di Dan.Bo.
«Non metterò tasse per conto di altri». Mentre a Roma, giovedì mattina, era in corso la riunione della Conferenza delle Regioni la presidente Catiuscia Marini commentava così, sul suo profilo Facebook, i 4 miliardi di tagli alle Regioni annunciati nelle scorse ore dal premier Matteo Renzi nell’ambito delle misure previste dalla nuova legge di stabilità. Meno risorse per due ambiti ben precisi: come osserva Marini, dato che «gli unici trasferimenti dello Stato alle Regioni sono il Fondo sanitario e il Fondo trasporti, mi sembra molto chiaro dove si taglia». Nel corso della riunione i presidenti, pur condividendo l’impostazione di una «manovra espansiva», si sono detti preoccupati per la nuova sforbiciata e hanno messo sul tavolo i timori per la complessiva sostenibilità del sistema.
Più tasse locali? Parlando a Radio anch’io il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha accennato alla possibilità che le Regioni aumentino le tasse, ma poi «saranno i cittadini – ha detto – a valutare se eventuali manovre di Regioni ed enti locali saranno giustificate o meno. I tagli alla spesa possono essere grande occasione per migliorare l’efficienza». In questo quadro non bisogna dimenticare che tra pochi mesi si vota e così la presidente affida a un post il suo commento: «Nel mio orientamento politico – scrive – ho sempre pensato che l’Italia abbia una tassazione eccessiva, spesso iniqua perché carica di evasione fiscale, e quindi da amministratore pubblico, prima sindaco ed ora in Regione, ho sempre evitato di usare la leva fiscale perseguendo la strada della riqualificazione della spesa, della sua riduzione ed efficienza. Quindi annuncio che da presidente di Regione io non metterò nessuna tassa per conto di altri».
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Pochi margini Il renzianissimo Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, in un’intervista a La Stampa ha spiegato che «quattro miliardi di tagli per le Regioni sono davvero tanti, sentendo i miei colleghi non vedo proprio tutti questi margini». E così al premier che chiede un «piccolo sforzo alle Regioni» Chiamparino risponde che «ci sono limiti di tolleranza oltre i quali non si può andare». Togliere 4 miliardi significa infatti «azzerare l’aumento del Fondo nazionale della Sanità nel 2015: se andrà bene, manterremo quello di quest’anno. Poi ci saranno da recuperare altri due miliardi. Sarà un miracolo se riusciremo a non aumentare le tasse». Uno scenario confermato anche da Marini che sottolinea come «non si può pensare da un lato di tagliare l’Irap e pensare che non si taglino i servizi essenziali, a cominciare dalla sanità». Pur condividendo il sostegno alle imprese per «tornare a dare lavoro» però, «si deve anche sapere che riduciamo tantissimo welfare, sanità, diritto allo studio, trasporti, politiche sociali. È tecnicamente impossibile tagliare la quota parte dei 4 miliardi di euro senza incidere per il 70% sulla sanità».
Lo scontroNel corso del pomeriggio in una conferenza stampa Chiamparino, finita la Conferenza, ha ribadito che la bocciatura da parte dei presidenti è unanime (unica voce fuori dal coro pare essere quella del marchigiano Gian Mario Spacca che parla di «enti locali che devono dare il buon esempio stringendo la cinghia senza penalizzare i servizi»): «I tagli – ha detto – sono troppo pesanti e mettono a rischio i servizi». La replica del premier, che si dice comunque disponibile ad un incontro, arriva nel pomeriggio e il tono è quello di sfida, in stile Renzi: «Comincino a tagliare dai loro sprechi anziché minacciare di alzare le tasse». Sarcastico invece il presidente del Lazio Nicola Zingaretti: «È facile abbassare le tasse con i soldi degli altri». A vestirsi da pompiere è il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che assicura: «Nei prossimi giorni incontreremo le Regioni, non è nostra intenzione intervenire sulla sanità o sugli altri servizi come il trasporto pubblico».
Offensivo Ad appiccare nuovamente l’incendio sono alcuni tweet di Renzi: «Tagliare i servizi sanitari – scrive – è inaccettabile. Non ci sono troppi manager o primari? È impossibile risparmiare su acquisti o consigli regionali». Inaccettabile anche «minacciare di rialzare il livello della tassazione locale». Parole «offensive» per le Regioni: «Ognuno – sostengono – deve badare ai suoi sprechi. Se andiamo a vedere nei ministeri, gli sprechi non ci sono?».

La presidente inizi a togliere le guardie giurate fuori dal palazzo della regione . Ci rispoda presidente quanto costano al giorno ?
Più che aumentare le tasse per conto di altri provi a ridurre gli sprechi per nostro conto
(vedi il filmato delle Iene )