di Riccardo Liguori
Quelle del 4 marzo sono le elezioni politiche con più elettori che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia. Sono oltre 51 milioni gli italiani chiamati ad eleggere i 630 deputati e i 315 senatori della XVIII legislatura, di cui più di 4 milioni risiedono all’estero e 500 mila i diciottenni al loro primo voto. Chi scrive si recò alle urne per la prima volta nel 1987 e ricorda ancora quel momento, molto atteso, emozionante e pieno di speranze per gli ideali che andava ad esprimere con un segno di matita tracciato su un simbolo di partito. Oggi suo nipote diciottenne andrà a votare, e questo è già incoraggiante quando gli indecisi sono più di un terzo, ma è molto sfiduciato e poco entusiasta perché «i politici promettono tanto, anche a noi giovani, ma fanno ben poco».
Questa disaffezione per la politica si coglie anche a dieci giorni dal voto, quando la campagna elettorale dovrebbe entrare nel vivo, ma, purtroppo, la si percepisce soltanto dal rigurgito inaccettabile di estremismi violenti, che si pensava appartenessero al passato… inneggianti ai totalitarismi più sanguinari, quasi a riportarci indietro di un secolo e agli ‘anni di piombo’ della nostra Repubblica. Oltre anche a qualche ‘scandalo’ che vede coinvolti alcuni politici, non si sente affatto la campagna elettore nelle città e nei paesi. Il rapporto diretto, umano dell’agorà tra elettori e candidati è quasi inesistente, causando disaffezione per la politica che il beato e quasi santo papa Paolo VI definì ‘la più alta forma di carità’. Peccato! Le elezioni, soprattutto quelle politiche, erano un appuntamento solenne con la storia nello scrivere il futuro del Paese fondato sui principi della Costituzione conquistata dopo tanto sangue versato.
Mai come in questa campagna elettorale si sono già compiute le ‘operazioni di scrutinio’ prima ancora delle ‘operazioni di voto’. Basti pensare che si parla con insistenza di governo d’unità nazionale o di larghe intese.
L’elettorato italiano è sempre più caratterizzato da cittadini preoccupati o arrabbiati e il 5 marzo sapremo quali delle due categorie avrà prevalso nelle urne, senza sottovalutare quanti non andranno a votare (nel 2013 furono quasi il 25%), che potrebbero essere il ‘primo partito’, quello dell’astensionismo che fa stare sui carboni ardenti i partiti moderati.
Tante promesse si sentono in questa campagna elettorale così moscia (sia consentita questa espressione), che in buona parte vanno a toccare la ‘pancia’ degli italiani, come ai tempi del monarchico Achille Lauro, famoso armatore e politico partenopeo che era solito assicurarsi il consenso elettorale dei napoletani con delle regalie. Oggi i politici continuano a pensare più alla ‘pancia’ e meno al cuore e al cervello dei connazionali. Se tutte le promesse di carattere economico dovessero essere mantenute non sono in pochi a domandarsi che fine farebbe il nostro debito pubblico.
Nei dibattiti televisivi si parla del nulla non affrontando i veri problemi come quelli della legalità e dell’occupazione. In diverse zone del Paese, non soltanto nel Meridione, il poco lavoro che c’è per i giovani è al nero o sottopagato e ancora esiste la differenza di salario, soprattutto in agricoltura, tra uomini e donne. Come i recenti dati Istat confermano, diminuiscono le nascite, l’emorragia demografica dilaga in aree già depresse a causa della fuga di giovani cervelli e braccia. Ci sono Comuni del Sud con meno abitanti di quelli del primo censimento del 1861, quasi un ritorno alla popolazione del Regno borbonico.
La politica italiana di inizio secolo XXI è sempre più insidiata da personalismi e carrierismi, che portano a trascurare i problemi veri della gente come il lavoro e la salute.
Riccardo Liguori affronta anche il fenomeno immigrazione, l’8XMille alla Chiesa cattolica, le opere di carità che suppliscono alle carenze dello Stato sociale e conclude la sua opinione con la domanda: Allora per chi votare domenica 4 marzo? Per la risposta Continua a leggere
