di Iv. Por.

Due indizi fanno una prova. E la prova è che prende sempre più forma il gruppetto dei cattolici del Pd in seno al consiglio regionale, che non hanno remore a uscire allo scoperto per criticare la linea ufficiale di governo. Se la prima convergenza è di qualche giorno fa sul no all’immondizia di Napoli, la seconda puntata va in onda su un tema meno politico e più «etico». Quello della pillola abortiva Ru486.

Lo schema Lo schema è ormai collaudato come nelle migliori squadre di calcio. Si parte con una mozione presentata dai consiglieri Barberini e Smacchi, su cui converge dopo poco il presidente del consiglio regionale Eros Brega. La tesi, come avvenuto per i rifiuti, è un po’ a metà strada tra quella ufficiale e quella del governo di centrodestra, che chiede la somministrazione della pillola abortiva solo dietro ricovero in ospedale.

L’appoggio di Brega «Esprimo piena condivisione per la posizione espressa dai consiglieri Barberini e Smacchi sulla pillola Ru 486 – afferma una nota di Brega -. Ritengo fondamentale e ragionevole la proposta di prevedere un periodo iniziale di sperimentazione per la somministrazione del farmaco abortivo in regime di ricovero ordinario». Il presidente del consiglio sostiene che «la sperimentazione rappresenterebbe una maggiore garanzia a giusta tutela della salute della donna, considerando che le linee guide individuate dal Comitato tecnico scientifico e adottate dalla Giunta regionale risultano in contrasto con i pareri del Consiglio superiore della sanità e del ministero della Salute. Non solo: un periodo iniziale di sperimentazione consentirebbe a tutte le parti chiamate in causa, istituzioni, associazionismo, mondo scientifico, laico e cattolico, un confronto più sereno su un tema così delicato come quello dell’aborto farmacologico».

Pretestuoso attavvare i cattolici Brega sostiene che «è pretestuoso accusare una parte, nello specifico il mondo cattolico, di tenere un approccio ideologico sulla pillola abortiva, quando, con un capovolgimento di fronte, alcuni rappresentanti dell’assessorato alla Sanità, secondo quanto ci risulta, in occasione delle audizioni, avrebbero tenuto un approccio ideologico in difesa delle proprie posizioni e di chiusura nei confronti delle associazioni che volevano far sentire le proprie idee. Sono convinto – conclude Brega – che la presidente Marini, che ha anche la delega alla sanità, possa dare la giusta considerazione e pari rispetto alle posizioni di tutti su un tema, come quello dell’aborto, che investe i diritti della donna, la salute, l’etica e il mondo scientifico».

Si attende ora, come è avvenuto per il caso rifiuti, la puntualizzazione della presidente Marini.

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