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Il sindaco di Torino sabato a Perugia per l'appuntamento di AreaDem

di Daniele Bovi

Per oltre due ore Piero Fassino, ex segretario dei Ds e ora sindaco di Torino e leader di AreaDem insieme a Dario Franceschini, ascolta e prende appunti. E’ infatti con l’ultimo segretario del fu Pci-Pds-Ds che si è chiusa sabato mattina a Perugia l’iniziativa di AreaDem sul tema «Nel Pd per cambiare l’Italia e innovare l’Umbria». In una sala scossa dalla lettura dei giornali che riportavano il nome della presidente della Regione Catiuscia Marini nel groviglio dell’inchiesta Enac, Fassino prova a volare alto con un intervento che parte dalla manovra finanziaria per passare poi alla nomina di Alfano a segretario del Pdl, al modello di sviluppo dell’Umbria per arrivare infine al ruolo della classe dirigente democratica.

L’Umbria deve continuamente innovarsi La strada da seguire per portare la regione fuori dalla crisi e dai problemi cronici che la tormentano da anni, secondo l’ex segretario diessino passa dall’innovazione: «Chi governa gli enti locali – spiega – deve farli stare dentro un processo di trasformazione continua. Anche lo sviluppo dell’Umbria passa quindi dalla capacità di innovare continuamente». Elementi «decisivi» per un nuovo modello di crescita sono e saranno sempre più in futuro «cultura e welfare». «Quello che bisogna superare – dice – è uno sviluppo basato solamente su un tipo di business, su di un’unica vocazione. Casi emblematici di grandi città come Detroit per l’auto, Clermont-Ferrant per la gomma e Torino per l’auto stanno lì a dimostrarlo».

Manovra velleitaria e fasulla E una spinta in direzione della crescita non arriva certo dalla manovra economica. Quella presentata in questi giorni dal governo è infatti, secondo il sindaco di Torino, una manovra «incapace di portare il Paese fuori dalla crisi, fasulla, velleitaria, coperta da promesse prive di fondamento» e quindi «inaccettabile». «Una manovra così non può essere accettata – prosegue – perché è falsa e velleitaria. Ancora una volta si tratta di una manovra con obiettivi soddisfatti da uno schema già perseguito: si sovrastimano le entrate e si sottostimano le uscite. I saldi tornano, ma in realtà non ci sono. Non sono realistici i tagli sul fronte delle uscite, perché il Paese si bloccherebbe, e non sono realistiche le entrate».

Colpiti gli enti locali I più colpiti dalla manovra poi, secondo il segretario, sono gli enti locali. Senza dimenticare che all’interno di una manovra siffatta «non c’è un euro per crescita, sviluppo e lavoro». A non convincere inoltre non è tanto l’obiettivo della riduzione del debito, sul quale Fassino ovviamente concorda, ma il modo nel quale il governo lo vuole raggiungere: «Noi abbiamo la necessità di una riduzione drastica e in tempi brevi del debito pubblico – ha osservato – ma non c’è un unico modo per farlo e questa è una strategia insostenibile e quindi inaccettabile». Se in più si aggiungono «una disoccupazione giovanile al 30%, la cassa integrazione e i bassi redditi, è chiaro che, anche se non siamo di certo la Grecia, il quadro si fa preoccupante». E perciò gli ordinari strumenti della programmazione politica non bastano: «Qui – spiega – serve un piano straordinario di intervento che questo governo non è in grado di fare».

La nomina di Alfano A poco servirà poi, spiega l’ex segretario diessino, la nomina di Angelino Alfano al vertice del Pdl: «E’ – dice Fassino – un’opera di maquillage che per un breve periodo può dare un pò di respiro». «Non credo però che possa risolvere il problema. Questo non è uno scenario – ha osservato – che ci fa pensare che si possa aprire un percorso diverso. Oggi – ha aggiunto Fassino – l’ostacolo vero è questo governo ed il suo presidente del Consiglio. E noi dobbiamo lavorare per accelerare la crisi».

Il governo del territorio Compito della classe dirigente del Pd invece sarà quello, secondo Fassino, di impegnarsi di più per il governo del territorio: «Non è che la classe politica – dice – è solo quella che sta a Roma. Sul territorio ci sono tante persone e auspico che siano sempre di più quelle che si impegneranno per governarlo».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.