Cinque stelle avvelenati quanto i pozzi ma per ragioni metaforicamente opposte. I membri del Movimento svelano la lettera del Ministero che conferma le contaminazioni dei pozzi Tk-Ast denunciate agli inizi del mese e quella inviata dal sindaco ad Asl, Arpa e Regione per sapere se quelle informazioni fossero vere: «Assurdo – tuonano Andrea Liberati e Thomas De Luca -, il primo cittadino non era stato informato, è stato marginalizzato».
Inquinamento Le carte confermano quanto anticipato dai Cinque stelle agli inizi del mese: «Disastro ambientale in corso» aveva detto il consigliere regionale del Movimento Liberati riferendosi a due diversi studi, uno americano e l’altro voluto da Thyssen, rispetto al quale il Ministero dell’ambiente conferma la contaminazione da cromo esavalente in tre pozzi campionati, da tetracloroetilene in altri due e da solfati in un ulteriore pozzo. Lo stesso Ministero sollecita Ast e Arpa ad attivarsi per risalire alle cause e dichiarando le misure preventive adottate fino ad oggi.
Lo stabilimento siderurgico di viale Brin «Le aree campionate – spiegano i grillini -non si troverebbero soltanto nell’area dell’ex discarica ma per la prima volta anche all’interno dello stabilimento Ast. Circa 20 giorni fa – proseguono -avevamo pubblicamente denunciato le risultanze inedite delle analisi svolte nelle falde sottostanti il polo siderurgico senza avere risposta alcuna e nel più totale silenzio di tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione».
La lettera del primo cittadino Del resto, se non lo sapeva il sindaco. Lo stesso Di Girolamo, infatti, di fronte alle dichiarazioni dei Cinque stelle è stato costretto a chiamare in causa Arpa, Asl e Regione evidenziando «la necessità di conoscere se le notizie abbiano un fondamento scientifico e, in caso affermativo – si legge nella lettera resa pubblica dai grillini – chiedo se sia opportuno procedere all’emissione di un’ordinanza sindacale in virtù dei poteri conferitimi dalla legge». Dal Movimento si chiedono come lo stesso primo cittadino potesse non sapere dello studio ecotossicologico di parte Thyssen sulle acque del Nera, essendo anche presidente della Provincia.
Bordata al direttore Arpa Walter Ganapini «Di fronte alle normative nazionali e internazionali che garantiscono l’universalità dell’accesso ai dati ambientali – concludono De Luca e Liberati – ci chiediamo come Arpa possa continuare a nascondere alla città tali informazioni che certificano lo stato di contaminazione delle falde acquifere. Anche il direttore Ganapini che dovrebbe incarnare parte della storia dell’ambientalismo italiano si sta cimentando in una nuova forma di negazionismo in salsa umbra, un negazionismo 2.0, certamente più tecnico e scientifico rispetto alle castronerie della vecchia gestione ma per questo molto più pericoloso».
