di Daniele Bovi
Una guerriglia «responsabile» nell’ambito di uno scontro, quello tra i bocciani del Pd umbro e il resto del partito, sempre più profondo. Giovedì l’ormai ex assessore alla sanità Luca Barberini nel corso di un’affollata conferenza stampa convocata a palazzo Cesaroni ha spiegato quelli che sono i motivi alla base delle dimissioni, ripetendo alcune delle cose dette ore fa dopo lo strappo e affondando la lama su altri punti. Il messaggio che si vuol mandare all’esterno è chiaro: l’ala bocciana, questo il senso, ha voluto portare avanti una battaglia all’insegna degli ideali, dei principi e del rinnovamento, ma dall’altra c’è l’arroganza e la roccaforte della conservazione; e se la battaglia è persa la guerra, anzi la guerriglia, deve iniziare.
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Uno sgarbo «Quello che è successo – ha detto – rappresenta uno sgarbo politico e personale, anche verso i cittadini, ed è stata messa in campo una arroganza mai vista. Sulle nomine serviva un lavoro di squadra: non mi aspettavo questo esito e sono stato ingenuo; l’ingenuità di una persona non nata nelle sezioni di partito. Erano decisioni prese già prima alle quali io dovevo solo dire sì, il mio assessorato è stato coinvolto solo alla fine». Barberini ricorda il tentativo fatto per chiedere un prolungamento delle trattative fino al 29 («non c’era fretta»), la «scarsa collegialità» e che ormai «è venuto meno il rapporto di fiducia». Per tornare a far parte del governo, ipotesi che pare al momento lunare, servirebbe, fa capire l’ex assessore, un sostanziale azzeramento delle nomine. Un’ipotesi che la presidente neppure prende in considerazione. «Io – ha detto – sono abituato a ritirare le dimissioni se ci sono passi avanti e non li posso fare solo io». Rispondendo a una domanda dei giornalisti l’ex assessore ha parlato anche della questione dei curriculum: «Se c’è stata l’istruttoria? Non c’è stata l’analisi e non puoi certo farla a mezzanotte. Non è un concorso, non ci sono graduatorie e punteggi ma la politica che decide».
LE OPPOSIZIONI: SI VOTI
FOTOGALLERY: LA CONFERENZA STAMPA
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Idee e principi Un Barberini che si dice «fedele a idee e principi. Sono stati mesi entusiasmanti in cui non ho voluto vivacchiare ma invertire la rotta, cercando di dare risposte ai nuovi bisogni dei cittadini, andando in giro a incontrarli anche se qualcuno mi ha detto che mi avrebbero cacciato proprio perché stavo sul territorio». Un ex assessore «mai entusiasmato dai numeri dei Lea e dai benchmark, che non misurano realmente i bisogni dei cittadini. Bisognava cambiare un modello di sanità da anni ’70 o ’80, cambiando i protagonisti che non possono essere sempre gli stessi. Oggi purtroppo la prima domanda che le persone fanno è “da quanto tempo sta lì? Io ho posto un problema politico». Secondo Barberini la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nomina dei direttori delle aree di palazzo Donini arrivata a tarda notte e in sua assenza, e tra queste in particolare la scelta di Orlandi finisce nel mirino. L’ex assessore non la mette sul piano personale («non contesto le competenze o la persona»), spiegando che è «il metodo a non andare bene, c’è stata arroganza, avrei preferito che Duca restasse al suo posto. Quando si è al governo della sanità da 20 anni è ora di cambiare. Possiamo dire che è una vergogna? Credo di sì e sarebbe passato il messaggio che fossi sotto tutela. Non è una critica alla persona ma il cambiamento era una necessità e dovevo essere più deciso nel contrastarla».
SPACCHETTATE LE DELEGHE
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Guerra per bande Ma allora perché non dimettersi subito dopo la nomina di Orlandi? Perché aspettare altre 24 ore se quella è stata la goccia? L’ex assessore risponde in sostanza che il problema non sono i nomi e dribbla i cronisti sul l’indiscrezione in base alla quale la rottura finale si sia consumata sul niet alla proposta bocciana di piazzare Valorosi e Fiaschini ai vertici delle due Usl: «Possiamo anche togliere i loro nomi dal tavolo – risponde – il fatto è che dobbiamo capire se dentro questo partito vogliamo e possiamo partecipare alle decisioni. La nostra è solo una battaglia di principi e ideali, non una guerra tra bande per la lottizzazione». «Ho lasciato una importante poltrona – dice ancora – per l’impossibilità di rendermi utile per la costruzione di importanti scelte politiche. La dignità personale viene prima di tutto». Barberini parla in una sala piena: tanti i fedelissimi, gli assistenti e i membri del partito come Antonello Chianella, Andrea Smacchi, Dante Andrea Rossi, Marco Guasticchi, Andrea Cernicchi, Emanuela Mori e Maurizio Manini. In prima fila anche Claudio Ricci, quasi a smentire con la sua stessa presenza le voci a proposito di un suo colloquio con Catiuscia Marini in vista di un possibile sostegno. Tanti gli applausi e i «bravo, vai avanti». Ma avanti verso quale direzione?
Guerriglia I bookmakers più che sul crollo della legislatura puntano su uno scenario di guerriglia consiliare. «Abbiamo tante idee» dice Barberini (che in un passaggio si commuove anche), e infatti i bocciani sono pronti a tirare fuori dal cassetto un vecchio cavallo di battaglia, ovvero la proposta di legge per tagliare aziende ospedaliere e Usl da quattro a due; un’idea che potrebbe essere appoggiata dalle opposizioni. Nel pomeriggio né lui né gli altri dell’area Bocci hanno partecipato alla riunione del gruppo: «Chiedo 2-3 giorni di riposo, oggi pomeriggio andrò sulla tomba di mio nonno a Gualdo, medaglia al valore civile. Questo perché ci hanno anche detto che saremmo i rappresentanti della destra più becera». Quanto al futuro della legislatura «credo che questa si possa considerare una crisi politica, c’è da ricostruire un nuovo patto fondativo per dare risposte alla nostra comunità. Ci sono sfide quasi impossibili da affrontare, dobbiamo ritrovare il confronto per affrontarle ma saremo responsabili pur chiedendo una forte innovazione, anche sul bilancio che arriverà tra poco in consiglio». «La maggioranza? La vedo complicata – ha detto l’ex assessore -. Noi non è che ci metteremo a ragionare. Dico noi perché anche tanti altri amici nel Pd, hanno le mie stesse idee, i miei valori. Siamo un gruppo non chiuso ma che ha a cuore le sorti della regione Umbria». Quanto al ruolo del segretario Leonelli, «da lui mi sarei aspettato un maggior protagonismo già da qualche tempo».
Twitter @DanieleBovi

Finalmente uno con le palle!
In questo quadro della Sanita’ regionale si oscilla tra” Alice nel Paese delle Meraviglie” che compare su tutti gli organi di stampa locali a firma di Regione e Direttori di USL e reazioni imbufalite di cittadini ,sindacati ed operatori( di tutt’altro genere) per liste attesa,tagli alla assistenza,prevezione trascurata .litigiosita’ giudiziaria ,posti letto fantasma etcc