di Daniele Bovi

Sarà un 2026 segnato da molte incertezze quello che si aprirà a breve per il settore umbro dei rifiuti, uno dei dossier più rilevanti per la Regione dopo quello della sanità. I punti interrogativi riguardano soprattutto la chiusura del ciclo, le gare per l’affidamento dei servizi e il futuro delle discariche.

Il Dup Dubbi messi nero su bianco nei giorni scorsi dal consiglio direttivo di Auri, l’Autorità umbra per i rifiuti e l’idrico. La giunta dell’ente, composta da nove sindaci di tutti gli schieramenti politici, ha infatti approvato il Dup, il Documento unico di programmazione: la guida strategica e operativa per il triennio a venire, la cornice dentro la quale dovrebbero trovare posto tutte le scelte successive.

Il termovalorizzatore Una svolta decisiva risale a circa un anno fa, quando, dopo la vittoria del campo largo, Regione e Auri hanno fatto marcia indietro sul termovalorizzatore. L’impianto, inserito nel 2023 dalla giunta Tesei nell’aggiornamento del Piano rifiuti, avrebbe dovuto entrare in funzione teoricamente nel 2028, anche se era già stato messo in conto uno slittamento almeno all’agosto 2029. Quel progetto, però, è finito in un cassetto. La Regione guidata da Stefania Proietti ha fermato la procedura e, durante l’estate, ha stabilito che per la chiusura del ciclo andrà valutata la trasformazione dei rifiuti in idrogeno: una tecnologia considerata promettente, ma sulla quale non mancano interrogativi rilevanti in termini di maturità tecnologica, costi e tempi di realizzazione.

Il Piano d’ambito A fare da cornice a tutto avrebbe dovuto esserci il Piano d’ambito, la cui redazione era partita nel lontano 2020. Oggi però il percorso è fermo. Le diverse soluzioni adottate nel frattempo dalla Regione hanno spinto Auri a sospendere i lavori, in attesa di un quadro più chiaro. Nel Dup si prende atto che il contratto con la società incaricata della redazione del Piano dovrà essere risolto, «in quanto lo stesso – si legge – risulta ormai datato e ancorato a una situazione di fatto completamente diversa da quella che si è andata sviluppando». A questo punto ne andrà quindi predisposto uno nuovo, coerente con il diverso contesto normativo e programmatorio.

Le gare C’è poi il nodo dei numeri e delle gare. Il Piano d’ambito avrebbe dovuto consentire ad Auri di individuare i futuri gestori del servizio attraverso procedure di affidamento. Nel Piano rifiuti approvato dalla giunta Tesei si ipotizzava un massimo di due gestori per tutta l’Umbria, contro i quattro attuali, corrispondenti agli attuali Sub ambiti. Nel frattempo, però, i contratti in essere sono stati prorogati. Nel Perugino, quello di Gest-Gesenu, già scaduto, è stato esteso fino a dicembre 2027, così come quello del Sub ambito 3, gestito da Vus. Per il Sub ambito 1, l’Alto Tevere, la scadenza è fissata a fine 2029, mentre per il Sub ambito 4, il Ternano, a fine 2027.

Quanti ambiti? Il problema è che il Piano regionale prevedeva l’avvio dei nuovi gestori dal primo gennaio 2028 in tutti i Sub ambiti. Considerata la complessità delle gare e i tempi burocratici necessari, non c’è molto tempo. Quanti Sub ambiti e quanti gestori opereranno in Umbria nei prossimi anni? Qual è la soluzione che viene ritenuta ottimale?

Niente Piano Nel Dup Auri ricorda che «tale complessa attività di affidamento presupponeva l’approvazione di un Piano di ambito regionale che avrebbe dovuto contenere tutti gli aspetti operativi di tale previsione pianificatoria». Ma dopo oltre cinque anni il Piano non c’è. In assenza di questo strumento, l’organizzazione del servizio continuerà a basarsi sui quattro Sub ambiti esistenti. «È di tutta evidenza – prosegue il documento – che l’assenza di tale documento determina la necessità di una adeguata direttiva regionale in ordine alle attività da porre in essere». In altre parole, la palla passa a Palazzo Donini, con una certezza già scritta: dal primo gennaio 2026, per tutte le gare, si dovrà fare riferimento allo schema tipo predisposto da Arera, l’Autorità nazionale di regolazione.

Discariche L’ultimo nodo riguarda le discariche e la loro capacità residua. La programmazione dei flussi è in capo ad Auri e le quantità da smaltire, a partire dal 2028 o dal 2029, avrebbero dovuto ridursi sensibilmente grazie all’entrata in funzione del termovalorizzatore. Ma lo stop a quell’impianto cambia completamente lo scenario. E allora che cosa succede, tenendo conto delle capacità effettive degli impianti esistenti? Secondo Auri, è la Regione che, «nelle more», deve fornire «le opportune direttive in merito alla gestione delle volumetrie residue delle discariche».

Le capacità I numeri danno la misura del problema. I tre impianti di Belladanza, Borgogiglione e Le Crete sono passati da una capacità residua complessiva di 1,1 milioni di metri cubi nel 2024 a una stima di 948 mila a fine 2025. Nel 2026 si scenderebbe a 768 mila metri cubi e nel 2027 a 588 mila. La ripartizione, però, è tutt’altro che omogenea: secondo le stime, Borgogiglione potrebbe arrivare a fine 2027 con una disponibilità di circa 403 mila metri cubi, pari a quasi il 70 per cento del totale, mentre Belladanza si fermerebbe a poco meno di 81 mila e Le Crete a 104 mila. Insomma, anche qui il tempo stringe.

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