di Ivano Porfiri
«Caro Renzi, se tagli alle Regioni non prendi dai presidenti o dai consiglieri regionali, ma dai cittadini». E’ il messaggio che Catiuscia Marini lancia al presidente del Consiglio intervenendo in diretta a Sky Tg24 (sul tavolo un evidente caschetto bianco da operaio dell’Ast) a proposito dell confronto tra governo e Regioni sulla legge di stabilità, dove si prevedono 4 miliardi di risparmi proprio da parte degli enti regionali.
Tagli colpiscono cittadini La linea la ha tracciata Sergio Chiamparino in una intervista a Repubblica domenica e Marini si tiene nel solco. «Condivido – afferma la presidente umbra – l’impianto espansivo e di sostegno alle imprese della legge di stabilità. Credo, però, che il confronto con le Regioni debba entrare nel merito. Se posso permettermi una osservazione a Renzi: i tagli che si fanno alle Regioni si fanno a cittadini e imprese sul territorio, non ai presidenti. Quindi si potrebbe fare una legge di stabilità in cui le Regioni concorrono ma in modi differenti da quelli prospettati».
2 miliardi da sanità Marini ha ricordato che «le Regioni costano 142 miliardi, di cui 110 di Fondo sanitario, mentre dei restanti solo 6 miliardi vengono dallo Stato per il fondo del trasporto pubblico locale. Il resto viene da tassazione locale. Perciò è irrealistico non toccare la sanità e tagliare 4 miliardi». Dove prendere i soldi allora? Marini ha ricordato che le Regioni hanno inviato una controproposta al governo «già vagliata a livello politico e a livello tecnico». Questa prevede di «non far scattare i 2 miliardi di aumento del Fondo sanitario previsti nel 2015. In questo modo non penalizziamo le regioni più virtuose, ma stimoliamo le altre a contenere le proprie spese».
2 miliardi dalla spesa primaria Per gli altri 2 miliardi, invece, «ci sono – spiega Marini – operazioni possibili su misure della spesa primaria. Per essere precisi, siamo pronti a tagliare quelle parti della spesa primaria che non rientrano nei servizi fondamentali, ricordando che noi in questi anni abbiamo già tagliato il 38%, mentre lo Stato solo il 12%».
