di Daniele Bovi
«Dopo cinque anni lasciamo una Regione più leggera». Mentre i dipendenti della Province irrompono dentro palazzo Donini, urlano e cercando di aprire la stanza dentro la quale c’è la conferenza stampa della presidente, Catiuscia Marini in un clima a lungo surreale ha cercato di tracciare un bilancio di questi cinque anni. Una conferenza stampa iniziata con molto ritardo, interrotta due volte a causa delle urla che arrivano da fuori ma non annullata per non mandare un segnale di cedimento: «In questa regione – ha detto a quel punto con tono deciso – vorrei ricordare che ci sono 40 mila disoccupati e 22 mila cassintegrati. Nessun dipendente della Provincia ha finora perso un euro. Questi atteggiamenti non creano certo la solidarietà tra i cittadini».
Il metodo del caschetto Una volta ripristinate le condizioni minime si prova ad andare avanti. Di fronte a sé, sul tavolo, la presidente ha appoggiato un caschetto dell’Ast messo lì non tanto per difendersi dall”assalto’ dei provinciali quanto soprattutto «per sottolineare un metodo: con quelle modalità con cui abbiamo condotto la trattativa dovranno essere affrontate anche altre vertenze in Umbria, altrettanto importanti ed ancora aperte, come quelle dell’ex Merloni e della Trafomec. E’ stata una vertenza che ha coinvolto tutti e richiesto l’impegno di tutti per arrivare ad una soluzione positiva». Guardando al lavoro di questi anni Marini ha voluto innanzitutto sottolineare una cosa: «Dopo anni in cui si è discusso di Regione leggera – ha detto – dopo cinque anni noi lasciamo una regione più leggera, più snella, con circa 200 dipendenti in meno e partecipazioni riorganizzate».
LA PROTESTA DEI DIPENDENTI DELLA PROVINCIA
Note positive e negative Come risultato più importante Marini indica «l’aver salvaguardato la rete dei servizi nonostante 400 milioni di euro in meno in cinque anni» e «il miglioramento delle performance sanitarie». La nota negativa invece è rappresentata dalle performance economiche: «Certo – spiega – non tutto dipende dalla Regione ma avrei voluto con più decisione un’inversione di rotta su alcuni indicatori economici. Dobbiamo recuperare con più velocità». Centrale in questi mesi, e lo sarà anche nei prossimi dato che con tutta probabilità la legislatura durerà due mesi in più del previsto, è la questione dei fondi europei che serviranno «per affrontare i problemi dell’Umbria e per sostenere le imprese».
Macroregione Sul tavolo c’è poi la riorganizzazione delle funzioni delle Regioni e pure il dibattito su una futuribile macroregione che ha i suoi pro e i suoi contro: «Eventuali nuovi assetti istituzionali – ha detto – vanno pensati sulla base delle esigenze dei cittadini. Se con Toscana e Marche potremmo essere più competitivi, sotto altri punti di vista dimensioni più vaste non porterebbero miglioramenti. Di sicuro però l’Umbria non è ‘sminuzzabile’». Venerdì prima di andare dai dipendenti delle Province la presidente ha anche affrontato temi più politici come la legge elettorale, ormai una soap opera che in consiglio regionale va avanti da mesi, e quella che è parsa come una promessa per il futuro. «Nei prossimi mesi – ha detto infatti – lavorerò affinché una nuova generazione politica possa governare e portare il proprio contributo per un nuovo modo di amministrare. Gli attuali assessori? Chi si ripresenterà – si limita a rispondere diplomaticamente – sono certa che avrà un buon consenso».
Umbria sana Quanto alla legge elettorale «nelle prossime settimane il consiglio regionale deve necessariamente calendarizzare una legge diversa da quella attuale». I paletti che la presidente fissa riguardano preferenze, anche di genere, elezione diretta, garanzia di governabilità e chiarezza e possibilità per tutti di partecipare. Un passaggio la presidente lo dedica anche alla conferenza stampa dei giorni scorsi in cui il procuratore nazionale antimafia a Perugia ha spiegato i dettagli dell’operazione ‘Quarto passo’. «L’Umbria – ha sottolineato Marini – non deve abbassare la guardia, specialmente un territorio come il nostro non abituato a certi fenomeni ma dove la società civile si è dimostrata sana. Sana come la sua classe politica e dirigenziale: lo posso dire dopo averla governata negli ultimi cinque anni. L’assenza di una rete di collusioni è un elemento di forza». Insomma, dietro di sé Marini vede «una Regione che esce con la schiena dritta sul piano morale, sia a livello di responsabilità di governo sia per quelle regole di funzionamento che hanno garantito trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche».
Le critiche di Nevi All’attacco della presidente va il capogruppo di FI in consiglio regionale Raffaele Nevi: «La presidente – dice – ha avuto il coraggio, o la faccia tosta, di dire che lascia una Regione più leggera. Forse si riferisce al fatto che l’Umbria è senza più risorse, con meno imprese, meno posti di lavoro e più tasse». «Questa continua – è una Regione che affronta con leggerezza le crisi che ancora ci sono e che si trascinano da anni (come Basell, Merloni e Trafomec) per l’inconsistenza della Regione stessa. Leggera infine nel promettere cose che poi puntualmente non succedono, come ad esempio la chiusura del ciclo rifiuti, la riforma endoregionale, la riforma dei consorzi di bonifica, l’attuazione della riforma della sanità (ancora non c’è la sede della Asl 2), la nascita delle aziende ospedaliere con l’Università».
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