La presidente Catiuscia Marini (foto F.Troccoli)

La mente torna fredda, dopo i sussulti emotivi della notte delle elezioni. La gioia e il sollievo per la vittoria, lasciano il posto alla riflessione a all’analisi. Catiuscia Marini torna a parlare di quello che è accaduto, dopo la conferenza stampa del giorno dopo, prendendo la parola da Bruxelles e individua in alcuni punti precisi la necessità di cambiare registro per riconquistare i voti persi (fatto quest’ultimo testimoniato dall’analisi dei flussi elettorali).

REGIONALI: LO SPECIALE DI U24

Riconnettersi con la gente «Il Pd – dice a margine della riunione del Comitato delle Regioni d’Europa – ci dobbiamo interrogare sull’astensionismo e come riconnettere le istituzioni con la gente, come recuperare il dibattito pubblico, il radicamento, le relazioni umane. C’è il rischio che i cittadini, di fronte alla crisi e alla difficoltà delle imprese comincino a pensare che le istituzioni non siano più i referenti per dare soluzioni ai loro problemi». La riconnessione deve avvenire soprattutto con i ceti impoveriti dalla crisi. Collegamento una volta assicurato, ad esempio, dai sindacati ma, dice Marini «l’impoverimento della rappresentanza intermedia, sia dei partiti politici, che delle organizzazioni economico-sociali, rende più difficile far emergere i bisogni». Per questo va individuato un modello nuovo perché quanto «c’era in passato non avrebbe più ragion d’essere».

MAPPA INTERATTIVA: IL VOTO COMUNE PER COMUNE

I temi della Lega A influenzare in modo forte il voto la presidente indica due temi cavalcati dalla Lega di Salvini. «La sicurezza e l’immigrazione sono temi rilevanti nelle città – dice -. Come Pd non siamo stati in grado di costruire una nostra proposta alternativa forte e riconoscibile rispetto a quella della Lega. Ma il tema sicurezza è un tema di sinistra, non è un tema di destra. Sono i più fragili, i più deboli, quelli che hanno meno opportunità, risorse economiche, che vivono nei quartieri più popolari ad avere il tema della sicurezza. Come Pd dobbiamo essere capaci, non ad inseguire il grido razzista, ma di avere una proposta di governo alta». Sull’immigrazione insiste «dobbiamo far sentire la nostra voce qui nelle istituzioni europee. Basta con questi egoismi nazionali. Mi auguro che la Commissione Ue faccia sul serio. E noi come Pd dobbiamo sfidare il Consiglio europeo a dire che deve dare una mano alla Commissione per fare sul serio»

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