di Chiara Fabrizi
«Sento spesso dire che Spoleto non ha una classe dirigente, ma il nostro progetto la sta formando sul campo, puntando su un gruppo di persone che ha un’età media di 44 anni e conta il 75 per cento dei laureati». Prova a trasformare uno dei grandi alibi della città in un’arma, il candidato sindaco Diego Catanossi, prof di 36 anni, che nel 2009 è stato eletto consigliere comunale del Pd, ma che ora la corsa al municipio la tenta in sella a Spoleto 2030, «una lista civica vera, al cui interno ci sono quattro iscritti al partito Azione», quello di Carlo Calenda.
Sisti, Spazio civico e il ballottaggio A chiedergli perché la sua «squadra comunale» non è confluita nell’ampia coalizione di centrosinistra, che appoggia il civico Andrea Sisti, ci si ritrova a fare un balzo indietro ad agosto, perché «quando Sisti ha dato la propria disponibilità, avevo – è la risposta di Catanossi – già da tempo annunciato la mia candidatura». Più preciso, invece, sul mancato coinvolgimento di Spoleto 2030 in Spazio civico, che è poi naufragato poco prima di Ferragosto, con il candidato sindaco che spiega di non essere andato oltre due confronti, «perché quel progetto non aveva un’anima generatrice di proposte, ma si poneva solo come spazio alternativo ai partiti più grandi». Questo per il passato, mentre per il futuro, che con sarà segnato sicuramente dal ballottaggio, il più giovane tra i sette candidati sindaco dice che «se dovessi arrivare al ballottaggio sarei aperto ad apparentamenti, naturalmente coerenti con il mio percorso politico». Mai a destra, insomma, ma se il primo turno non dovesse premiarlo «si valuterà il da farsi, ma è certo che non faremo una corsa alle alleanze».
Parola chiave «cura» Sul fronte delle priorità programmatica a tenere insieme il progetto amministrativo di Spoleto 2030 è la parola «cura» per quanto riguarda «gli spazi, su cui interverremo con la rigenerazione urbana, penso – dice Catanossi – al giardino pensile del parcheggio della Posterna, ma anche con il decoro». Ma la «cura» va garantita anche ai «cittadini con la sanità e con la qualità della vita: l’ospedale è un tema caldo, però la sanità non finisce al San Matteo, serve potenziare la medicina del territorio, investire nelle palestre della salute, curare i parchi urbani, lavorare sulla motricità dei giovani con lo sport, ma soprattutto degli anziani, perché tra 20 anni a Spoleto avremo quattro ultrasessantacinquenne per ogni under 14 e su questo non possiamo non iniziare a interrogarci».
Cosa fare nei primi 100 giorni Se Catanossi dovesse diventare sindaco nei primi cento giorni di mandato si spenderebbe subito «per far trovare ai turisti una città decorosa», insedierebbe in Comune «una task force comunale per cogliere le opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza» e avvierebbe «una concertazione attenta e determinata sul Piano sanitario regionale». La «prima priorità programmatica» dell’aspirante primo cittadino di Spoleto 2030 è, però, di metodo: «La mia candidatura – dice – è maturata dopo una serie di tavoli di lavoro che sono stati riuniti fin da giugno non per contare voti, ma per approfondire questioni ed elaborare soluzioni». E in questo senso Catanossi, che come Maria Elena Bececco (Forza Italia e Spoleto Futura) sviluppa il programma elettorale seguendo le linee del Pnrr, dice che «la sua amministrazione adotterà un metodo partecipativo per favorire proposte e creatività affinché Spoleto sia pronta nel momento in cui usciranno i bandi e le risorse saranno a disposizione».
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