«Dopo lunghe, approfondite e complesse indagini della magistratura è arrivata la notizia della conclusione indagini e del sequestro di 6,3 milioni di euro a carico della cooperativa ‘Il Piccolo Carro’ e dei suoi due titolari. L’ipotesi di reato è frode in pubblica fornitura e truffa ai danni di enti. Le istituzioni assicurino la massima vigilanza sull’accoglienza dei minori fuori famiglia». Così i consiglieri regionali Maria Grazia Carbonari e Andrea Liberati (M5S) i quali ricordano che da oltre un anno «autonomamente e parallelamente, a livello istituzionale, abbiamo cercato tante risposte. Con interrogazioni, ispezioni, richieste di documentazione. Ci chiedevamo – scrivono i due consiglieri regionali in una nota condivisa dalla senatrice Enza Blundo (M5S), Antonio La Scala-presidente ‘Penelope’ e Loredana Greco del Coordinamento interassociativo Colibrì – come fosse possibile che una cooperativa potesse accogliere, in varie strutture, minori in condizioni sanitarie anche molto gravi, senza avere alcuna autorizzazione in tal senso, percependo per ciascun ospite una retta pari a circa 12 mila euro al mese, che fruttavano un fatturato di circa 5 milioni di euro annui (la retta per l’assistenza socio-sanitaria è di circa 400 euro al giorno a ragazzo, contro i 120 per quella socio-educativa). La cooperativa risultava inoltre essere stata espulsa da Legacoop e che iscriveva tra i suoi ‘beni strumentali’ auto come Audi e Range Rover, in un lusso ostentato dai due titolari».
«Chiesa indipendente» Carbonari e Liberati ricordano inoltre che «tra i soci della cooperativa risultava il figlio della garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Umbria. I titolari sono inoltre anche i fondatori e ‘capi spirituali’ di una propria chiesa indipendente: ‘A Braccia Aperte’, fino a pochi mesi fa nella stessa sede legale del Piccolo Carro, altro aspetto questo sul qual andrebbe fatta chiarezza vista la particolare fragilità psicologica dei ragazzi ospitati. Una cooperativa tra i cui soci-lavoratori appare un condannato in via definitiva per omicidio in Germania, estradato in Italia e in regime di semilibertà».
Interrogazioni parlamentari «Sulla vicenda – aggiungono i due consiglieri regionali – sono state svolte interrogazioni parlamentari e regionali del Movimento 5 Stelle, accessi agli atti, articoli, conferenze stampa e due ispezioni, grazie al coraggioso impegno dell’associazione Penelope e il coordinamento Colibrí, oltre al fondamentale supporto della trasmissione ‘Chi L’ha Visto?’ che da anni ha acceso un faro su questa vicenda opaca, cercando risposte sulla scomparsa di Sara Bosco e Daniela Sanjuan, due ragazze ospiti della struttura poi ritrovate prive di vita. Anche nell’ultimo anno – ricordano Carbonari e Liberati -, nonostante fosse emerso che l’attività di accoglienza di minori con problematiche sanitarie non fosse assolutamente consentita la cooperativa ha inspiegabilmente continuato ad operare nei comuni di Perugia e Bettona. Soltanto ad Assisi, grazie al coraggioso e serio impegno della sindaca Proietti, la legalità è stata ristabilita. I comuni di Perugia e Bettona seguano quindi l’esempio di quello di Assisi, perché, nonostante una revoca di ottobre 2016 del Comune di Perugia, nulla sembrerebbe essere cambiato e le strutture continuerebbero ad operare».
Sia fatta piena luce Carbonari e Liberati chiedono che sia fatta «piena luce ad ogni livello sulla vicenda e su questa inspiegabile cecità delle istituzioni (Regione, Comuni, Asl di appartenenza e tutori dei ragazzi), con tanto di visite istituzionali della presidente Marini e decine di giornalisti. È indispensabile – concludono – che venga iniziata una seria riflessione sui minori fuori famiglia, i quali devono essere tutelati e protetti e non ‘parcheggiati per anni in strutture che finiscono per diventare prigioni senza sbarre».

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