di D.B.
Lo strappo ormai è definitivo e con esso sembra tramontare l’ipotesi, già remota, di una nuova legge elettorale condivisa da buona parte del consiglio regionale. Martedì infatti tutti i gruppi di opposizione, più il Comunista umbro Orfeo Goracci, hanno deciso di abbandonare i lavori della commissione Statuto dove si sta discutendo il testo. «Noi – spiega in una nota il capogruppo di Forza Italia Raffaele Nevi – non parteciperemo più ai lavori. I modi procedurali scelti dalla maggioranza di questo organismo, impegnato nell’elaborazione della legge elettorale, non sono consoni al livello politico e istituzionale che la definizione di regole di democrazia fondamentali come quelle elettorali richiedono».
Luogo di ratifica Secondo Nevi, «la maggioranza considera la commissione Statuto il luogo di ratifica di scelte fatte nelle stanze dei partiti di centrosinistra, che rispondono solo a becere logiche di convenienza elettorale. E questo è inaccettabile». Già la scorsa settimana l’opposizione aveva deciso di abbandonare il tavolo dopo che alcune proposte sull’elezione dei candidati presidenti perdenti non sono state approvate. Ad oggi, partendo dal testo base del Pd che andrà a modificare la legge in vigore, sono stati votati e approvati degli articoli che riguardano l’introduzione del collegio unico, il turno unico e una percentuale massima di donne in lista pari al 60%. I lavori proseguiranno anche martedì e mercoledì.
Le norme approvate Lunedì hanno ricevuto il via libera le norme relative alla rappresentanza regionale dei consiglieri senza obbligo di vincolo di mandato, alla doppia preferenza di genere, mentre il Prc ne aveva proposte tre. Bocciato anche un altro emendamento di Stufara (con il no di Buconi e Smacchi, il sì Stufara e l’astensione di Brutti) sul riparto dei seggi nella circoscrizione regionale per il quale si prevedeva l’utilizzo del metodo Hare, cioè del proporzionale puro senza premio di maggioranza. Approvata invece la proposta Smacchi la quale stabilisce che i venti consiglieri regionali sono eletti con criterio proporzionale, ma alle «liste non collegate al candidato presidente proclamato eletto sono in ogni caso riservati almeno sette seggi». Quanto alle firme invece, per presentare le liste ne serviranno da un minimo di 1.500 a un massimo di duemila ma, come richiesto da più fronti, in sede di prima applicazione il numero verrà dimezzato.
Twitter @DanieleBovi
