Mercoledì a palazzo Cesaroni la partita sul rinnovo delle commissioni permanenti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Una settimana esatta dopo la bufera in consiglio regionale, mercoledì a palazzo Cesaroni si gioca la partita del rinnovo delle presidenze e delle vicepresidenze delle tre commissioni permanenti. Le previsioni del tempo, fatte da un consigliere di maggioranza, parlano di «tiepida tramontana» che non dovrebbe far danni. Il la lo ha dato il presidente del consiglio regionale Eros Brega spingendo per rimettere in gioco non solo le vicepresidenze, decadute dopo le dimissioni dei membri dell’opposizione, ma anche le presidenze. Una mossa che alcuni vedono come una forzatura regolamentare che si inserisce in una battaglia tutta interna al Pd: l’ala ex Margherita, questo il teorema, accarezzerebbe l’idea di far fuori Oliviero Dottorini, e quindi l’indigesta Idv, dalla presidenza della Prima commissione. Con tutto quello che ne potrebbe conseguire in termini di tenuta del centrosinistra.

Lo scenario In Prima commissione la maggioranza ha cinque membri e l’opposizione tre. A voler pensare con malignità al tiro mancino, se nel segreto dell’urna il margherito Barberini si accodasse all’opposizione il pareggio, a norma di regolamento, comporterebbe l’elezione del consigliere più anziano, cioè Renato Locchi. Uno scenario che ha pochissime, se non nulle, possibilità di realizzarsi. Martedì mattina infatti, alle 11, i capigruppo di maggioranza si riuniranno e in quella sede emergerà chiara una cosa: i presidenti uscenti vanno confermati, e quindi si inviteranno i consiglieri di maggioranza a non fare scherzi.

Centrodestra, lavori in corso Sul fronte centrodestra, ritiratosi dall’ufficio di presidenza e da tutte le commissioni, i lavori sono in corso specialmente dentro al Pdl. Lunedì si è tenuto un lungo coordinamento regionale del partito (che si dovrebbe ora tenere tutti i lunedì) dal quale è emerso come tutte le possibilità al momento siano sul tavolo. «Il pallino però – spiega un consigliere – ce l’ha il centrosinistra, aspettiamo un’apertura». Le possibilità dunque vanno da un rientro nelle commissioni alla prosecuzione della protesta. Una decisione definitiva verrà presa dal gruppo consiliare che si riunirà mercoledì mattina alle 9, due ore prima della votazione in Terza commissione. Alle 10.30, possibile conferenza stampa per annunciare quale sarà la linea.

L’intervento di Locchi A far tenere un atteggiamento «aperturista» al Pdl è stato anche e soprattutto l’intervento di Renato Locchi venerdì scorso in aula, quando si discuteva del Dap. In consiglio regionale il capogruppo democratico ha spiegato che né lui né il suo partito intendono sottrarsi «alla discussione sulle conseguenze politiche dell’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto del vicepresidente del consiglio regionale, Orfeo Goracci, e vogliamo farlo senza minimizzare i fatti». Stabilito questo Locchi sottolineò però come «la maggioranza che governa la hanno stabilita gli elettori, a meno che non si imploda politicamente, e non è il nostro caso: di tutto il resto si discute alla luce del sole in quest’aula, non riconoscendo, a partire dalle forze della stessa maggioranza, diritti di veto ad alcuno. Tutto alla luce del sole: del resto non ci occupiamo».

Non caliamoci le braghe Il Pdl ha apprezzato e anche di questo si è parlato nel corso del coordinamento di lunedì. Sede nella quale il vicecoordinatore regionale, Pietro Laffranco, ha sostanzialmente appoggiato le scelte del gruppo spiegando che ora però non bisogna «calarsi le braghe» per le poltrone. Anzi, va fatto capire, tramite un’apposita campagna di comunicazione alla quale il partito sta pensando, qual’è il messaggio che il Pdl ha mandato la scorsa settimana: quello cioè che serve, per il bene dell’Umbria, una nuova fase del bipolarismo regionale incentrata sulle riforme.

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