Il capogruppo Renato Locchi

di Ivano Porfiri

Ora che l’accordo c’è, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Renato Locchi vuole togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Chi gli sta vicino giura che, solo un paio di settimane fa, l’ex sindaco di Perugia è stato sul punto di dimettersi. Poi ha tenuto duro e ha portato a casa il risultato dopo un’ultima riunione durata 4 ore, venerdì mattina. Ora l’accordo verrà tradotto in un testo che verrà esaminato lunedì dalla commissione Statuto presieduta da Andrea Smacchi e lì inizierà la ricerca di un accordo con le altre forze politiche.

Commento di Leonelli L’accordo è stato salutato con soddisfazione dal segretario regionale Leonelli che, in una nota afferma: «Prendiamo atto del buon esito della discussione all’interno del Gruppo consiliare del Pd sulla legge elettorale regionale e valutiamo positivamente il fatto che si sia trovata una composizione intorno a una proposta che si inserisce pienamente nel solco di quanto indicato dalla Direzione regionale del Partito democratico umbro nel merito. Ringrazio il capogruppo e tutti i consiglieri dello sforzo fatto per trovare una sintesi. Ora il confronto si sposta in Consiglio regionale, dove il Partito democratico arriva con una proposta di legge buona e ragionevole, che porta elementi di innovazione importanti come l’abolizione del listino e l’introduzione della doppia preferenza di genere e del collegio unico regionale».

Capogruppo Locchi, è soddisfatto dell’accordo?

«Questioni come la legge elettorale sono sempre materie molto delicate. Se pensiamo che, a livello nazionale, persone che non difettano certo di determinazione e anche di un pizzico di autoritarismo come il premier Renzi, fanno fatica, figuriamoci se non ci aspettavamo che sarebbe servito tempo. Alla fine però il lavoro e la pazienza hanno pagato e, seppur su alcuni punti non ci sia stata l’unanimità, è stata trovata una buona sintesi».

Quali sono i punti della legge elettorale che proponete?

«La nostra proposta ricalca i punti condivisi dalla Direzione regionale del Pd, cioè abolizione del listino, doppia preferenza di genere, collegio unico regionale (anche se su questo punto c’era chi la pensava in modo diverso). Ma la vera materia di discussione non era questa. Era, piuttosto, la prospettiva da cui partire per trovare un accordo con le altre forze in Consiglio regionale. Se fare come in Toscana, dove si è trovato un accordo con Forza Italia, con il risultato che un terzo dei consiglieri non hanno partecipato al voto. Oppure ripartire dalla maggioranza di centrosinistra per poi allargare ad altri. E questa seconda opzione ha prevalso, partendo dall’assunto che il Pd non ha nessuna idea egemonica e dell’autosufficienza».

In che modo, garantendo posti in consiglio alle forze minori?

«Si stabilisce un meccanismo su base proporzionale per cui le liste nella coalizione vincente alleate al partito principale concorrono alla ripartizione del premio di maggioranza. Il che significa che, al contrario di quanto avviene oggi con il listino, non c’è nessun posto garantito a prescindere, ma verrà premiato chi porterà consenso vero alla coalizione».

Questo blinda la legge a sinistra. Ma vi precludete quindi a un dialogo con il centrodestra?

«La novità è che il Pd, ovvero il partito di maggioranza relativa, ha una sua proposta. Su questo ci confronteremo. Ovvio che il dialogo parte dalle forze dell’attuale maggioranza, anche se non tutte sono sempre state leali. Poi il confronto ci sarà con tutti, alla luce del sole, in Consiglio regionale».

Il segretario Leonelli, come ha visto, si è detto soddisfatto dell’accordo, nonostante le acredini di questi giorni.

«Questo ci fa piacere. Tuttavia voglio sottolineare come il gruppo non abbia preso bene certe sue affermazioni dei giorni scorsi e nemmeno la decisione di non partecipare alla riunione di oggi. Ce ne siamo fatti una ragione, ma al segretario vorrei dire che chi ha responsabilità politiche si dovrebbe cimentare. E lo ribadiremo nell’assemblea del partito del 17».

Cosa è che non avete mandato giù?

«Certe affermazioni che dipingevano il gruppo come il luogo del conservatorismo o di chi coltiva interessi personali. Vorrei rimarcare come, in questi quasi 5 anni, solo il gruppo del Pd ha sostenuto il governo regionale in modo coerente: solo in tre occasioni non c’è stata la completa unità. Anzi, più volte abbiamo dovuto supplire agli sfilamenti di altri alleati».

A proposito di questo, il 17 si traccerà anche un bilancio del primo mandato della presidente Marini. Lei crede che, alla fine, le verrà data fiducia per la seconda volta?

«In questo mi riconosco nella posizione espressa dal segretario regionale. Ad oggi, nessuno ha avanzato una candidatura alternativa e nessuno, a quanto sappia, ha raccolto le firme per chiedere le primarie. C’è qualche uscita sulla stampa ma solo quella. Anzi, sento nei circoli, specie a Perugia, che c’è un giudizio sostanzialmente positivo sull’operato della presidente Marini e si vuole evitare quanto è accaduto di recente con il Comune di Perugia. Per cui credo e auspico una discussione franca su quanto avvenuto in questi anni di difficile governo della regione, ma con meno fibrillazioni. Che sia, insomma, una discussione aperta ma in positivo».

Quindi, secondo lei, vanno chiuse le porte a chi chiede le primarie?

«Lo dico con franchezza e spero che lo scriva, anche se mi farò un’altra ventina di nemici: ad oggi mi sembra che le primarie, più che nel Pd, le voglia qualche commentatore che si cimenta in una scalfarismo della domenica».

E a chi chiede un segnale di profondo rinnovamento nelle candidature?

«Parleremo di tutto, ma il rinnovamento non va invocato come un principio astratto. In questo giro elettorale, ci sarà chi cesserà perché al termine della sua esperienza, si aprirà a qualche forza fresca dai territori e poi ci sarà chi rimarrà in campo. A guidare nelle scelte deve essere il merito».

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