Marco Vinicio Guasticchi nel suo ufficio

di Ivano Porfiri

Una campagna d’autunno fatta di assemblee pubbliche che propongano disegni di legge da presentare in Regione e in Parlamento. E poi la questione morale «a senso unico» nel Pd umbro e le Province da tagliare. In un’intervista a Umbria24.it il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, dall’alto del suo ufficio, tra le armate dei soldatini di cui è collezionista e la foto autografata di Monica Bellucci, con Facebook aperto, si cala nei panni del «rottamatore» pronto alla guerra contro i «baronati». E ne ha per tutti.

Presidente, non è anacronistica questa difesa delle Province mentre il Paese affonda e anche nel Pd si pensa a ridurle?

Sulle Province il Pd ha cambiato idea varie volte e, cosa gravissima, senza mai coinvolgere gli amministratori delle Province. Io sono il primo a dire che vanno riorganizzate e ridotte, dopo che sono state create a dismisura con intenti populisti e clientelari. La Costituzione prevede la divisione dei compiti: alla Regione gli indirizzi politici, alle Province il coordinamento di area vasta, di raccordo con i Comuni. Detto ciò, secondo me le Province vanno diminuite drasticamente, abilendone almeno 30-40 sotto i 500 mila abitanti o sotto i 200 mila come dice l’ultima, e sottolineo l’ultima, proposta di Zoggia.

Quindi anche Terni potrebbe sparire.

L’Umbria è una regione piccola, ma dove c’è una grande differenziazione tra territori. Terni va mantenuta mentre le otto province della Sardegna sono sinceramente anacronistiche, ce ne sono di 40 mila abitanti, bisogna essere seri.

Per settembre ha annunciato un’offensiva politica. Cosa significa?

Il nostro partito, che io ritengo la più grande intuizione politica della storia repubblicana, deve uscire dalla strategia difensiva. Oggi è alla mercè dei piccoli partiti, Udc compresa quando dice di aggregarsi al centro. Il Pd deve recuperare l’iniziativa politica che aveva quando si fecero le primarie del 2007. Poi è retrocesso, vittima di lobby e potentati politici che rendono impossibili i processi decisionali.

Quindi questa offensiva?

Partirà dall’estate, dalle feste di partito dove lancerò l’idea di assemblee aperte che sottoscrivano documenti e progetti di legge da presentare alla Regione e al Parlamento, ad esempio per l’abolizione del listino e il cambiamento della legge elettorale. Con uno slogan “Oltre le mozioni”: io nemmeno mi ricordo delle votazioni sulle mozioni Bersani e Franceschini e invece siamo ancora schiavi di quelle logiche.

Perciò non gradisce il modo con cui viene condotto il partito da Bersani?

No. Ancora si lavora per dare spazio alle micro-correnti mentre il paese va avanti. Mi viene in mente ciò che disse Catone il Censore durante l’assedio di Sagunto: «Mentre a Roma si discute, Sagunto è stata espugnata».

E a livello regionale, cosa pensa di Bottini?

A livello regionale serve un colpo di reni vero, rompere certe regole, smetterla con l’applicazione del manuale Cencelli in ogni piccolo organismo. Su questo ho raccolto moltissime adesioni. Bottini? questa esperienza serviva a traghettare il partito verso il nuovo, mi auguro che questo percorso si compia e Bottini sia un  buon traghettatore.

E per la scelta del nuovo segretario?

Le primarie, ma non solo per gli iscritti al partito, dove prevalgono influenze di tipo baronale. Vanno aperte a militanti e simpatizzanti mai iscritti al Pd proprio perché esclusi da certe logiche.

Ma non c’è il rischio di inquinare le primarie? Fra l’altro c’è chi indica in lei uno dei manovratori dell’esito delle primarie alle amministrative di primavera.

E’ la vecchia logica di demonizzazione dell’avversario che mi colpisce. Il fatto è che io sono abituato a combattere frontalmente e ciò da fastidio alla nomenclatura. Ma vorrei dare una brutta notizia a queste persone: il mio impegno nei prossimi mesi proseguirà proprio in questa direzione.

Che ne pensa del governo della Regione da parte della presidente Marini?

La Marini ci mette tanta buona volontà ma deve rompere l’accerchiamento della tecnostruttura che attanaglia tutte le amministrazioni . Qui in Provincia ci abbiamo messo mesi per compiere radicali cambiamenti ma ora siamo compatti e coesi. La presidente deve proseguire sulla strada della riforma endoregionale, dove un segnale forte è stato dato grazie alla collaborazione Regione-Province. Insomma, deve viaggiare alto, sopra gli agguati di tanti consiglieri e ras locali.

E di come Boccali guida il Comune di Perugia?

Non dò voti perché, come ha detto lo stesso Boccali, ognuno deve guardare al proprio ente, ma capisco anche le grandi difficoltà che ha il sindaco di Perugia, soprattutto per la difficoltà di un lavoro di front office particolarmente impegnativo con gli occhi dei cittadini continuamente addosso.

Nel Pd c’è una questione morale?

Su questo ho fatto un durissimo intervento all’assemblea regionale del partito. Non va bene che la questione morale coinvolga solo una parte del partito e salvaguardi un’altra. Un peculato contestato nella parte sud della provincia di Perugia deve corrispondere a uno contestato a Terni: o c’è la presunzione di innocenza per tutti o si applica il principio pedissequo delle dimissioni obbligatorie.

Sì ma, Riommi si è dimesso da assessore anche senza avviso di garanzia mentre Brega è ancora lì.

E’ estremamente semplice dimettersi sapendo poi che c’è la possibilità di rientrare, mentre le dimissioni di Brega avrebbero aperto la strada a personaggi e ai loro appetiti. Io credo che debba prevalere il principio garantista.

E questo non è lo schierarsi a prescindere per una fazione che lei tanto critica?

Io non mi schiero a prescindere ma reclamo un modello uguale per tutti all’interno del Pd: oggi non lo è. Ci sono stati scandali mediaticamente ben evidenziati che non hanno portato ad alcun abbandono di incarico all’interno di organismi pubblici.

Che farà dopo la fine del mandato in Provincia, ci sta già pensando?

E’ presto. Posso solo dire che c’è una grande fluidità politica e l’unica garanzia per il futuro è coinvolgere la gente, poi tutto sarà possibile per tutti. Gli elettori hanno dimostrato di capire bene quanto accade e di essere giudici implacabili, quindi vedremo.

E’ per questo che vi sta tanto a cuore l’abolizione del listino?

Io sono uno dei promotori: le scelte devono tornare all’elettorato sia a livello regionale che per andare in Parlamento. Va spazzato via il metodo della scelta in mano ai partiti. Quindi via il listino in Regione e, dato che per una nuova legge elettorale ci sono troppi veti, il Pd deve obbligare i territori alle primarie per la scelta dei propri parlamentari.

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