Giacomo Leonelli (foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Colmare il gap tra un Pd che vince a livello nazionale e in difficoltà in Umbria, tanto da perdere il governo di città chiave come Perugia e Spoleto. Prova a rilanciare il partito sotto il segno dell’unità, il segretario regionale Giacomo Leonelli. Lo fa con una relazione e una road map, approvati lunedì in Assemblea regionale con 208 voti favorevoli e solo 6 astensioni. Il segno di una pacificazione raggiunta? Troppo presto per dirlo, data la profondità delle ferite lasciate dalla recente tornata elettorale. Ma dato che già tutti pensano alle regionali del 2015 e alle possibili insidie di aprire fin da subito dei fronti interni, almeno di tregua si può parlare.

LA ROAD MAP DI LEONELLI

Road map Leonelli alla Regione propone di fare 5 riforme in 5 mesi per rilanciare l’immagine del partito: nuova legge elettorale regionale che abolisca il listino; ripensare le istituzioni con una razionalizzazione di servizi e riduzione dei costi che renda l’amministrazione pubblica più semplice; un piano sulla sanità in grado di abbattere le liste di attesa e integri le aziende ospedaliere di Perugia e Terni; accelerare su innovazione e digitalizzazione ; accelerare l’istituzione di un ambito unico regionale per la gestione di acqua e rifiuti. Oltre a questo, Leonelli propone un Piano straordinario per l’occupazione.

Nuove forme di partecipazione Tornando alla relazione in assemblea. «Un risultato su tutti dell’ultima tornata elettorale – ha esordito Leonelli -: il derby lanciato da Matteo Renzi speranza/rabbia è stato stravinto. Un dato elettorale che ci consegna un onere inusuale e cioè quello di garantire la tenuta sociale ed economica del Paese. A livello locale dovremo avere la capacità di accompagnare il progetto, con apertura, cercando di colmare velocemente il gap percepito tra un partito che a livello nazionale ha rotto gli schemi della politica italiana e un partito a livello locale ancora percepito come “tradizionale”. Nuove forme di partecipazione e di comunicazione appaiono come passaggi fondamentali di percorsi che se rinviati indebolirebbero progressivamente il nostro ruolo e la nostra stessa credibilità a livello territoriale».

Il gap da colmare Ed è proprio il gap tra il livello nazionale e il livello territoriale, secondo Leonelli «a essere l’elemento caratterizzante in Umbria della tornata amministrativa. In tutti i comuni, senza grandi distinzioni, emergono distacchi abissali tra il risultato del PD a livello comunale e a livello europeo, giustificabili solo in parte con la presenza di liste civiche. A Perugia, 12.000 voti in meno (-13%) a Terni 10.000 (-17%) ci testimoniano che se nel voto europeo il Pd ha visto il derby speranza/rabbia a livello locale questa partita non si è neanche giocata».  La criticità dei risultati del primo turno appare «senz’altro questa, e cioè l’incapacità stratificata di veicolare la nostra proposta politica a quel pezzo delle nostre città che, orfano dei vecchi riferimenti tradizionali, non ha visto a sufficienza nelle nostre proposte amministrative quella appetibilità dell’offerta politica che invece siamo stati capaci di trasmettere a livello europeo».

Sconfitta epocale a Perugia Leonelli ha analizzato il voto amministrativo distinguendo «il risultato sostanzialmente positivo» dei piccoli comuni, gli «importanti successi al ballottaggio nelle città di Orvieto e Gualdo Tadino riconquistate al centrodestra, e nella guida di Terni, Foligno e Marsciano» e i «pesanti insuccessi nelle città di Spoleto, Gubbio e Bastia oltre alla sconfitta epocale e terrificante di Perugia». Riguardo quest’ultima «il dato drammaticamente macroscopico è il calo vertiginoso dei voti alla nostra coalizione tra il primo e secondo turno. L’analisi di quanto successo nel capoluogo di regione necessiterà di lunghi approfondimenti e riflessioni, di certo alcuni elementi appaiono lampanti: la rottura con un pezzo sostanziale di opinione pubblica cittadina culturalmente orientata nel centrosinistra, l’irrilevanza per il nostro elettorato dello spettro di Berlusconi e del berlusconismo, l’incapacità di parlare all’elettorato giovanile della città, e la difficoltà di lettura della società complessa ove veicolata dai cosiddetti corpi intermedi (sindacati, associazioni di categoria, associazionismo in generale).

