci vuole l’8%, «la situazione è più complicata. In Parlamento comunque dovremo costruire un’opposizione per spostare sempre di più il Pd dalle posizioni montiane».
Fronte unico Lo sguardo però va rivolto già oltre le elezioni di fine febbraio. Secondo Brutti la Rivoluzione civile di Ingroia avrà «riflessi anche in Umbria» e aiuterà «il radicamento della sinistra regionale». Il patrimonio unitario non dovrà insomma essere disperso: «Dopo quella di febbraio nei prossimi anni ci saranno tornate importanti per le amministrazioni dell’Umbria. Occorrerà mantenere un profilo di coalizione». E magari cominciare a pensare, se non a gruppi unici, almeno ad intergruppi: «Noi – spiega – abbiamo fissato il nostro congresso a settembre e fino a quel momento certi passi non sono necessari. Non possiamo fare gruppi unici in Umbria e non da altre parti». Di sicuro «resteremo leali al centrosinistra umbro, purché non ci siano tentativi di accordi centristi».


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