Giacomo Leonelli (foto U24)

di Daniele Bovi

Appena quattro interventi per una direzione durata meno di due ore e scivolata via senza scossoni, dove nel non detto si può leggere l’intenzione di non alzare pubblicamente polveroni. Una riunione con una durata inversamente proporzionale alla quantità di tempo spesa negli ultimi mesi, pubblicamente e non, intorno al piatto forte della serata: le candidature in vista delle regionali. O meglio i criteri di scelta che, poco prima di mezzanotte, hanno ricevuto il via libera.

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I critesi messi sul tavolo dall’ordine del giorno del segretario Giacomo Leonelli sono: rinnovamento per almeno il 70 per cento rispetto all’attuale gruppo consiliare, metà dei candidati donne, figure rappresentative delle due province nonché «della pluralità sociale regionale e delle sensibilità politiche nazionali e regionali presenti nel Pd», nessuno vicino a quelle esperienze amministrative bocciate dagli elettori, una sola deroga (sulla quale si dovranno esprimere in primis i livelli territoriali) e, in caso di elezione, almeno mille euro da versare al partito (ora sono 700) oltre ad un contributo una tantum da almeno tremila euro. Una squadra che dovrebbe essere individuata entro Pasqua: «Bisogna essere concentrati sul progetto politico – ha detto Leonelli – e non possiamo essere incoerenti e permetterci deficit di credibilità. Dobbiamo convincere a votare per noi il 20enne innamorato di Renzi e l’80enne che non lo digerisce».

CERNICCHI CONSEGNA OLTRE 3.200 FIRME

Cernicchi L’ordine del giorno rappresenta una barriera insormontabile per chi, vedi il caso di Andrea Cernicchi (ma pure Lorena Pesaresi), avrebbe voluto far parte della squadra tanto che proprio lunedì, poco prima del fischio d’inizio della direzione, i collaboratori dell’ex assessore alla Cultura del Comune di Perugia hanno depositato sulla scrivania del segretario regionale Giacomo Leonelli e di quello comunale Francesco Giacopetti, oltre 3.200 firme di coloro che avrebbero voluto vederlo in lista. Un Cernicchi che mastica amaro meditando il ritiro definitivo dalla scena politica. E Leonelli, che Cernicchi vede come uno di quelli che gli hanno sbarrato la strada, nel suo intervento di fronte alla direzione ha battuto sul tasto del rinnovamento: «Una richiesta che ci arriva dai cittadini, dagli iscritti, dai simpatizzanti e dagli elettori, soprattutto nelle realtà dove si è perso». Quanto ai singoli, «il partito non si deve perdere in discussioni su questo o quel dirigente».

Riannodare i fili All’ordine del giorno di Leonelli è stato aggiunto il post scriptum di Catiuscia Marini, che ha chiesto una scelta in tempi brevi, possibilmente entro i primi giorni di aprile quando (forse intorno al 10) l’assemblea regionale ratificherà i nomi della squadra. «Dobbiamo definire per primi – ha detto Marini – la nostra lista schierando subito in campagna elettorale i candidati». Settimane in cui la presidente, che ha posto anche il tema della candidatura di Leonelli («la dobbiamo affrontare») vorrebbe «rimettere in sintonia il partito più con i singoli che con le associazioni o le categorie». Un lavoro di ricucitura profondo con la società regionale che è quanto chiesto dall’ospite d’onore della serata, il vicesegretario nazionale del partito Lorenzo Guerini convinto anche, come spiega alle telecamere di Umbria24, che il Pd se non vuole replicare quanto successo a Perugia deve porsi in ascolto dei cittadini con umiltà: «Occorre leggere quelle esperienze – spiega – e saper rispondere alle domande che arrivano dalle persone.

Guerini «Bisogna concentrarsi – ha detto – sulla costruzione di una relazione con la società, non basta solo vincere; una bassa affluenza sarebbe un campanello d’allarme». Guerini parla di «riannodare i fili», di uno scenario nazionale che impone anche in Umbria «impegno, generosità e responsabilità. C’è bisogno anche qui di un partito che parli alla società, non che si guardi l’ombelico». Quanto alla lista dovrà essere in grado di «aprirsi», di contenere «nuove energie e nuove competenze» in un mix di «esperienza e innovazione». Concetti ripresi anche dalla presidente, secondo la quale «serve connettere il progetto di governo alle candidature» e, pur senza nominarla, ha parlato anche della ‘lista della presidente’: «La nostra coalizione – ha detto – è radicalmente differente da quella del 2010 e deve essere aperta al contributo della società regionale che si vuol riconoscere nel nostro progetto». Un fatto positivo poi secondo Guerini è il fatto che qui «le primarie non sono state una tentazione per mettere in soffitta le responsabilità del gruppo dirigente».

Fancelli Finito l’intervento in sala per lungo tempo non si trova nessuno intenzionato a rompere il ghiaccio. Il silenzio regna fino a quando a prendere la parola è Stefano Fancelli, uno dei leader della minoranza. «Le liste – ha sottolineato – non devono servire per ricollocare pezzi di classe dirigente». Fancelli ha anche ribadito la contrarietà alle deroghe e poi, rivolto anche ai parlamentari in sala ha detto che «la nostra base non si riconosce nelle mediazioni che si fanno a Roma. E quando ciò accade questo è un problema». Qualche altro giorno di mediazione tra le tribù del partito e poi la partita sulla lista si chiude.

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Pd, entro Pasqua la lista. I criteri: «Discontinuità là dove abbiamo perso. Metà donne e 70% nuovi»”

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