Pietro Grasso

di Iv. Por.

Alla vigilia della presentazione del ddl costituzionale del governo Renzi che vuole abolire il bicameralismo perfetto in Italia, parte ufficialmente l’assalto alla diligenza. Chi ha taciuto finora esce allo scoperto per dire che l’idea di una Camera alta composta da rappresentanti delle autonomie non va bene. L’attacco parte dall’alto, direttamente dallo scranno più alto del Senato. E le regioni, con Catiuscia Marini, si ribellano.

Grasso contro Renzi In una intervista a Repubblica, Grasso dice di temere che «con un ampio premio di maggioranza e una sola Camera politica possano saltare gli equilibri costituzionali e ridursi gli spazi di democrazia diretta». Quindi, dice di immaginare «un Senato composto da senatori eletti dai cittadini contestualmente alle elezioni dei consigli regionali, e una quota di partecipazione dei consiglieri regionali eletti all’interno degli stessi consigli. Per rendere più stretto il coordinamento tra il Senato così composto e le autonomie locali, prevederei la possibilità di partecipazione, senza diritto di voto, dei presidenti delle Regioni e dei sindaci delle aree metropolitane». Quindi qualcosa di ben diverso dal ‘Senato delle autonomie’ di cui si è parlato in questi mesi e che è stato tratteggiato da Renzi, con presidenti di Regione e sindaci protagonisti.

Marini contro Grasso Dura la replica via Facebook della presidente Marini: «Ho letto l’intervista che non condivido. La cosa che più mi sorprende – scrive Marini – è che il presidente Grasso considera non legittimati i presidenti di Regione ed i sindaci che, ricordo, sono le uniche cariche apicali di questo paese eletti direttamente dai cittadini, dal popolo ed invece sarebbero legittimati i parlamentari, che sono indicati esclusivamente dai partiti in liste bloccate e in molti casi neppure selezionati con le primarie….una strana idea di democrazia e legittimazione popolare».

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