«La concessione delle date di solito la fanno i sovrani». Risponde con una battuta, il segretario del Pd Guglielmo Epifani, a Perugia (e poi in serata a Foligno) per la festa del Partito Democratico, a Matteo Renzi sul congresso che porterà alla scelta del nuovo segretario. Ma Epifani ha toccato anche molti altri argomenti dell’attualità politica.

Non decido io «Io non posso concedere nulla – ha aggiunto – lo statuto affida ad altri la responsabilità della data e per quello che ci riguarda è l’assemblea nazionale che abbiamo fissato per la seconda decade di settembre, che potrà decidere modalità, tempi e percorso del nostro congresso. Non c’è da temere nulla, l’importante è fare un congresso fatto bene, abbiamo tutto l’interesse che sia un congresso in cui si parli dei problemi del Paese in cui anche il confronto fra i candidati a segretario, avvenga sulla base di piattaforme politico-programmatiche, e che si possa partire dal basso con la discussione nei circoli ai livelli provinciali e regionali per poi concludersi con l’elezione del segretario nazionale, il quale sarà ovviamente il segretario di tutto il partito».

Segretario-premier Sul tema segretario-candidato premier e se questo indebolirà Letta, Epifani ha detto che «non dobbiamo né rafforzare né indebolire nessuno, avevamo proposto prima dell’estate un meccanismo di mediazione su questo tema. L’assemblea – ha spiegato – lo discuterà e se è d’accordo, la ratificherà».

Il Pdl minaccia Intanto, però, dal Pdl, sul tema dell’incandidabilità di Berlusconi, secondo il segretario «ancora una volta, assistiamo a toni più o meno minacciosi, che poi diventano più o meno minacce nei confronti del Paese, dell’Italia, della sua condizione, della sua stabilità, dello sforzo che sta facendo per uscire dalla crisi». Per quanto riguarda il Pd, «la risposta è quella che abbiamo già dato: non cambiamo opinione, non cambiamo idea, bisogna ovviamente ascoltare in giunta tutte le voci, e risentire ancora e poi alla fine decidere. La decisione – ha rimarcato – va presa su un dato fondamentale: quando hai una legge, la legge va applicata. In uno stato di diritto i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge, e non c’è nessun cittadino sovraordinato rispetto alla legge, non ci si può minacciare di far cadere un governo, perché c’è una forza politica responsabile che ascolta le ragioni della difesa e contemporaneamente lavora correttamente a far funzionare uno stato di diritto».

Legge Severino Sempre su Berlusconi e, in particolare, sulla possibilità di votare per un ricorso alla Suprema corte contro la legge Severino, Epifani ha detto di non trovare nella legge «motivi di illegittimità costituzionale e credo che questo sarà l’orientamento dei nostri membri della giunta. Tocca a loro decidere, quello è un organo paragiudiziario e non giudiziario, e questo la dice lunga sulla possibilità da parte della giunta di adire alla Corte». «Secondo noi – ha detto ancoraEpifani – non ci sono queste eccezioni, per come è stata congegnata la legge. Devo anche dire che trovo anche strano che una legge che è stata votata a dicembre dell’anno scorso improvvisamente, sembra anche a chi l’ha votata, illegittima dal punto di vista costituzionale. Se lo era, bisognava accorgersene prima».

Siria Epifani ha parlato anche di Siria. «Ne discuterà il Parlamento – ha risposto a una domanda – ma non convince l’idea di rispondere all’uso delle armi chimiche con l’intervento militare. Manca il rapporto tra l’uso della forza e quello che succederà dal giorno dopo. L’Italia sta nel Mediterraneo e il Governo ha fatto bene a evitare l’uso della forza forza che si discuta al G20 di San Pietroburgo».

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