Bottini e Chianella martedì mattina in conferenza stampa (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Il tesseramento di Città di Castello è “sano”, semmai l’anomalia erano le 300 tessere di due anni fa, non le 900 di oggi. Poi su una manciata di iscrizioni possiamo anche discutere». Ne è convinto il segretario regionale del Pd Lamberto Bottini che martedì mattina, insieme ad Antonello Chianella e Paolo Baiardini, ha fatto il punto sulle riforme della giunta regionale ufficializzando il documento che Umbria24.it ha pubblicato venerdì. In vista del congresso comunale del 3 dicembre quindi, il triplicarsi delle tessere da un anno all’altro non preoccupa il segretario del principale partito umbro: «Al tesseramento noi crediamo – dice – e secondo noi quello di Castello è stato sano».

L’orizzonte Chiuso il capitolo tessere il trio democratico si butta a capofitto nel mare magno delle riforme. «L’orizzonte – dice Bottini – è quello di una regione all’avanguardia, innovativa, con istituzioni più efficaci e più efficienti che devono contribuire a portare l’Umbria rapidamente fuori dalla crisi. Una fase è cambiata, e quindi deve cambiare anche il ruolo degli enti locali. Dobbiamo ricollocare le funzioni al livello giusto, quello elettivo, dando più chiarezza sul chi fa cosa».

IL DOCUMENTO PD: SOSTANZIALE APPOGGIO ALLA GIUNTA

L’Umbria non è il Texas Sotto questo orizzonte, poi, la discussione sui singoli provvedimenti rimane aperta. Uno dei capitoli bollenti è quello della sanità: «Qui bisogna iniziare non dal tetto – dice Bottini – bensì dalle esigenze dei cittadini». E quindi «occorre insistere sulla rete di emergenza e sulla razionalizzazione del personale e dei servizi ed eliminare dei doppioni e sprechi. Poi, certo, l’Umbria non è il Texas…». Che tradotto significa che il numero delle Asl e non solo in un territorio così piccolo andrà ridotto. Il modello pensato dalla giunta è il due più due: due Asl (fusione della 1 con la 2 e della 3 con la 4) e due aziende ospedaliere integrate eliminando sprechi e doppioni. «Un ulteriore stretta però – spiega Baiardini – potrebbe essere necessaria».

Sulla sanità la discussione nel partito è aperta (Foto F.Troccoli)

Una sola Asl? L’approdo potrebbe anche essere quindi quello di una sola Asl: «Il capitolo è aperto – dice Bottini – la giunta ha tracciato un indirizzo e ora il partito inizierà il suo percorso di discussione». Di certo il capitolo sull’architettura è quello che interessa di meno i cittadini, presumibilmente preoccupati più dei servizi alla persona che dei posti da direttore delle Asl, tema su cui invece la politica è assai sensibile: «Noi – assicura il segretario – procederemo tenendo bene a mente che non ci sono santuari».

Le Unioni dei comuni Sul modello delle Unioni «speciali» di comuni invece il giudizio è positivo e le certezze maggiori. In teoria, essendo le Unioni basate sugli ambiti sociali, queste ultime dovrebbero essere dodici: «E’ arrivato il momento – dice Bottini – in cui i comuni devono collaborare e cooperare di più tra di loro». Appoggio pieno anche alla riduzione degli Ati: «La prospettiva – spiega Bottini – è quella di un’unica realtà che si occupi di acqua e rifiuti». Bene anche l’Agenzia forestale che surrogherà le funzioni delle Montane, in via di scioglimento: «E non c’è nessuna mega-stabilizzazione di precari – risponde Chianella al Pdl -: i precari sono solo 28». «Certo – dice Bottini – è innegabile che il pubblico ha fatto anche da ammortizzatore sociale, ma dobbiamo tenere conto che ci sono 900 lavoratori in ballo. Ora non sono previste più assunzioni».

Consorzi di bonifica Cifre precise sui risparmi prodotti dal pacchetto di riforme non ce ne sono ma una certezza Bottini ce l’ha: «Le Comunità montane ad esempio – dice – oggi in tutto costano oltre 100 milioni. In prospettiva avremo risparmi importanti». Più complesso il ragionamento intorno ai Consorzi di bonifica: la giunta pensa a una riduzione da tre a uno (che dimezzerebbe la platea dei contribuenti), mentre il Prc vorrebbe l’abolizione. Al Pd piace più la riduzione ma anche qui la discussione è aperta: «Il discrimine – spiega Bottini – è vedere dove le cose funzionano e dove no». «Si deve tener conto – conclude – di quelle realtà dove c’è un buon rapporto tra istituzioni, territori e consorzi. Si può anche pensare all’opportunità di spostare le funzioni pubbliche sui Comuni che poi autonomamente possono decidere se delegarle ai consorzi». Nessun dubbio invece sulle tariffe minime che «vanno superate». Giovedì il pacchetto approda in Prima commissione a palazzo Cesaroni.

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