di Daniele Bovi
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Prima e al di là delle belle parole e dei programmi c’è il cinismo del consumato dirigente, quello che spiega come «nei congressi contano due cose: i voti e le tessere». Dato per assodato che in provincia di Terni, con la candidatura unitaria del cuperliano Carlo Emanuele Trappolino, il livello di thrilling dovrebbe essere pari a zero, è sullo scacchiere della provincia di Perugia che si muovono pedine ed eserciti. A contare, molto, nelle prossime settimane saranno le alleanze e i rapporti di forza nell’ambito di una partita incerta. Ben quattro i candidati: tre che a livello nazionale voteranno Cuperlo, a testimonianza delle fazioni divise che si sono mosse in ordine rigorosamente sparso. Valerio Marinelli è appoggiato da quella che dovrebbe essere, il condizionale è obbligatorio e il ‘calore’ pare essere variabile, la maggioranza dei cuperliani: dalla presidente della Regione in giù passando per il sindaco di Perugia, il segretario Bottini e il capogruppo in consiglio regionale Locchi.
LE INTERVISTE AI CINQUE CANDIDATI
La carica dei 101 Poi c’è Antonello Chianella, da pochi giorni ex responsabile dell’organizzazione, tutto proteso in una battaglia anti-apparato il cui appeal tra i tesserati è tutto da misurare; il terzo cuperliano è Dante Andrea Rossi, segretario uscente sostenuto dal ticket Piero Mignini-Gianpiero Bocci. I renziani sono compatti invece intorno al sindaco di Tuoro Mario Bocerani. Il territorio politico della provincia è come un puzzle ancora tutto da comporre, poche le zone ‘assegnate’ in modo certo a questo o a quel candidato. Scendere nel dettaglio aiuta a capire il meccanismo e il gioco dei rapporti di forza. Il numero magico è 101, che non sono cani di razza dalmata bensì la maggioranza dei 200 delegati che compongono l’assemblea provinciale. Sì, perché l’elezione del segretario è indiretta: entro il 3 novembre i circoli voteranno e molti di questi eleggeranno delegati. In assemblea le possibilità sono due: se dai circoli è uscito un candidato forte di 101 delegati o più, in sostanza si ratifica l’elezione; altrimenti si passa alla trattativa fra le varie delegazioni dove ogni gruppo metterà sul tavolo qualche richiesta fino a formare, in assemblea, un accordo e quindi una maggioranza.
Voti e tessere I generali delle varie truppe sono chini sui fogli excel, fitti di nomi dei circoli e numeri di delegati e tessere. Non tutti i circoli infatti, come accennato, eleggeranno un rappresentante da mandare in assemblea: perché si abbia la possibilità di farlo servono almeno 50 tessere. Insomma, un circolo da 150 iscritti eleggerà tre delegati e così via. La battaglia delle battaglie sarà a Perugia, che da sola mette in palio 40 ‘grandi elettori’ (così come nel complesso l’area del Trasimeno) e dove i circoli con più tesserati sono San Martino in Colle (cinque delegati) e San Sisto (tre). Dall’esito del voto si capirà la forza nel capoluogo di cuperliani e renziani, un risultato che non potrà non influire sul percorso che porta alle amministrative di primavera. Guardando alle altre città, circa dieci delegati in ognuna verranno eletti a Città di Castello, Umbertide, Foligno, Spoleto, Castiglione del Lago e Gubbio. Sei a Marsciano, cinque a Corciano e Bastia Umbra, tre a Todi e Città della Pieve. Qui, e specialmente nei centri più popolosi, si giocherà il congresso.
