di Ivano Porfiri
Monica Bellucci, ma anche Dario Fo, Luca Ronconi e Stefano Boeri. Per giocare un campionato europeo ci vogliono le stelle, anche se oriunde, purché facciano gol. Come un buon commissario tecnico, il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali sta prendendo i contatti per diramare le convocazioni in vista della corsa alla candidatura di Perugia e Assisi a Capitale europea della cultura 2019. Una corsa lunga e difficile, in cui ognuno sta facendo la sua parte: l’assessore Andrea Cernicchi come braccio operativo nel tessuto perugino, il sindaco di Assisi Claudio Ricci per fare breccia con l’immagine della città serafica a livello internazionale, l’assessore regionale Fabrizio Bracco per abbracciare tutta l’Umbria sotto le insegne di «Perugiassisi». Ne hanno parlato all’aeroporto internazionale San Francesco.
La fondazione Il nucleo di amministratori che finora si sono esposti, prestissimo lascerà strada a un soggetto «terzo» chiamato a gestire l’avvicinamento alla candidatura: una fondazione con un comitato scientifico, che si avvarrà di tutta una serie di professionalità che sappiano a un tempo individuare un percorso certo di iniziative ed eventi, ma anche coagulare intorno alla candidatura umbra le energie e le attenzioni italiane ed internazionali.
La squadra «Se vinceremo – spiega Cernicchi – non sarà per il nostro passato, seppur prestigioso, ma per ciò che sapremo fare da qui in avanti: dovremo saper dimostrare di essere una città e una regione che può essere la capitale europea della cultura, che sa innovarsi a partire dalle proprie radici». Detto ciò, Perugia ed Assisi dovranno dare grande capacità progettuale in termini di eventi e manifestazioni, ma anche a livello comunicativo. «Dobbiamo mettere insieme le migliori energie – dice Boccali – quindi coinvolgeremo gli organizzatori di tutti i grandi eventi umbri: dai festival di Spoleto e Città di Castello agli Eventi valentiniani di Terni».
I volti simbolo Uno degli intenti della fondazione sarà creare una rete di sostenitori della candidatura. «I non umbri che hanno scelto l’Umbria per viverci o per venirci regolarmente – spiega Boccali – e poi i tanti umbri illustri che vivono fuori e sono portatori dei nostri valori». Eppoi ci saranno i volti simbolo. «Non ci sarà un ambasciatore unico – chiarisce Boccali – ma tanti: in queste settimane ho parlato con Dario Fo, Ronconi, Boeri. E poi, perché no, la bellezza umbra per eccellenza Monica Bellucci».
Il problema risorse Altro intento della fondazione sarà la fondamentale funzione di raccolta di fondi privati. «Questo evento ci deve indirizzare verso l’economia del futuro – dice Boccali – in cui ci saranno sempre meno capitali pubblici e sempre più necessità di compartecipazione per creare tutti insieme un brand appetibile a livello internazionale: dobbiamo saper promuovere e vendere l’Umbria, come fanno già imprenditori come Cucinelli». Certo è che coinvolgere le sfiancare imprese locali di questi tempi non sarà facile e voci di corridoio parlano di un piatto che piange. «Ma la crisi è il momento in cui rilanciare, non giocare in difesa – afferma Ricci – io ritengo un errore madornale, ad esempio, non aver scommesso su Roma 2020 che avrebbe portato all’Umbria un incremento del 3,5% del Pil. Speriamo che persa Roma 2020 si scommetta su Italia 2019 perché la Capitale della cultura è un’occasione per tutto il paese».
I concorrenti Le candidature considerate più temibili sono quelle di Matera, Venezia e soprattutto Ravenna, che già da anni si sta preparando. «Siamo moderatamente ottimisti – ha chiosato Ricci – ma il percorso è ancora tutto da costruire»



Credo che possa essere determinante coinvolgere soprattutto il presidente della BCE Mario Draghi legatissimo alla sua dimora di Città della Pieve.