«È un documento realistico, non un libro dei sogni, per dare un aiuto alla ripartenza economica dell’Umbria». La presidente della Regione Catiuscia Marini ha presentato così, martedì in consiglio regionale, il Documento di economia e finanza che ha ricevuto il via libera in serata con i 13 sì della maggioranza (8 i no delle opposizioni). Il Defr è stato approvato attraverso una risoluzione, proposta da Pd e socialisti, emendata in Aula con l’indicazione di 20 punti che «integrano e rafforzano» il testo proposto dalla Giunta regionale e che pongono l’obiettivo di attuare il processo di riforma regionale avviato. Uno di questi punti, molto a cuore ai bocciani, è dedicato alla sanità e in particolare si parla di governance e della possibilità di considerare il dimezzamento delle aziende (da 4 a 2). Quanto ai servizi, attenzione ai punti accesso pediatrici e al fascicolo elettronico.
I 20 punti Tra gli altri punti un impegno a trovare le risorse per chiudere la ricostruzione post terremoto del 2009, l’individuazione di un operatore nazionale o internazionale che entri nella Sase, l’accelerazione sul passaggio di Fcu a Rfi e la costruzione della Media Etruria per restare nell’ambito dei trasporti, in cui si chiede anche attenzione sul Nodo di Perugia e sulla Spoleto-Terni. Nel documento anche la richiesta di risorse per il rischio idrogeologico, gli impianti sportivi, la riattivazione della film commission, politiche educative (bandi per sostegno alle famiglie che portano i bimbi all’asilo), reddito di inclusione, politiche abitative e abbattimento delle barriere architettoniche, smobilizzo del patrimonio pubblico, valutazione annuale dei direttore generali e degli amministratori nominati dalla Regione e non solo. Tra i venti punti infatti vengono indicate anche le politiche agricole (favorire gli insediamenti produttivi e occupazionali) e quelle ambientali (valorizzare le risorse naturali), la salvaguardia dell’autonomia di Gepafin che dovrà sempre più essere il punto di riferimento regionale per i fidi, attenzione alle crisi industriali e riqualificazione delle città (salvaguardando il paesaggio e favorendo gli investimenti).
Marini Un punto importante è quello che riguarda le risorse comunitarie 2014-2020: nel documento si chiede un monitoraggio della velocità di spesa e una rendicontazione precisa, l’individuazione di un nucleo dentro la Regione specializzato nel reperimento di risorse e, nell’ambito della Strategia nazionale aree interne, individuare dopo quella dell’Orvietano l’altra area in cui attuare la Strategia. «Il Defr – ha detto Marini – un’occasione per condividere una lettura dell’Umbria cui accompagnare politiche regionali che incidono per una parte sull’operato dei soggetti dei vari comparti. Spiace l’uso distorto dei dati sentito in aula: tra 2008 e 2009 Umbria ha perso 5,7 per cento Pil regionale. Non si può ridurre la lettura dei dati a una visione autarchica in una regione di soli 900 mila abitanti. In Umbria c’è un gruppo di imprese di vari settori, medie, più orientate all’export, ricerca, innovazione, personale qualificato: hanno reagito in modo anticiclico rispetto al resto del sistema economico. Quindi ci indicano quello che va fatto rispetto al sistema economico e produttivo, che deve avere meno imprese micro, aumentare l’internazionalizzazione, fare più ricerca e innovazione e vendere di più all’estero. Va guardato a quello che accade in quel gruppo di imprese per estenderlo al resto del sistema economico regionale».
Il dibattito Secondo il portavoce del centrodestra Claudio Ricci «le parti che andrebbero migliorate riguardano prima di tutto l’indicazione, con numeri ben precisi, degli obiettivi da raggiungere. Serve più coraggio nell’innovare alcuni settori produttivi, a partire dal manifatturiero e azioni strutturate e continue per collegare le produzioni e in beni culturali al settore del turismo. Questa è la grande sfida commerciale che l’Umbria si deve proporre per i prossimi anni». Complessivamente duro il giudizio delle opposizioni hanno bocciato la proposta della maggioranza, avanzando una serie di emendamenti alla proposta di risoluzione della maggioranza (in gran parte respinti) su nuovi limiti per le emissioni industriali in atmosfera, un piano sperimentale di miglioramento della qualità dell’aria per la città di Terni, obblighi di depurazione per la zootecnia, contrarietà all’ampliamento della discarica Le Crete, attivazione dell’Agenzia regionale per il trasporto pubblico locale (approvato all’unanimità), prevenzione dei danni da fauna selvatica e inclusione sociale degli immigrati (presentati da centrodestra e liste civiche).
M5S e Nevi Gli emendamenti del Movimento 5 Stelle riguardavano invece il diritto di scelta nell’assistenza ai disabili (ritirato con l’impegno di discutere una apposita mozione sul tema), riduzione delle liste di attesa e verifica attività intramoenia (sì unanime), reddito minimo di cittadinanza (ritirato), pedaggiamento della E45 per i tir (ritirato), pubblicazione delle percentuali di raccolta differenziata (sì unanime), trasparenza nella selezione del personale, monitoraggio di Garanzia giovani e del lavoro precario. Secondo la relatrice di minoranza Maria Grazia Carbonari (M5S) il Defr «è un libro dei sogni, con tante belle parole senza far capire come perseguire questi obiettivi. La classe politica è lontana anni luce dalla realtà. Dal Defr emergono tutti i problemi della nostra regione legati ad una politica arrogante e autoreferenziale. Questa amministrazione si deve prendere le proprie responsabilità». Giudizio duro anche da parte del forzista Nevi: «È la riedizione di un rito stanco in cui si dicono tante cose ma con la convinzione che l’80 per cento di queste cose non verrà realizzato».
rNel suo intervento Marini ha difeso Garanzia giovani («abbiamo preso in carico 16 mila giovani, 9.500 sono stati avviati a tirocinio e 1.800 hanno ottenuto un contratto di lavoro») e il «lavoro importante fatto, negli anni scorsi» sulla problematica delle infrastrutture, tra l’altro con lo stanziamento deciso dal Governo di un miliardo e 100 milioni di euro in cinque anni per la E45 da Orte a Mestre». «La Regione Umbria – ha aggiunto – non ha alcuna agenzia regionale con buchi di bilancio e le poche partecipate rimaste hanno conti in equilibrio». La presidente ha poi chiamato «tutti e 92 comuni umbri a uno sforzo congiunto per risolvere i problemi delle agenzie su acqua e rifiuti». Un accenno è stato dedicato anche al bilancio («strutturalmente sano perché frutto di scelte politiche e di un’amministrazione tecnica razionali») e alla pressione fiscale: «Invarianza – ha detto – che conta ormai 15 anni».
