L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Alla fine è passata senza troppi trambusti e in un solo giorno di dibattito in Aula, la riforma della Sanità che ridisegna il sistema regionale umbro. Troppo carica del peso che la presidente Catiuscia Marini ha posto sulle spalle della sua maggioranza. E anche la componente margheritina (Brega-Barberini-Smacchi) alla fine si è allineata, pur mantenendo un atteggiamento critico (bocciato l’emendamento su una sola Asl e un’azienda ospedaliera). Critico anche il consigliere comunista Goracci che comunque ha votato a favore. Astensione da parte dell’Udc e della Lega. A spaccarsi, invece, è stato il Pdl con Valentino che ha votato contro e Lignani Marchesani che è uscito dall’aula. Il resto del gruppo si è astenuto. Contro anche Franco Zaffini (Fare Italia).

LA GIORNATA IN AULA. LA FOTOGALLERY

Il voto Il consiglio regionale dell’Umbria ha approvato il disegno di legge di riordino del sistema sanitario regionale. Tra le decisioni quella di ridurre le Asl da quattro a due, con due Aziende ospedaliere, a Perugia e Terni. Hanno votato a favore la maggioranza di centrosinistra e Orfeo Goracci (Comunista umbro). Astenuti Sandra Monacelli (Udc), Gianluca Cirignoni (Lega Nord) e il gruppo Pdl tranne Rocco Valentino (voto contrario) e Andrea Lignani Marchesani (uscito dall’aula). Contrario anche Franco Zaffini (Fare Italia). In apertura di seduta avevano presentato il testo i relatori di maggioranza, Renato Locchi, e di minoranza, Andrea Lignani Marchesani.

Marini “L’Umbria ha intrapreso un processo di riforma non imposto dall’alto e dal controllo della spesa ma studiato per mantenere servizi di qualità riorganizzando il sistema”. Lo ha detto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, concludendo il dibattito in consiglio regionale sul disegno di legge di riordino del sistema sanitario regionale dell’Umbria. “Questa riforma- ha detto – è anche figlia di un dibattito laico e franco e mi aspetto che anche nell’esame degli emendamenti il consiglio regionale possa pronunciarsi in maniera attenta sugli emendamenti presentati, compresi quelli riguardanti le funzioni di controllo. Il disegno di legge può raggiungere gli obiettivi che si prefigge anche grazie alle misure previste dalla delibera di giunta che rappresenta una parte essenziale di attuazione e di aggiornamento del Piano sanitario regionale. Marini ha ricordato l’incidenza dei provvedimenti del governo in materia di trasferimento di risorse per la sanità. “L’istituto Ambrosetti – ha spiegato – ci avvisa che l’Italia sta sottofinanziando il suo sistema sanitario e che il reperimento dei fondi necessari sarà il tema dei prossimi 30 anni. Ci chiediamo dunque come potrà fare l’Umbria, unica delle piccole Regioni a fare da benchmark per le spese sanitarie nazionali, ad affrontare una forte e ulteriore riduzione dei trasferimenti”. La presidente ha assunto poi “l’impegno di riferire in Aula, con un documento, sulle criticità nelle liste di attesa precisando che non ci sono criticità nei punti di emergenza, né nei pronto soccorso e nella gestione delle emergenze, non le abbiamo sulle urgenze differite di 30-60 giorni. Ce l’abbiamo su un’altra parte, che è quella della autonoma iniziativa, e c’è un tema che riguarda il rapporto con i medici non di medicina generale ma ambulatorialistica, sulle tecnologie, sull’organizzazione dell’uso delle tecnologie presenti all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche e di quelle convenzionate private”. Per Marini “dobbiamo rifiutare l’universalismo selettivo puntando su qualità dei servizi, accessibilità al servizio sanitario, centralità delle aziende sanitarie pubbliche, sia quelle territoriali e ospedaliere, riordino delle cure e potenziamento dei servizi delle cure intermedie, della non autosufficienza e della riabilitazione”. Per questo “la governance deve essere coerente con gli obiettivi. Rifiutando un sistema per cui “una unica azienda gestirebbe il settanta per cento del bilancio di questa Regione”, secondo Marini “abbiamo bisogno di un modello di governance più equilibrato, più efficace nel controllo, più efficace negli obiettivi finanziari e che mantenga un equilibrio”.

Il dibattito Nel corso del dibattito, per Sandra Monacelli (capogruppo Udc), si tratta di un intervento ” con alcune luci e molte ombre che nasce vecchia perche’ impostata sulla logica delle due province”. Il capogruppo del Prc-Fds Damiano Stufara, “si tratta di una riforma rilevante dal cui esito dipende la stessa legislatura, che nasce dalla consapevolezza di rischi futuri per un sistema sanitario umbro che e’ riuscito sin qui a dare risposte di qualita’ ed a garantire un servizio pubblico e solidaristico, senza creare i dissesti finanziari di altre Regioni”. Per il capogruppo Idv, Oliviero Dottorini,  “e’ necessario procedere ad un’opera di razionalizzazione che eviti impropri fenomeni di assorbimento degli scarsi fondi a disposizione, per orientare le risorse al miglioramento della qualita’”. Secondo Rocco Valentino (Pdl) e’ “una legge che non riforma nulla, anzi peggiora le cose”. Roberto Carpinelli (Marini per l’Umbria) ha sottolineato come “l’Umbria deve difendere il sistema sanitario pubblico e andare oltre la retorica delle enunciazioni”. Franco Zaffini (Fare Italia) ha critica l’atteggiamento troppo morbido della minoranza: “E’ un’occasione persa per diventare opposizione”. Per Orfeo Goracci (Comunista umbro) ci sono state “correzioni importanti su una riforma che nasce dalla strage di conquiste fatta dal governo Monti”. Infine il capogruppo Pdl, Raffaele Nevi, ha rimarcato come “oggi si da’ vita alla riforma come conseguenza della spinta del Governo centrale, della crisi economica in atto, degli enormi tagli governativi di risorse. Per questo rimane il rammarico. Constatare sostanzialmente – ha concluso – che in questa regione le riforme si fanno soltanto quando si arriva con l’acqua alla gola”.

Note critiche in seno alla maggioranza Atteso, in seno al Pd l’atteggiamento degli ex margheritini. Il cielo sul centrosinistra si è rischiarato quando ha preso la parola Luca Barberini. “Condivido la relazione di Renato Locchi, che con me è una sorta di papà che cerca di indirizzare il figliolo discolo – ha detto -, ma quest’ultimo ha ragione da vendere se porta avanti le idee di papà. Certamente occorreva fare di più per risolvere il problema delle liste di attesa ed inoltre, essendo regione piccola, dobbiamo essere più celeri, più efficaci e più innovativi di altri”. Riconoscendo i meriti della riforma, Barberini sulle critiche ha detto: “Noi non abbiamo il mal di pancia, non ci sono beghe di partito, ma portatori di idee diverse, e non per opportunismo o brama di poltrone. I colleghi dell’opposizione ci concedano almeno l’onore delle armi e i colleghi della maggioranza ci lascino esercitare il nostro ruolo di consiglieri”. Nel merito: “La soluzione migliore per l’Umbria è quella di avere una sola Azienda ospedaliera a Perugia con due plessi, quelli di Perugia e Terni, ed una sola Azienda sanitaria, a Terni, con 4 aree territoriali. Questa sarebbe una riforma coraggiosa, una risposta efficiente ai cittadini che abbiamo spremuto, tassato su redditi e prime case, e che si aspettano dai politici che sappiano mettersi in gioco”.

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