di Daniele Bovi
Elemento fondamentale della politica è la normale compresenza di palco e retropalco. E quindi dopo l’assemblea del Park Hotel in cui Gianpiero Bocci ha ufficializzato la sua corsa verso la segreteria, venerdì nella sede del Pd Umbria ad ascoltare l’ex sottosegretario neanche l’ombra della vecchia guardia. Fin dalla convocazione della conferenza stampa è stato sottolineato che all’appuntamento sarebbero stati presenti i «giovani amministratori del Pd».
I giovani Bocci si è voluto circondare di molti di loro provenienti da tanti territori diversi, così da allontanare lo spettro di uno scontro generazionale e dimostrare che anche lui è affiancato dalle giovani leve: il centro del tavolo lo occupa il sindaco di Corciano Cristian Betti mentre al suo fianco c’è Federico Gori, primo cittadino di Montecchio e presidente dei piccoli comuni dell’Anci; è a Betti che tocca introdurre quella che è una sorta di assemblea, durante la quale parlano anche Letizia Michelini, sindaco di Monte Santa Maria Tiberina, Michela Mischianti da Gualdo Tadino e il vicesindaco di Città di Castello Michele Bettarelli (in sala anche l’assessore Luca Secondi e la presidente Donatella Porzi). Solo ogni tanto, dal ‘retropalco’ degli uffici pd fanno cucù Maurizio Manini e Giampiero Giulietti. Assenti tutti gli altri big, quelli che hanno tirato le fila della ‘mozione’ Marini-Bocci, che ha avuto in Alberto Stramaccioni il grande regista-tessitore.
MINNITI E «L’ESTREMA UNZIONE» DI PADRE ENZO
Togliatti-Bocci L’inizio è soft ma a rompere il clima da volemose bene ci pensa Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino: «Noi il congresso lo vogliamo vincere. Il partito – dice riferendosi a quando Verini si fece avanti subito dopo il tracollo di marzo – non ha bisogno di un arbitro bensì di un giocatore vero, di un centravanti in grado di segnare gol; Gianpiero è in grado unire lo spogliatoio. Con un arbitro saremmo in difficoltà. Diffido da chi si dichiara per i giovani e invece è vecchio dentro, non basta la carta d’identità». Per Presciutti «Betti e Gori sono giovani dentro e fuori, da loro arriva una sfida innovativa. Essere di parte e schierarsi è una cosa bella». Poi in chiusura una frase che evoca tempi antichi: «Il 16 dicembre va scelto il migliore e il migliore – rigorosamente con la minuscola – sta qui».
VERINI E PENSI PUNTANO SUL CAMBIAMENTO
Mandato breve Da parte sua l’ex sottosegretario dice alcune cose importanti e di peso. Primo, in caso di vittoria non rimarrà in carica tutti e quattro gli anni: «Se sarò eletto – dice – il mandato sarà breve; in poco tempo dirò che c’è una nuova classe dirigente alla quale affidare le sorti del partito, delle amministrazioni e della regione». Quanto sarà lungo però non è chiaro: «Il tempo necessario» risponde Bocci che promette lavoro «molto collegiale» e indica alcune parole d’ordine: «Unità, coesione, ricostruzione di una comunità e delle condizioni affinché arrivi una nuova classe dirigente». La seconda cosa importante riguarda l’affluenza: i tempi sono difficili per il Pd umbro, «anche se non siamo all’estrema unzione» scherza Bocci ricordando la ‘battuta’ di padre Enzo Fortunato durante la presentazione del libro di Marco Minniti («Gesù però dopo tre giorni è risorto», profetizza sicura Michelini).
ROMIZI NEL LIBRO DEL PD RICCI: «IL 2014? UNA MATTATA»
Partecipazione «Conterà molto – osserva l’ex sottosegretario – la partecipazione delle persone», dato che vincere nel deserto non sarebbe un buon segnale per nessuno. La partita tra Verini e Bocci è tutta qui: la strategia del primo è quella di puntare alla massima mobilitazione dentro e fuori dal Pd, nella convinzione che ciò possa portare al sorpasso. Sollecitato dai giornalisti Bocci individua nell’affluenza del 2014 (quando in base all’accordo tra le correnti fu eletto Giacomo Leonelli) un risultato accettabile: all’epoca c’erano «le vacche grasse», col Pd reduce dal 40% delle europee e ai gazebo andarono quasi 13mila persone. «Superare quel tetto – dice – sarebbe positivo». La terza cosa rilevante riguarda la squadra, dato che l’ex sottosegretario non ha indicato vice: «Non abbiamo patti o distribuzione dei pani o dei pesci. Questo – dice punzecchiando Verini – lo fa chi fa patti, mentre qui c’è adesione spontanea; magari non sarà solo uno ma più d’uno».
Sia una festa Per il resto Bocci vede nelle primarie di dicembre «una festa per tutti i democratici umbri, non una battaglia; quella ci sarà a maggio alle amministrative». Ma perché alla fine, domandano i giornalisti, gli elettori dovrebbero scegliere questo progetto e non l’altro? Bocci lascia rispondere Betti: «L’esempio del centravanti calza. Lui – dice – è una figura autorevole e un uomo di spogliatoio; in più ha dimostrato verso i territori garbo, umiltà e attenzione». In apertura invece il sindaco aveva ringraziato Verini e Pensi «per essersi messi a disposizione del partito; di loro non parleremo mai male. Abbiamo radunato oggi sindaci, assessori e consiglieri perché rappresentano un elemento di credibilità: sono loro a essere i primi punti di riferimento nei territori, e di questi non si può fare a meno. Dopo le primarie, servirà uno sforzo ancora maggiore per ristabilire una guida autorevole».
Twitter @DanieleBovi
