
di Ivano Porfiri
La mannaia di Catiuscia Marini si abbatte sul Palazzo. Esce stravolta dalla riunione di giunta di mercoledì 25 gennaio la struttura della Regione Umbria. L’esecutivo regionale ha ridotto da sette a tre le direzioni e tagliato del 10% gli stipendi. Una prova di forza della presidente che fa dimagrire non poco la macchina burocratica regionale e che va forse oltre le aspettative della vigilia.
I nomi per le 3 direzioni La Giunta regionale ha approvato il nuovo modello organizzativo dell’amministrazione regionale riducendo a tre le direzioni regionali e nominando, fino al 31 dicembre 2012, i nuovi direttori. Le tre direzioni sono: Programmazione, innovazione e competitività dell’Umbria affidata a Lucio Caporizzi; Federalismo, risorse finanziarie, umane e strumentali, affidata a Giampiero Antonelli; Salute, coesione sociale e società della conoscenza affidata a Emilio Duca.
Chi resta a piedi Restano a piedi sei potenti burocrati del calibro di Aldo Bruni, Paolo Di Loreto, Anna Lisa Doria, Ernesta Maria Ranieri, Luciano Tortoioli e Ciro Becchetti. In ogni caso, lunedì 31 sarebbero scaduti i loro contratti.
Cinque coordinamenti Allo stesso tempo la Giunta regionale ha istituito cinque coordinamenti operativi di strutture complesse: Imprese e lavoro (politiche industriali, attività produttive, politiche attive del lavoro e internazionalizzazione, credito); Territorio, infrastrutture e mobilità; Ambiente, energia, riforme istituzionali e affari generali; Agricoltura, cultura e turismo; Conoscenza e welfare (istruzione, università, ricerca, inclusione e politiche sociali, infrastrutture tecnologiche). La Giunta regionale, con atto successivo, nominerà d’intesa con i Direttori regionali i cinque coordinatori.
Sforbiciata agli stipendi La Giunta regionale ha altresì deliberato la riduzione del 10% della retribuzione tabellare dei direttori regionali.
Proroghe La Giunta ha inoltre prorogato al 30 giugno 2011 i Commissari straordinari dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura (Arusia) che verrà soppresa nell’ambito della riforma delle comunità montane, già preadottata dalla giunta, e dell’Azienda di promozione turistica (Apt).

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