Boccali cannoneggiato Tanti aspetti poi hanno contribuito «a un logoramento progressivo delle leadership e del candidato, sottoposto peraltro in campagna elettorale ad un cannoneggiamento inopinato e a volte violento, tale da far trascendere una partita amministrativa in un vero e proprio referendum pro o contro Wladimiro Boccali, come peraltro lui stesso con grande dignità e serietà ha riconosciuto e al quale va il nostro ringraziamento per l’impegno e l’abnegazione di questi anni nella difficile conduzione del Comune di Perugia».

Riorganizzazione Un risultato «che – secondo Leonelli – ci impone un rapido cambio di direzione nell’interpretare il ruolo dell’amministratore pubblico e che contestualmente ci suggerisce con forza una riorganizzazione politica, organizzativa e programmatica in vista dell’appuntamento con le regionali del prossimo anno».

Polemiche post voto Leonelli è tornato poi alle sue dichiarazioni (il famoso: «gli elettori ci hanno preso a pedate») «apparse – ha detto – come colorite e di esonero di responsabilità: sul primo punto confermo, sono state volutamente colorite e non politichesi, perché ho inteso rivolgermi non ai dirigenti di partito, ma in particolare a quei 14.000 che non hanno rivotato il centrosinistra a Perugia tra il primo e il secondo turno. Dovevamo dimostrare fin da subito che il loro schiaffo violento c’era arrivato forte e chiaro, senza troppe acrobazie dialettiche; sul secondo invece smentisco, in quanto è pleonastico che quando arriva un risultato siamo tutti responsabili, dai vertici politici, a quelli istituzionali fino all’ultimo degli iscritti, ho semplicemente aggiunto che sarà compito di questa segreteria regionale formare una nuova classe dirigente per vincere gli appuntamenti futuri.
Se siamo concordi all’assunzione di responsabilità, questa va perpetrata anche nel dibattito interno, perché non riterrei comunque responsabile in questa fase cannoneggiare leadership politiche o istituzionali per mero tornaconto personale o di “corrente”.

Confrontiamoci su road map Alla minoranza che ha chiesto le sue dimissioni, Leonelli lancia la sfida: «parliamoci, confrontiamoci, ma sempre a visto aperto. Mi sono ripromesso sempre il massimo della trasparenza, senza sotterfugi politichesi, perché come ha insegnato il nostro segretario Matteo Renzi, la trasparenza, il dire sempre come la si pensi, è un requisito fondamentale nell’impegno politico. Troviamo le sedi adeguate quindi, sapendo che insieme ad un necessario dibattito interno c’è una proiezione esterna e soprattutto delle cose da fare: a tal proposito oggi presentiamo una road map che mettiamo in votazione, e che vuole essere una carta d’intenti per i prossimi mesi, costruita su 3 pilastri: uno di riorganizzazione (campagna di tesseramento, apertura dei nostri circoli, conferenza permanente dei sindaci), uno legato alle riforme da fare, 5 riforme in 5 mesi per concludere anche alcuni processi già avviati (legge elettorale, riordino istituzionale, innovazione tecnologica e digitalizzazione, sanità, e gestore unico su acqua e rifiuti) e l’ultimo legato ad un piano regionale straordinario sul lavoro».

Prime mosse Per il futuro immediato, infine, Leonelli promette «a seguito anche delle dimissioni dei segretari comunali, già siamo stati, e stiamo costruendo un percorso, a Perugia, Bastia e Spoleto mentre nei prossimi giorni saremo a Gubbio». «Nei prossimi giorni rivedremo la segreteria – ha aggiunto – tenuto conto anche del necessario riequilibrio di genere e sul ternano, oltre che del fatto che per motivi organizzativi qualcuno di noi è stato chiamato a svolgere importanti ruoli nelle città, lascerà l’incarico. A tal proposito voglio ricordare che quando 3 mesi fa ho dato vita alla nuova segreteria regionale, l’aver scelto giovani che però avessero già un elevato grado di rappresentatività nei loro territori non è stato casuale, ma anzi figlio della volontà di dimostrare, che anche una segreteria giovane può essere forte se composta da figure che hanno la capacità di avere molti consensi quando si misurano con l’elettorato: abbiamo davanti un orizzonte lungo per costruire il Pd e l’Umbria del futuro, sarebbe un errore non coinvolgere quelle energie che dimostrano sul campo d’avere numeri significativi».

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