mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 19:02

Pd, il duo Verini-Pensi punta tutto sul «cambiamento». Ai gazebo sarà decisiva l’affluenza

I due hanno spiegato i motivi dell’alleanza, il deputato: «Voglio un partito libero e aperto». Il sindaco: «Bisogna cambiare in modo radicale e reale»

Pensi, Verini e Meloni (foto U24)

di Daniele Bovi

Walter Verini candidato segretario, Andrea Pensi possibile vice e Simona Meloni coordinatrice della campagna; tutti e tre uniti fondamentalmente da una parola: cambiamento. Sempre loro tre sono i punti di una traiettoria politica il cui punto di caduta era leggibile già da qualche giorno: la ‘fusione’, tra lunedì e martedì, delle due candidature che faranno un fronte unico contro l’asse Gianpiero Bocci-Catiuscia Marini. Mercoledì il terzetto nella sede regionale del partito ha spiegato quelle che sono le ragioni che hanno portato a questa scelta e, in fondo, la sensazione che si ricava è quella di due idee diverse di partito; su questo, al di là dei soliti tribalismi e delle conte a cui il Pd umbro ha abituato da anni, si giocherà la partita nei gazebo del 16 dicembre. Nel corso del pomeriggio poi sono state depositate ufficialmente le candidature: circa 500 le firme degli iscritti a sostegno del duo Pensi-Verini e 51 (membri dell’assemblea regionale) quelle per Bocci.

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L’APPELLO DI VERINI

L’affluenza Centrale sarà il fattore affluenza. La strategia del fronte Verini-Pensi per superare la forza del tandem Marini-Bocci è abbastanza chiara: tenere alta l’attenzione, portare al voto più gente possibile, mobilitare in particolare tutti i mondi intorno al Pd e più in generale la società, nella convinzione che ciò possa permettere di guadagnare terreno sugli avversari. Nel 2014 alle primarie che incoronarono Giacomo Leonelli (candidatura frutto di un ‘accordone’ tra le correnti) andarono 12.642 umbri: più sarà alta l’affluenza e più Verini e Pensi pensano di potercela fare. In teoria dal 10 al 25 novembre dovrebbero votare i circoli, anche se con due soli competitor rimasti in campo la fase delle cosiddette «convenzioni» potrebbe essere superata spostando tutto al 16 dicembre; la decisione però spetta alla commissione regionale per il congresso che si riunirà nelle prossime ore.

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«Giovani ed esperti» «Non mi sento alternativo a loro – ha detto Verini in conferenza stampa – che sono portatori di un’idea di partito aperto, plurale, libero, che condivido». Il deputato veltroniano si concepisce come «un allenatore» che vuole «riaprire porte e finestre» e che non si vuole candidare a nulla in futuro (vedi la partita per le regionali del 2020). Sposato in toto, o quasi, il documento scritto da Pensi e Meloni (il programma comune sarà scritto durante un «viaggio nei circoli»), Verini ha poi parlato poi di un tema centrale, quello della dicotomia tra «giovani ed esperti: sono solo due condizioni. Il primo obiettivo di un dirigente dovrebbe essere quello di creare le basi per la propria successione, non preoccuparsi di quello che farà dopo». Ai giovani invece il deputato chiede di «portare rispetto per le esperienze», senza che però questo significhi «trasformarsi in ‘tappi’: i giovani rappresentano un’iniezione di libertà».

L’ASSE BOCCI-MARINI E LO SCONTRO GENERAZIONALE

«Bisogna cambiare» Quanto al cambiamento, «se non vogliamo che Lega e M5S continuino a prenderci a calci nel sedere, dobbiamo essere noi a cambiare. La miglior sinistra – assicura Verini – è quella che ha avuto coraggio». Il veltroniano tira poi fuori dal cassetto la celeberrima intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer sulla «questione morale»: «Lì – dice il deputato – il segretario spiegava che i partiti non dovevano occupare spazi impropri; su partecipate e Usl ad esempio la gestione spetta alla politica, ma i vertici vanno scelti sulla base delle competenze, non delle amicizie». A fare capolino è anche lo «spirito del Lingotto», quello che animò l’alba del Pd a vocazione maggioritaria e che per Verini «andrebbe ripreso», mentre Pensi batte sul cambiamento: «Dobbiamo cambiare radicalmente e realmente, sarebbe stato sciocco non aprire una discussione dopo l’appello di Walter».

CONGRESSO PD UMBRIA, DATE E APPUNTAMENTI

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«Radicalità» Secondo Pensi «l’altra proposta è troppo autoreferenziale: noi ci vogliamo battere per un partito aperto, fare una battaglia ideale affinché si riaffermi la libertà degli iscritti e ricucire un rapporto sentimentale con un pezzo di elettorato». Altro tema centrale, quello della «radicalità», che non significa «fare la rivoluzione o mettersi contro il sistema, bensì accorgersi che esistono i problemi degli ultimi, di coloro che vivono ai margini dei processi economico-sociali. Al Pd serve una fase movimentista».

PENSI E MELONI: «VOGLIAMO RIGENERARE IL PD»

De Rebotti e gli altri In sala tra gli altri ci sono Fabio Paparelli, Mirko Ceci, Carlo Emanuele Trappolino, Francesco Giacopetti, Lavinia Pannacci, Stefano Fancelli e Francesco De Rebotti, anche se Verini precisa che con noi «c’è gente che ha sostenuto Bersani, Cuperlo, Renzi, Orlando, Minniti o Martina, e ciò è un bene: le posizioni non vanno ingessate». Il sindaco di Narni e presidente dell’Anci regionale, che nei giorni scorsi ha detto no alla possibilità di essere lui il frontman, può essere considerato un po’ il quarto elemento dello schema: «La sua autorevolezza – dice Verini – ha aiutato». «A loro due – ricambia il primo cittadino – sono legato da stima e amicizia. Al Pd servono cambiamento, innovazione e anche un po’ di antichi concetti». La sfida è lanciata.

Twitter @DanieleBovi

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