Il museo della ceramica a Deruta

«L’incarico, di natura privatistica, viene conferito a titolo gratuito, salvo rimborso spese opportunamente documentate»; peccato che l’incarico in questione, ovvero dirigere due musei, non sia esattamente di poco conto. Il caso riguarda il Comune di Deruta e a sollevarlo, giovedì, è l’associazione «Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali», creata nel 2015 per difendere i diritti dei lavoratori del settore. Il bando pubblicato dal’Amministrazione il 28 maggio è volto alla ricerca di un direttore per il Museo regionale della ceramica e per la pinacoteca comunale; i requisiti sono piuttosto ambiziosi se si considera che si tratterebbe, in pratica, di volontariato culturale: oltre alla laurea specifica, sono requisiti preferenziali «esperienza pluriennale nell’organizzazione e gestione di strutture culturali pubbliche o private, preferibilmente di carattere museale, ovvero svolgimento di prestigiosi incarichi di coordinamento scientifico».

IL TESTO DEL BANDO

Ritirare il bando L’incarico è di tre anni e tra i requisiti ci sono anche la «comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali; esperienza nella gestione e organizzazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali; esperienza nelle attività di fundraising; esperienza pluriennale nella gestione di relazioni istituzionali, interne ed esterne e nei rapporti internazionali in campo culturale; esperienza nell’ideazione e nell’implementazione di progetti di comunicazione; capacità di utilizzo delle tecnologie, in particolare nell’ambito museale e delle istituzioni culturali; buona conoscenza delle lingue italiana e inglese». Quanti saranno quelli che, con un curriculum simile, si faranno avanti (per farlo c’è tempo fino al 12 giugno) per fare un triennio di volontariato? «In una fase come questa – spiega l’associazione – dove il settore è al collasso, con migliaia di lavoratori senza lavoro, la richiesta dei professionisti all’amministrazione comunale è il ritiro immediato del bando. Per salvare il mondo culturale è necessario un cambio di rotta: il lavoro va pagato».

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