Erano in vacanza a Passignano sul Trasimeno, avevano pranzato in centro ed erano diretti al supermercato per acquistare qualche bibita da bere nella piscina della struttura che li ospitava per il Ferragosto. Lungo il tragitto in auto, però, Roberto, marito del vicesindaco di Fano Loretta Manocchi, è stato colpito da un arresto cardiaco e ha perso i sensi: l’uomo, un runner che conduce una vita regolare, è stato quindi estratto dall’abitacolo da un suo amico, Alessandro, che recentemente ha partecipato a un corso di primo soccorso ed è stato quindi in grado di iniziare a praticargli il massaggio cardiaco. Nel giro di pochi istanti a fermarsi lungo la strada per aiutare Alessandro e Roberto anche un operaio 33enne di Passignano, Francesco Tabacchioni, che è un volontario dell’emergenza urgenza.
Tabacchioni ha preso in mano la situazione, sostituendo Alessandro nel massaggio cardiaco e parlando al telefono con l’operatore del 118, mentre il paziente era ancora privo di sensi a terra e c’era quindi l’esigenza di un defibrillatore da recuperare al più presto. Ad attivarsi anche un ciclista che sempre nei concitati minuti del primo soccorso stava pedalando lungo la via e si era fermato per capire se poteva essere d’aiuto: Tabacchioni lo ha spedito dai carabinieri di Passignano, perché in quella stazione dell’Arma c’è un defibrillatore.
Il ciclista è tornato rapidamente col dispositivo salvavita e l’operaio 33enne ha proceduto a defibrillare due volte Roberto, che «dopo 20 lunghissimi minuti ha ripreso conoscenza senza danni al cuore e al cervello», dice la moglie che a distanza di quasi un mese ha voluto raccontare l’episodio. «Dopo circa 30 minuti è arrivato sul posto il 118», ricostruisce sempre il vicesindaco di Fano, spiegando che poi il marito è stato trasferito all’Unità di terapia intensiva cardiovascolare dell’ospedale di Perugia, dove è stato sottoposto a tutte le cure del caso e agli accertamenti per stabilire l’origine dell’arresto cardiaco e «dove – dice sempre Manocchi – abbiamo trovato totale attenzione, cura e straordinaria gentilezza».
Ma il punto per cui il vicesindaco di Fano ha deciso di raccontare l’arresto cardiaco di suo marito e la tipologia di soccorso che gli ha salvato la vita è un altro: «Credo che questa vicenda dimostri, da un lato, l’importanza di fare un corso di primo soccorso e avere defibrillatori a disposizione nelle città e, dall’altro, confermi la presenza sui territori di persone disponibili ad aiutare il prossimo. Mio marito – conclude – è vivo, perché Alessandro e Francesco sapevano cosa fare e perché in zona era disponibile un defibrillatore».
Umbria24 nei giorni scorsi ha raccontato l’esperienza con cui quattro Regioni stanno tentando di potenziare la rete dell’emergenza urgenza proprio attraverso i soccorritori laici già formati, in alcuni casi anche promuovendone la formazione attraverso piattaforme online. In particolare, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e le stesse Marche hanno lanciato, in tempi differenti, un’app per smartpgone potenzialmente salvavita, perché in grado di geolocalizzare il paziente in arresto cardiaco, inviare una notifica ai soccorritori laici più vicini e quindi indicare il defibrillatore più prossimo. Il tutto, naturalmente, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
