Luca Barberini in aula (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

Otto voti a favore, otto contrari, tre astenuti bocciani e altri due fuori dall’aula: quanto basta per dare un segnale preciso senza però provocare una rottura molto pericolosa. C’è stato anche il neo-direttore dell’area regionale sanità Walter Orlandi tra i protagonisti del consiglio regionale di mercoledì, in cui la presidente Catiuscia Marini ha incassato la fiducia della sua maggioranza ma non il ritorno in giunta di Luca Barberini. Con un risultato sul filo infatti, ben calcolato, è stata respinta la proposta di risoluzione del M5S che chiedeva alla presidente di «sospendere temporaneamente Walter Orlandi dal proprio incarico di direttore». Il risultato? A favore M5S, Liste civiche e centrodestra, 8 i no (Pd e il socialista Rometti), 3 astensioni (Smacchi, Barberini, Porzi) e due assenti, ovvero Brega e Guasticchi.

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Il documento Il capogruppo pentastellato Liberati, che ha presentato la risoluzione, ha attaccato Orlandi ricordando i 50 euro dati in campagna elettorale a Catiuscia Marini anche se «la cosa peggiore – ha detto il forzista Nevi – non sono i soldi: il punto è che durante la campagna elettorale i medici venivano invitati a partecipare alle cene per farsi vedere da Orlandi. In questa Regione c’era un direttore generale che invitata i candidati ai concorsi ad andare a votare alle primarie per votare la Marini. Un dirigente deve essere lontano dalla politica. Sono cose gravissime». Anche i bocciani, per bocca di Smacchi, sono andati alla carica: «Esporsi – ha detto – è inopportuno, non va fatto ed è un segnale non positivo. Noi siamo per l’autonomia e l’indipendenza e qui dentro – il riferimento è quanto detto da Marini in mattinata – non è che c’è chi è autonomo e chi no».

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Serve lealtà Allargando il ragionamento Smacchi ha spiegato che «si può uscire da questo confronto non con le prove di forza ma con la collaborazione di tutti, sia che siano attori protagonisti, non protagonisti, figuranti o comparse, anche se l’atto più importante spetta al regista». Poi l’avvertimento: «Senza lealtà – osserva – e con una politica che vuole fare solo gestione il cammino che ci è stato indicato dalla presidente c’è rischio che possa interrompersi». Inopportuno il sostegno elettorale anche per Claudio Ricci, secondo il quale «chi ricopre ruoli dirigenziali ha il dovere di atteggiarsi in modo ineccepibile. Negli ultimi anni la continuità di governo ha determinato un abbassamento del livello di guardia, con la convinzione che tutto si può fare».

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La replica della presidente Nelle sue repliche la presidente non ha evitato l’argomento: «Alle cene – ha detto – partecipavano persone in qualità di privati cittadini. Siamo sicuri che tutti abbiano registrato con la stessa meticolosità, precisione e chiarezza i partecipanti e i versamenti fatti, tutti depositati nel mio resoconto alla Corte d’appello?».

Twitter @DanieleBovi

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