Catiuscia Marini, presidente Regione Umbria (foto Fabrizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Catiuscia Marini perde l’ 1,7 percento dei consensi dall’appuntamento elettorale ad oggi, collocandosi al quinto posto della classifica nazionale stilata da Governance Poll Ipr Marketing, per il Sole24 ore. Al quinto posto quindi la presidente umbra, con il 55,5% di consensi, in un totale di 16 postazioni nelle quali sono stati collocati i 18 presidenti di regione italiani. Se pur in una posizione significativa la presidente perde oltre 1 punto e mezzo di sostenitori in Umbria, in meno di un anno di governo. Cresce invece, se pur di poco, il consenso di Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia, con un + 1,1% dalle scorse elezioni e +1% dal sondaggio del 2009. Si colloca dunque a metà classifica Guasticchi, che risulta al 51esimo posto, su 104 postazioni individuate, con il 54% dei consensi. Tra gli ultimi posti della classifica nazionale c’è Feliciano Polli (49,5%), presidente della Povincia di Terni, che crolla nei sondaggi scivolando al 98esimo posto, su 104 postazioni, perdendo un sonoro -3,5% dei consensi rispetto al sondaggio del 2009 e -3,4% rispetto alle elezioni provinciali. Stabile invece la posizione di Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia (53%), che guadagna un magrissimo +0,1% dalle elezioni, collocandosi anche lui a metà classifica, al 52esimo posto, nell’indice di gradimento dei sindaci italiani. Pollice verso nei consensi per il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo che si colloca al 65esimo posto della classifica nazionale, con il 51,5% dei consensi, lasciando per strada l’1,5% dei sostenitori sia rispetto alle elezioni che alle classifiche del 2009.

Rispetto alla classifica nazionale

La presidente Marini è stata superata, in ordine, da Luca Zaia (Veneto), con il 62% dei consensi; Enrico Rossi (Toscana), con il 60%; Giuseppe Scopelliti (Calabria) 59%; Roberto Formigoni (Lombardia) 56%. Mentre per le Province italiane i primi tre posti in classifica sono di Domenico Zinzi (Caserta) 64%; Alessandro Ciriani (Pordenone) 63%; Luigi Mazzuto (Isernia) 62,5%. Il primo sindaco d’Italia è Matteo Renzi (Firenze) con il 67% dei consensi, seguito da Sergio Chiamparino, sindaco di Torino con il 66% e da Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, con il 65% di sostenitori.

Spulciando i dati

Ma cos’altro dicono i dati pubblicati questa mattina sul Sole 24ore, sui quali stanno lavorando i consiglieri dei presidenti italiani per consigliare loro nuove strategie di crescita del consenso? I dati che saltano all’occhio parlano di 11 governatori su 18 che perdono consensi. Tra questi anche la governatrice umbra. Mentre sono 57 su 106 i presidenti di Provincia che lasciano per strada pezzi di sostenitori, pezzi di voti.  Un altro dato considerevole è la percentuale di guadagno di consenso del governatore Luca Zaia rispetto alle elezioni regionali. Conquista un + 1,8 di consenso, valore speculare a quello che perde Catiuscia Marini (-1,7). Se sono vere le deduzioni dei sondaggisti, ovvero che Zaia ha conquistato fette di elettorato grazie al legame con il territorio, grazie al pugno duro con il governo e alla minaccia di sciopero fiscale – relativamente alla richiesta di aiuto per i danni dell’alluvione, così conquistati -, è possibile dedurre la cifra di una rimonta di simili proporzioni, per chiunque altro governatore italiano impegnato sul fronte del recupero. Giocano a sfavore dei presidenti di Regione alcuni fattori di cui non sono direttamente responsabili, come l’immagine istituzionale di un paese frenato, dove i tagli alla spesa pubblica ha effetti negativi  immediati in ambito locale, dove i cittadini si interfacciano direttamente con i governatori. Il caso di Renzi a Firenze e di Cialente all’Aquila raccontano altri aspetti non trascurabili per la salvaguardia del consenso. Ovvero la capacità di scavalcare le prassi diplomatiche, nelle relazioni istituzionali, a vantaggio dei territori è un elemento considerato positivamente dall’elettorato locale. Come è considerato positiva l’attitudine di un governatore ad estendere gli orizzonti del proprio campo di azioni, al di là del territorio regionale, determinando ricadute positive in ambito locale. Infine essere capaci di svincolarsi dalle posizioni del proprio partito di riferimento, riducendo il margine di obbedienza, prediligendo l’interesse della comunità locale, è considerato dall’elettorato una dimostrazione di autonomia e di impermeabilità a logiche estranee all’interesse della comunità, quindi un elemento positivo da premiare.

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