La provincia di Terni dovrebbe «annettere» 13 Comuni per salvarsi

di Daniele Bovi

Le uniche due certezze, al momento, riguardano lo spiraglio di salvezza lasciato alla Provincia di Terni dalla modifica del decreto sulla spending review e la voglia del Pd, dalla presidente Catiuscia Marini in giù, di ridisegnare un’Umbria con due province. Un primo punto della situazione è stato fatto sabato mattina a Terni tra la presidente, gli onorevoli Mauro Agostini e Carlo Emanuele Trappolino, il segretario regionale del partito Lamberto Bottini, quello provinciale Mario Giovannetti e quello comunale Andrea Delli Guanti, l’assessore regionale Gianluca Rossi e il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo. Tutti concordano sul fatto che un’unica provincia costituirebbe un’anomalia e che quindi occorre ridisegnare le circoscrizioni provinciali.

Entro ottobre una proposta Già, ma come? Al tavolo del Pd nessuno si è messo a giocare a Risiko ma i numeri sono chiari: Terni ha bisogno di 378 chilometri quadrati e 116 mila abitanti. Ipoteticamente, lasciando Foligno sotto l’«ombrello» di Perugia, servirebbero altri 13 comuni per raggiungere gli standard governativi. Le bocche sono cucite, nessuno si sbilancia anche perché il punto di caduta raggiunto in commissione Bilancio al Senato appare, secondo alcuni, ancora ingarbugliato. Il Cal (il Consiglio delle autonomie locali) avrà 70 giorni di tempo dall’approvazione del decreto per formulare un’ipotesi di riordino alla Regione. Palazzo Donini ne avrà poi altri venti per trasmettere il fascicolo a Roma che, come ribadito anche sabato dal ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi, procederà entro l’anno ad adottare la legge con la quale si ridisegnerà una geografia ferma dall’età napoleonica. «Tutta la procedura locale – ha detto poi il ministro ospite dei microfoni di SkyTg24 – deve chiudersi entro la fine di ottobre».

I CALCOLI: ALLA PROVINCIA DI TERNI SERVIREBBERO 13 COMUNI

Si parte dopo Ferragosto I tempi sono quindi risicati: i partecipanti al tavolo di sabato torneranno a vedersi la prossima settimana, gli uffici dell’assessorato alle Riforme istituzionali di Rossi si metteranno in moto nei prossimi giorni ma la partita vera entrerà nel vivo dopo Ferragosto. Una partita che non può non coinvolgere, visti i tanti comuni interessati dal riordino e la profondità dei cambiamenti, anche il centrodestra, Pdl in primis. Politicamente il Pd sta attento a non sbilanciarsi e invita a non «cavalcare sentimenti campanilistici» o «difendere posizioni di retroguardia». Insomma, se è «necessario mantenere lo status di comune capoluogo – spiega il Pd – in una provincia che ha ragioni storiche, economiche, sociali e specificità che ne giustificano la necessità di opportuni riconoscimenti istituzionali», tutti dovranno fare qualche sacrificio. La parola d’ordine da qui in poi sarà quindi non «conservazione» ma «sostenibilità dell’intera architettura istituzionale regionale».

De Sio e il timore del baratto Dal fronte Pdl il consigliere regionale Pdl nonché coordinatore provinciale del partito di Terni, Alfredo De Sio, parla di «cammino tutt’altro che agevole. Infatti per quel che si capisce – scrive -, se uno dei comuni riassegnati a diversa provincia non fosse d’accordo, credo che non si possa annetterlo coattamente ma  ciò che è importante però in questo momento è dare ad ogni cosa il giusto peso. La Provincia è oggi diversamente da prima il riconoscimento di uno “status” e poco più. Non è un ente locale eletto direttamente dai cittadini e non sono chiare le competenze che dovrebbe svolgere». Il timore poi, di De Sio e non solo, è quello che Terni entri in una sorta di mercanteggiamento con Foligno sulla sede della seconda Asl regionale: un baratto tra la «scatola vuota» della provincia e «uno dei più importanti centri decisionali».

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3 replies on “Provincia di Terni, il Pd punta sul riordino: «No a campanilismi o posizioni di retroguardia»”

  1. Sarei felicissimo che Spoleto andasse con la provincia di Terni per cento motivi, inoltre tra Spoleto e Terni c’è anche più affinità di dialetto e di tradizioni.

    Luigi Zannoli

  2. Ma con quale criterio si dice di voler salvare una provincia a tutela di un territorio e poi si paventa l’idea di annetterci comuni che nulla hanno di che spartire per tradizione, cultura e geografia, che oltretutto sono pure confinanti con il comune capoluogo dell’altra provincia di cui già ne fanno parte, vedi Marsciano che stà a 18 km da Perugia e /o Piegaro e/o Città della Pieve.

    Io spero che quanto ipotizzato sia solo una personale idea del giornalista che lo ha scritto derivata da una certa superficialità nell’affrontare l’argomento.

    Cordiali Saluti.

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