Luca Barberini

di Daniele Bovi

Le date buone da cerchiare sul calendario sono due: quelle dell’8 e del 15 febbraio, quando dalla ‘ruota’ della giunta regionale usciranno i sei nomi che avranno in mano la sanità umbra nei prossimi anni. Ovviamente nessuna estrazione, dato che nulla è lasciato al caso in quella che è anche un’importante lotta di potere. Lotta che con tutta probabilità interessa poco, pochissimo, la gran massa degli umbri, più attenti alla qualità delle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale, ma tant’è. Gli spifferi di Palazzo raccontano di uno schema sul quale una condivisione abbastanza ampia c’è. In sintesi si partirebbe da tre certezze, cioè Walter Orlandi (attuale direttore dell’Azienda ospedaliera di Perugia), Emilio Duca (direttore dell’area Sanità di palazzo Donini) e Andrea Casciari, al vertice dell’Azosp di Terni, non necessariamente confermati nei ruoli attualmente ricoperti.

Partita complessa In ballo ci sono le nomine per i vertici delle due Asl, delle due aziende ospedaliere, del Cras, ovvero la «Centrale regionale per gli acquisti in sanità», e la direzione regionale. L’idea che c’è a palazzo Donini è quella di dare vita a un mix tra nuove competente ed esperienze consolidate, senza quel «levati tu che mi ci metto io» che ha già dilaniato il Pd in più occasioni. La partita però non si gioca solo tra presidente (che firma i decreti di nomina e che vuole esercitare tutte le sue prerogative fino in fondo, ripetono i fedelissimi) e assessore (rumors raccontano di tensioni negli ultimi giorni, con tanto di disponibilità a dimettersi da parte di quest’ultimo), ma riguarda più soggetti. In primis c’è il gruppo consiliare, dove lo schema prospettato prima convincerebbe otto consiglieri dem su dodici.

Incognita territori Poi, elemento fondamentale, ci sono i territori coi loro sindaci: l’area del Trasimeno, Città di Castello, Gubbio, Terni, Orvieto, Narni, Foligno e Spoleto approverebbero il disegno per come è stato tratteggiato sopra. Tutto pronto quindi? No, perché la lotta è dura (Marini ripete ai suoi che non vuol togliere le prime file a favore di seconde o terze) e di mezzo c’è anche un altro attore, ovvero l’Università di Perugia. Qui, come raccontano i ben informati, c’è una spaccatura con il rettore Franco Moriconi da una parte e pezzi da 90 della Scuola di medicina dall’altra che non condividono la linea del Magnifico; da un lato ci sono una serie di ipotesi che fanno capo a quest’ultimo, dall’altra alcuni direttori di struttura e professori ordinari che giocherebbero in proprio la loro partita con la Regione.

Ricci e le Democratiche A farsi sentire sull’affaire nomine sabato è stato anche il portavoce dell’opposizione consiliare Claudio Ricci, che annuncia di voler presentare atti con i quali chiedere «quanto costano i sei direttori» proponendo di portare il loro numero a due: uno per un’unica Asl e l’altro per la direzione regionale. «In sette mesi – dice – poco è stato fatto per risparmiare mentre si continua a spendere per sprechi e inefficienze». A parlare sono anche le Democratiche umbre che indicano come obiettivi primari «l’abbattimento delle liste d’attesa e l’ampliamento dei servizi sul territorio per un comparto sempre più efficiente. Ecco perché competenza, merito e autorevolezza dovranno essere, in primo luogo, i requisiti dei nuovi direttori della sanità. Quello che come conferenza delle Democratiche vorremmo sottolineare è che nella loro individuazione si tenga conto anche delle competenze femminili a disposizione, che possono evidentemente portare un contributo importante per la crescita di un settore fondamentale per la tenuta dell’Umbria e per la salvaguardia del benessere e della salute della comunità regionale».

Twitter @DanieleBovi

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