di Daniele Bovi
Sul Cuore verde d’Italia si appuntano le cinque stelle di Beppe Grillo e del suo Movimento, il vero vincitore di questa tornata elettorale, anche in Umbria dove è la seconda forza della regione staccando il centrodestra di 16 mila voti alla Camera e mille al Senato. Sono lui e gli eletti del M5s quelli che sono stati capaci di raccogliere la forte domanda di un cambiamento netto del sistema che sale anche dalla nostra regione e l’insofferenza verso i partiti «tradizionali». Segnali precisi lanciati anche nel corso delle primarie del centrosinistra del novembre scorso.
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I numeri E’ questo, a caldo, il dato politico più evidente che si trova dentro le urne umbre. Nella regione la coalizione di centrosinistra fa meglio del dato nazionale (35,5% alla Camera e 37,7% al Senato contro 29,5% e 28,1%) rimanendo però sotto alle altre regioni rosse, Marche esclusa dove addiritttura il M5s è il primo partito col 32%. Il miglior risultato umbro rispetto a quello nazionale passa però in secondo piano se confrontato al 27,2% del M5s alla Camera e al 25,3% del Senato. Un dato, quello di Montecitorio, sul quale potrebbero aver giocato un ruolo anche gli elettori più giovani, quelli tra 18 e 24 anni, regalando al M5s un consenso ancora più vasto alla Camera. I grillini infatti al Senato raccolgono 20 mila voti in meno (123 mila contro 143 mila) e, pensando all’«elettore tipo» del M5s, risulta molto difficile pensare ad un voto disgiunto.
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Giaguaro non smacchiato Il Pd così, dopo una lunga traversata nel deserto di cinque anni e settimane con il vento in poppa, la vittoria in tasca e pure rumors sulla possibile spartizione dei ministeri, si trova a fare i conti con i numeri che hanno la testa dura e con l’ennesima, spettacolare, campagna elettorale di Silvio Berlusconi alle cui promesse, nonostante una prova di governo non certo esaltante, una larga fetta del Paese dà ancora fiducia. Il giaguaro insomma è tutt’altro che smacchiato e la vittoria di Pd e Sel è risicata, risicatissima tanto da consegnare un paese ingovernabile. Ingovernabile anche grazie alla legge elettorale che le forze politiche nell’ultimo anno non sono state in grado di cambiare. Fatto che rappresenta una delle colpe più gravi della «strana maggioranza» (e non solo) che ha puntellato un anno di governo Monti.
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Cambiamento Il Partito democratico, anche in Umbria, non è stato in grado di interpretare la domanda di cambiamento che sale dalla società, non ha mostrato capacità di espansione e la coalizione di centrosinistra quasi ovunque è rimasta abbondantemente sotto il 40%. Questo mentre il M5s in molti comuni diventa il primo partito: succede in aree delicate della regione come quelle colpite dalla crisi economica (Gualdo Tadino) o in quelle dove i problemi ambientali sono al centro della discussione da anni (Bettona); ma succede anche in grandi città dell’Umbria come Spoleto (alla Camera 30,5% contro il 28,8% del Pd), Assisi, Deruta e anche a Foligno (alla Camera 28,6% contro 28,3%, al Senato il M5s tallona da vicinissimo i democratici).
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Amministrative in vista Nei due capoluoghi di provincia il distacco tra Pd e M5s è più marcato (circa sette punti in tutti e due i casi) ma la situazione è complessa e nella sede del Pd umbro il colpo è stato avvertito, tanto che c’è chi guarda con timore alle prossime tornate amministrative. Occorre rimboccarsi le maniche, dicono, o si rischia grosso. Il confronto con il 2008 poi è impietoso, sia in termini percetuali che in termini assoluti: è vero che si tratta di un’altra era politica, di una situazione diversa così come di un quadro di alleanze differente, che il mondo da allora è cambiato ma i dati assoluti sono da brivido: alla Camera il Pd perde oltre 80 mila voti e il Pdl 90 mila, al Senato il Pd 64 mila e il Pdl 85 mila.
Centro bocciato L’altro dato che emerge con forza dai seggi umbri, dai quali esce anche una bocciatura del rigore e dell’austerity, è il risultato sotto le aspettative della coalizione di Mario Monti (ininfluente al Senato) caratterizzato dal ko di Udc e Fli che insieme non raccolgono neanche il 2% mentre la lista personale del premier non sfonda. Il 9,6% alla Camera va però quasi interamente ascritto a Scelta civica.
Sinistra sconfitta Sconfitta dolorosissima poi per quel pezzo di sinistra umbra che si era radunata intorno ad Antonio Ingroia che sia alla Camera che al Senato rimane assai lontano dal quorum che avrebbe permesso di eleggere un onorevole. Un buco nero che ha inghiottito interi partiti. E così tutta quell’area che va da Rifondazione al Pdci, dall’Idv ai Verdi esce bocciata dalle urne in modo ancora più netto rispetto al quasi 4% della Sinistra arcobaleno del 2008 rimanendo per la seconda volta consecutiva fuori dal parlamento. Il messaggio lanciato anche in Umbria da oltre un quarto dell’elettorato è quindi chiarissimo: non è né il Pd, né Vendola né il Pdl né Ingroia né Giannino (anche per lui un flop) né tantomeno Monti ad interpretare il desiderio di cambiamento.
