comune di perugia
Gli uffici del Comune di palazzo dei Priori

«Poca determinazione e eccessiva sudditanza al potere della dirigenza» sono gli atteggiamenti con i quali, secondo la Rsu del Comune di Perugia, l’amministrazione di Andrea Romizi sta affrontando i temi connessi al personale e alla sua riorganizzazione. A dirlo è la Rsu stessa in una nota in cui non si risparmiano critiche neppure alla vecchia maggioranza, e in particolare all’ex vicesindaco Nilo Arcudi che proprio su questi problemi è intervenuto giorni fa. «Riteniamo grave – scrivono – che dimenticando il proprio ruolo nella vecchia amministrazione e la propria responsabilità su gran parte delle scelte dalla stessa adottate in materia di personale, il consigliere Arcudi colga ora l’occasione per criticare o giudicare decisioni organizzative che, pur apparendo deboli e preoccupanti, altro non sono che un timido tentativo di sistemare gli effetti di scelte organizzative del passato. Basti pensare all’eccessivo numero di dirigenti “stabilizzati” e di mini-dirigenti “incaricati” dalla passata amministrazione».

Le critiche I sindacati vedono una sostanziale continuità tra la vecchia amministrazione e la nuova, «che non sta certo dimostrando di avere così a cuore le tematiche dei dipendenti e, ad onor del vero, neanche grosse idee rivoluzionarie, tant’è che gran parte della gestione del personale appare senza soluzione di continuità, anzi in linea con la precedente». La Rsu ricorda che «le uniche due decisioni» prese dalla giunta grazie «alla forte determinazione del sindacato», sono il taglio di quattro dirigenti a contratto e l’azzeramento dei mini-dirigenti. Per il resto, «c’è un interesse vicino allo zero». Quello che i sindacati chiedono è una riorganizzazione reale «che metta il rispetto del dipendente e il riconoscimento del suo lavoro al primo posto», ma «la strada è ancora lunga».

Cisl, Uil e Csa Le critiche a vecchia e nuova amministrazione però non sono state firmate da tutti i sindacati: Cisl, Uil e Csa infatti ricordano in una nota che il comunicato è stato approvato a maggioranza e si dissociano «in quanto non ritengono utile ed efficace – scrivono – entrare nel merito delle discussioni politiche, lasciando le stesse a chi di competenza. Le suddette sigle ritengono più utile rimanere concentrati sulle tematiche che si stanno discutendo in questi giorni al fine di sottoscrivere il nuovo CCID entro il 31 marzo 2016».

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