Il segretario del Pd di Perugia Parlavecchio (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Il Pd di Perugia chiede l’istituzione nel territorio della provincia di un Cie (i Centri per l’identificazione e l’espulsione) e di un consolato tunisino. «La sicurezza dei cittadini è un diritto – spiega in una nota il segretario cittadino Franco Parlavecchio – che va difeso con tenacia e responsabilità. Per questo ritengo condivisibili le proposte rilanciate dal segretario provinciale del Siulp Massimo Pici relativamente alla creazione di un Cie in ogni provincia e di un consolato tunisino in città che sia d’aiuto all’attività di identificazione dei cittadini stranieri che delinquono». «Esistono anche a Perugia – continua il segretario – difficoltà legate a una percezione di scarsa sicurezza, per questo si rende necessario aumentare il presidio del territorio, mantenere alta l’attenzione e continuare a sensibilizzare le istituzioni preposte sulla necessità di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine e intervenire sulla problematica legata al contrasto allo spaccio e al rimpatrio dei clandestini che delinquono».

Appello ai parlamentari Da qui l’appello ai parlamentari umbri affinché facciano pressione sul governo per arrivare alla realizzazione di un Centro nella provincia di Perugia. Una delle mosse del partito sul delicato fronte della sicurezza cittadina è questa, mentre da più parti stiano piovendo sui Cie critiche dure e circostanziate che partono da una domanda semplice: sono realmente efficaci? Una delle critiche riguarda proprio l’efficacia, scarsa, nel contrastare l’immigrazione irregolare. Secondo gli ultimi dati della polizia disponibili, nel 2012 sono stati quasi ottomila i migranti detenuti nei Cie (dove si può essere costretti a rimanere, con le recenti normative, fino a un anno e mezzo): di questi solo la metà sono stati rimpatriati. Un modesto +2,3% rispetto al 2010 quando il limite massimo per cui una persona poteva essere trattenuta era di sei mesi. Oltre mille invece quelli fuggiti un anno fa. Questo mentre Ismu stimava che nel 2010 gli immigrati irregolari fossero oltre 500 mila.

IL RAPPORTO DI MEDU «ARCIPELAGO CIE»

Il dossier Un lungo e articolato dossier l’ha stilato l’organizzazione indipendente Medici per i diritti umani, che nel maggio scorso ha diffuso il rapporto che raccoglie i risultati delle visite condotte nei Centri, una decina sparsi in giro per l’Italia. Un’indagine dalla quale è emerso «un insieme composito di criticità» (in alcuni casi derivanti da appalti condotti al massimo ribasso). Tra queste caratteristiche strutturali inadeguate, troppi soggetti (circa il 50%) provenienti da carceri dove avrebbero dovuto essere identificati, presenza di cittadini comunitari (che possono essere detenuti al massimo 4 giorni una volta decretato il loro allontanamento), servizi scadenti anche a causa delle drastiche riduzioni ai bilanci, costi elevati per sorveglianza, manutenzioni e riparazioni dati i molti danneggiamenti, gravi carenze di spazi, assenza del Servizio sanitario nazionale, troppi casi di autolesionismo, forniture di beni essenziali insufficienti, norme interne troppo rigide che rendono le condizioni di trattenimento «afflittive» e così via. Un quadro che disegna «la modesta rilevanza e scarsa efficacia» del sistema nel contrastare l’immigrazione irregolare. Assai critica è stata anche la commissione per i diritti umani del Senato che nelle sue 280 pagine della Relazione 2012 sullo stato delle carceri e dei Cie scrive che «le condizioni nelle quali sono detenuti molti migranti irregolari nei Centri di identificazione ed espulsione sono molto spesso peggiori di quelle delle carceri».

Caos a Gorizia Nelle ultime settimane la tensione è salita in alcuni Centri. A Gorizia ad esempio nelle scorse ore la Provincia ha chiesto a gran voce la chiusura dei «costosi e inutili» Cie, compreso quello di Gradisca d’Isonzo e una nuova politica relativa all’immigrazione. Gli immigrati protestano e fuggono da giorni e l’ente scrive che non si tratta di solidarietà ai clandestini quanto del «prendere atto di un fallimento totale di questo dispendioso sistema». Provincia che ritiene inammissibile che «la procedura di identificazione di una persona», possa comportare «la detenzione fino a diciotto mesi». «Gli avvenimenti dei giorni scorsi all’interno del Cie di Gradisca – prosegue la nota – richiedono una chiara e decisa presa di posizione da parte dei cittadini e delle istituzioni locali e una profonda riflessione da parte del parlamento nazionale e dell’Ue riguardante la non più procrastinabile riforma della legislazione in materia di immigrazione».

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