di Daniele Bovi
Sarà una vigilia di Natale di lavoro per Regioni e Governo, impegnati nel cercare un’intesa sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani. Lunedì è andato in scena un nuovo incontro tra i delegati dei presidenti delle Regioni e il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli: la sintesi? Nessuna intesa e ancora qualche giorno di trattative e proposte. Mercoledì mattina ci sarà un nuovo round fra le Regioni mentre il 29 è in programma un’altra conferenza unificata: a quel punto si capirà di che colore sarà la fumata.
Trattative Nelle prossime ore l’Umbria lavorerà lontano dai riflettori per elaborare una proposta tecnica (vedi in particolare su altimetrie e altri parametri) in grado almeno di salvare il salvabile. In particolare verrà cercata una sponda con le Marche che, insieme all’Umbria, è una delle regioni più penalizzate dai nuovi criteri insieme a Toscana e Sardegna. Il Cuore verde al momento, come mostra la mappa realizzata nei giorni scorsi da Umbria24 perderebbe più della metà dei Comuni montani, con tutto quello che ciò comporterebbe in termini di fondi, incentivi e politiche ad hoc. Contenendo le perdite, si potrebbe arrivare al taglio di una 15ina di Comuni al posto dei 37 attuali; il problema però è capire chi potrebbe seguire l’Umbria.
Confronto Durante l’appuntamento di lunedì Calderoli ha confermato la propria disponibilità a un’ulteriore fase di confronto, concedendo la proroga fino al 29 per dare il tempo alle Regioni di trovare un accordo; in caso di intesa unanime, Calderoli a quel punto sottoporrebbe il testo anche a Comuni e Provincie per condividere il percorso con tutti gli enti territoriali. Il ministro ha poi ribadito che l’obiettivo è il riconoscimento e la promozione della «vera montagna» in base a «criteri oggettivi e reali», così com’è stabilito dalla Legge 131/2025 e dall’articolo 44 della Costituzione. Tutto si gioca intorno a questi criteri e le Regioni, anche lunedì, hanno sottolineato nuovamente che non mancano «paradossi evidenti nell’elenco dei Comuni montani» e che questi vadano risolti «con buonsenso e in un’ottica di insieme, non di egoismi». Le valutazioni però sono diverse e arrivare a un’intesa sembra essere una scalata assai ripida.
L’Uncem Sempre lunedì intanto il presidente nazionale dell’Uncem (l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani), Marco Bussone, ha parlato apertamente di una partita che rischia di dividere. Le vie d’uscita potrebbero essere o un allargamento dell’elenco, rivedendo percentuali di territorio e soglie minime di altitudine, oppur concedere alle Regioni 30 giorni per rimettere mano agli elenchi, aggiornando su base regionale parametri di altitudine e pendenza. Un modo per evitare il rischio concreto di ricorsi alla Corte costituzionale, visto che la materia montagna – classificazione compresa – è competenza regionale, come sancito da diverse sentenze di circa quindici anni fa. Quanto alle risorse, Bussone suggerisce una soluzione tampone: continuare a ripartirle con i parametri usati nel 2023 e nel 2024, senza attendere per forza la nuova classificazione.
