In piedi, il presidente del consiglio Varasano

di Ivano Porfiri e Antioco Fois

Leonardo Varasano di Forza Italia è stato eletto presidente del Consiglio comunale di Perugia con 20 voti a favore, 9 schede bianche e due nulle. Eletti vicepresidenti Sarah Bistocchi del Pd e Lorena Pittella di Fratelli d’Italia.

Tutto come previsto Rispettate, dunque, le previsioni della vigilia e ignorate le richieste delle opposizioni di centrosinistra e del Movimento 5 stelle di cedere almeno questo ruolo alla minoranza. Il capogruppo socialista Nilo Arcudi, nel suo intervento, ha chiesto una rosa di nomi dalla quale poter scegliere il candidato, mentre il capogruppo Pd Diego Mencaroni ha sollecitato misure che rendessero la votazione segreta, probabilmente nella speranza di qualche franco tiratore nella compagine di maggioranza (eventualità che poi non si è verificata, ma al contrario ha visto un voto compatto su Varasano). La capogruppo del M5s, dal canto suo, al candidato che a quel punto era chiaro fosse Varasano, di presentarsi al consiglio e proporre il proprio programma in caso di elezione.

Prime parole Varasano ha invece parlato dopo l’elezione. Prima ha rivolto un pensiero d’affetto al collega Cenci, assente per gravi motivi personali. «La fraternità – ha detto – è il nostro primo dovere prima ancora di dedicarci con passione al nostro partito, prima delle scelte che distinguono le diverse opzioni. E questo perché il fine dell’azione politica è sempre, in ogni epoca, il bene comune. La scelta dell’impegno politico è un atto di amore, e non bisogna mai dimenticare che anche l’altro, l’avversario politico, può aver compiuto la sua scelta per amore e questo esige di rispettarlo, e comprendere l’essenza del suo impegno andando al di là dei modi, non sempre privi di animosità, con i quali lo vive. Il politico è colui che abbraccia le divisioni, le spaccature, le ferite della propria gente, per trovare le soluzioni, per ricomporle in unità. Il premio del politico che incarna questo spirito è quello di “diventare un modello, un punto di riferimento per i suoi concittadini, di diventare orgoglio della sua gente”. “Ed è questo l’augurio – ha concluso – attraverso queste immortali parole di Chiara Lubich, che io rivolgo a ciascuno di voi e a me: diventiamo l’orgoglio della nostra gente».

IL VIDEO DEL FUORIONDA

Fuori programma e gaffe del sindaco La seduta del consiglio comunale ha vissuto un fuori programma quando il consigliere comunale Carmine Camicia si è astenuto sulla richiesta di sospensione per aprire un confronto con l’opposizione. In questi concitati frangenti, il microfono del sindaco è rimasto acceso e in diretta streaming sono andate in onda alcune frasi poco politically correct come un «Camicia è pericoloso» evidentemente inteso nell’ottica che il consigliere di maggioranza poteva far saltare tutti i piani con quella mossa.

La precisazione Dopo il termine della seduta consiliare, il sindaco Andrea Romizi in merito alle frasi riprese dal microfono acceso ha voluto precisare: «Non si scambi un momento di sfogo con una considerazione politica. La mia esternazione registrata dai microfoni del consiglio comunale, durante una pausa dei lavori, non era in merito al contenuto di quanto il consigliere aveva detto e nemmeno riferita alla persona, verso la quale ho sempre avuto stima e considerazione che riconfermo, ma deve essere letta quale reazione, a “microfoni spenti”,  per la non compattezza espressa in occasione della seconda seduta consiliare.  Non compattezza che poi è diventata unità durante il voto».

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