di Daniele Bovi
Un appello ai quattro candidati alla carica di segretario provinciale del Pd di Perugia affinché «in Umbria non accada quello che è successo altrove, tra commissariamenti e osservatori inviati a controllare». Ma anche un invito a costruire «un partito delle idee e non delle truppe cammellate». A farlo è il deputato del Pd Walter Verini che venerdì mattina a Perugia ha tenuto una conferenza stampa in vista del congresso provinciale che il 6 novembre eleggerà il segretario. E ad ascoltarlo ci sono tutti e quattro i candidati: Antonello Chianella, Dante Andrea Rossi, Valerio Marinelli e Mario Bocerani. Al centro del tavolo c’è il tema del tesseramento: «Alcune realtà sono state commissariate – ha detto Verini – a causa di un tesseramento abnorme. Sono cose che in Umbria non debbono accadere: il tesseramento qui dovrà essere fisiologico. Un 20% in più va bene, ma se in pochissimo tempo gli aumenti sono del 100, 200 o 300% questa è una cosa malata. Tenete gli occhi aperti, vigilate e se vedete situazioni anomale denunciatele».
Basta correnti L’altro invito che Verini fa è quello affinché il congresso non diventi «una conta tra correnti. Che partito è quello dove durante i congressi 5 o 6 persone discutono di politica e poi arrivano in 60 a votare? Il correntismo ha eroso le potenzialità del partito». Sul tavolo Verini mette le conseguenze delle faide, facendo gli esempi di Gubbio e Cannara dove i sindaci sono rimasti vittime del fuoco incrociato dentro il Pd: «Si sono sciolti consigli – continua – per lotte interne al partito. È possibile arrivare fino al commissariamento? Reagiamo tutti insieme a questo, combattete contro questa roba». Il partito che Verini vorrebbe è slegato dalle appartenenze correntizie, dove «gli appoggi sono legittimi ma non si può essere candidati di Tizio o Sempronio perché questa è la morte della politica. Io vorrei un partito aperto che non chiede l’appartenenza a chi vuole entrare».
Segnali veri Una volta vinto poi «non mettete insieme tessere e gente muta, fedeli, bensì idee e lavorate insieme per un progetto comune. Basta essere chiamati ‘renziani’ o ‘cuperliani’, o ‘veltroniano’ come hanno fatto con me per anni, per non dire dell’assurdità delle loro declinazioni locali: prima di tutto siamo democratici». A livello nazionale Verini appoggerà Renzi «che ha abbandonato – spiega – il concetto di rottamazione che trovo violento». A livello locale invece «appoggerò col mio singolo voto, perché dietro di me non c’è nessuno, chi darà segnali veri e autentici sulle cose che ho detto». Almeno a parole, la ‘piattaforma’ del deputato pd raccoglie il consenso di tutti e quattro i candidati: «Non ho padroni – dice Mario Bocerani, appoggiato dai renziani – e sposo questi punti. Tra di noi non c’è ipocrisia bensì voglia di lavorare insieme».
I candidati raccolgono Coerenza, no a ‘caminetti’ e listini e politica come servizio sono invece quanto promesso dal segretario uscente Dante Andrea Rossi, mentre Valerio Marinelli sarebbe stato pronto, se i punti di Verini fossero stati messi nero su bianco, «ad essere il primo firmatario. Io voglio lavorare avendo come obiettivo l’interesse generale e darò retta solo a me stesso. La mia candidatura è uno scatto d’orgoglio». «Di certo la nostra non è una disputa personale – dice Chianella -, ci stiamo confrontando perché ci sono delle differenze: le correnti di potere sono la morte di questo partito e ancora dietro agli altri candidati si intravvedono pezzi di questo ragionamento».
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