di Daniele Bovi
Saranno due le liste a sostegno di Urbano Barelli, il presidente di Italia Nostra Perugia che sabato mattina ha presentato ufficialmente la sua corsa a sindaco del capoluogo umbro. In una sala affollata di palazzo Cesaroni ha alzato il velo sui due simboli che i perugini troveranno sulla scheda: il primo è «Perugia rinasce – Urbano Barelli sindaco», lista che dovrebbe raccogliere i nomi vicini al presidente di Italia Nostra. La seconda si chiama «CReA Perugia – Con Urbano Barelli» ed è quella promossa dall’associazione CReA Perugia, un network che raggruppa tutti quei comitati, reti e associazioni cittadine che avranno il compito di raccogliere voti lì dove Barelli appare più debole: le periferie e tutte le aree dei Ponti, ovvero dove le elezioni si vincono.
I SIMBOLI: CREA PERUGIA – PERUGIA RINASCE
Chi c’era Al tavolo con Barelli ci sono Amato John De Paulis, che nel 2009 si candidò spalleggiato dai Radicali, e Leonardo Triulzi, vicepresidente dell’associazione Rigenerare la democrazia. Al microfono, ognuno con le sue ragioni che vanno dal no al cemento, all’E45, all’Ikea, alla maxi-stalla di Santa Maria Rossa, alle ragioni delle vittime della strada, dell’ambiente e della cultura, sfilano in molti. A prendere la parola sono Leandro Lillacci del comitato di Santa Maria Rossa, Goffredo Moroni da Ponte della Pietra, Eleonora Distrutti, Giorgio Matteucci del comitato «Piazza Grimana e dintorni», Lauro Ciurnelli, Mary Mancinelli (dell’Associazione italiana familiari vittime della strada), Francesco Bastianelli, Roberto Tamburini e Lorena Rosi Bonci. Molti nomi che potrebbero finire nelle liste a sostegno di Barelli.
I Radicali Tra i sostenitori del candidato sindaco poi ci sono i Radicali di Perugia, presenti con il segretario Andrea Maori e con il tesoriere Michele Guaitini. «In questo Comune – ha detto Maori – c’è un problema di trasparenza e di partecipazione». Sul tavolo Maori ha posto anche il tema dei rifiuti e delle società partecipate: per quanto riguarda il primo Maori chiede ai candidati «un’anagrafe dei rifiuti, con un monitoraggio giorno per giorno», mentre sulle seconde un regolamento per far sì che nessun membro di partito ne faccia parte. Tre invece i punti programmatici, tutti da sviluppare ancora in misure concrete, che il presidente di Italia Nostra cita nel suo intervento. Tre punti che dovranno essere la base di quella che chiama «un’avventura. A un certo momento della vita – ha detto – arriva il momento dove si deve rispondere a una chiamata, alla necessità del cambiamento».
Trasparenza e tariffe Il primo punto di cui Barelli parla è la trasparenza: «Questo sarà quello centrale. Bisogna trasformare il Comune – dice – in una casa di vetro. Oggi c’è un’amministrazione che non dialoga o che è di ostacolo ai cittadini. Si pensi al caso di San Bevignate, dove al tavolo istituito si è ritenuto di non invitare quelle associazioni come Italia Nostra che lo hanno sollevato. Oggi quella struttura non la vuole più nessuno, è per così dire ‘orfana’, ma se non avessimo alzato il velo noi sarebbe stata costruita». Punto numero due, le tariffe. Il presidente di Italia Nostra punta il dito contro l’alto livello di tassazione, «tra i più alti d’Italia, al quale non corrispondono servizi altrettanto alti». L’intenzione sembra essere quindi quella di volerle abbassare e per farlo al momento Barelli non cita numeri ma promette: «Al centro della campagna elettorale ci sarà una riflessione su come il Comune spende i soldi».
Perugia metropolitana Il terzo punto riguarda il progetto, ambizioso, di una «Grande Perugia». Una città che Barelli vede «in declino» a causa della droga, delle alte tasse, delle nuove cubature, di un «centro storico svuotato» anche a causa «dei tanti centri commerciali sorti in periferie che soffrono di scarsa identità». La risposta di Barelli arriva con il «progetto di una città rivista e riorganizzata, capoluogo – spiega – di un territorio più vasto. Oggi è questa la sfida che Perugia ha di fronte», data anche l’intenzione di abolire le Province e in un contesto dove, ormai con una certa regolarità, si fa strada l’idea di far sparire anche le Regioni più piccole. «In più – dice Barelli – pensiamo anche alla disciplina delle città metropolitane. Visto che l’elenco è stato più volte modificato con il temporaneo inserimento di città che hanno dimensioni simili a quelle di Perugia, ad esempio Messina e Cagliari, forse siamo ancora in tempo per agganciare il treno delle città metropolitane ed evitare di essere relegati tra quelle marginali. Un tale impegno consentirebbe a Perugia di diventare città metropolitana di quel territorio dell’Italia centrale tra Firenze e Roma».
