
di Maurizio Troccoli
Arrivano nuovi strumenti, anche se è il caso di dire, che dovrebbero arrivare anche nuovi controlli ed eventuali conseguenze, da parte delle autorità competenti, per contrastare un fenomeno inaccettabile che l’assessore regionale Fabio Barcaioli, non ha esitato a definire «razzismo» degli umbri che si esprime nel rifiuto di affittare la propria abitazione agli stranieri. La denuncia dell’assessore arriva durante il congresso provinciale di Arci Perugia, venerdì mattina, in centro storico a Perugia, all’interno degli spazi di Umbrò.
Il razzismo abitativo in Umbria, secondo l’osservatorio del palazzo regionale, a cui arrivano feedback delle realtà associative di ogni colore politico del territorio, ma anche testimonianze dirette di famiglie coinvolte nel fenomeno, oltre che quelle di operatori costantemente impegnati negli aspetti pratici dell’assistenza a chi cerca casa, come quelle di sindaci e amministrazioni dei territori, raggiunge dimensioni significative, fino al punto di rappresentare una vera soglia di attenzione per l’assessorato che al momento non è possibile quantificarla statisticamente, ma consente sicuramente di definirla «inaccettabile».
Non soltanto agli immigrati vengono richiesti, in tante, troppe occasioni, requisiti e garanzie non richiesti agli altri, ma vengono persino ostacolati a prendere in affitto un alloggio anche quando questi requisiti, pur spropositati, sono compiutamente dimostrabili. Il risultato è che l’integrazione, si rende maggiormente difficoltosa anche con le famiglie che sostanzialmente hanno già raggiunto un livello di integrazione avanzato poiché hanno componenti che sono lavoratori, con contratto, che pagano i contributi, le tasse, sono in regola con i documenti e probabilmente sono anche qualificati e parlano bene l’Italiano, ma continuano a sentirsi esclusi dal pieno diritto ad abitare, al pari di chiunque altro.
E’ una responsabilità della comunità regionale rispetto alla quale l’autorità politica avverte l’esigenza, da un lato di lanciare l’allarme, dall’altro di realizzare degli strumenti innovativi. In regione si è a lavoro per studiare strumenti quali garanzie finanziarie pubbliche regionali da offrire in garanzia sul puntuale pagamento delle quote degli affitti ai proprietari di casa e assicurazioni sulla restituzione degli alloggi alle medesime condizioni di quelle all’inizio dell’affitto, al fine di garantire il proprietario rispetto alle proprie spettanze ma anche per consentire di monitorare nuovamente il fenomeno in assenza delle condizioni di maggiore preoccupazione.
A trovarsi nelle stesse condizioni sono altri soggetti fragili, quali ad esempio i detenuti a fine pena. Anche in questo caso il ritorno nella società deve passare attraverso l’ostacolo di un diritto all’alloggio non garantito, se non del tutto ostacolato. Sempre di più viene documentato come detenuti e migranti sono costretti a chiedere aiuto al mondo associativo, al terzo settore e al volontariato, per l’individuazione di soluzioni abitative transitorie, in attesa di trovare soluzione al problema. Mentre un altro aspetto dello stesso fenomeno bussa alle porte dell’edilizia sociale. Le soglie economiche oltre le quali si mettono a rischio le garanzie di diritti sociali, fanno in modo che sempre più soggetti a basso reddito puntano a non superarle, chiedendo ai datori di lavoro di sottoscrivere contratti al limite di quella soglia, ricorrendo ai contanti per le parti restanti, determinando sostanzialmente lavoro nero.
