di Daniele Bovi

Partito alla fine di luglio, il treno della riforma dell’addizionale Irpef regionale è quasi al capolinea con una rotta politica chiara stabilita durante la prima seduta di giunta che, in estate, aveva trattato il tema: chi ha di più paga di più. Lunedì l’atto, dopo quattro mesi di trattative e valutazioni, tornerà sul tavolo di palazzo Donini: «La nostra proposta di rimodulazione dell’addizionale regionale Irpef – spiega l’assessore al Bilancio Fabrizio Bracco – (com’è noto resa obbligatoria da disposizioni legislative nazionali) è fondamentalmente ispirata da un principio di equità». Una manovra che «sgraverà – aggiunge Bracco – la fascia dei redditi medio-bassi, accrescerà di poco l’aliquota della fascia mediana, e sposterà il peso maggiore dell’imposta sui redditi che superano i 75 mila euro».

Carico ridotto «Le aliquote dell’addizionale regionale – spiega l’assessore – verranno così rimodulate, mantenendo l’invarianza fiscale, ma riducendone il carico sulle fasce reddituali più deboli, e rideterminandole con incrementi progressivi per scaglioni di reddito, in una percentuale che sarà resa ufficialmente nota lunedì. A differenza di prima, quando l’addizionale regionale Irpef fu disciplinata per la prima volta nel 2001 e la Regione Umbria la quantificò nella maggiorazione dello 0,2 per cento, da applicarsi all’intero reddito (con esclusione di quelli del primo scaglione), l’imposta verrà ora calcolata sulla quota eccedente lo scaglione fino a 15 mila euro, con consistenti sgravi per la seconda e terza classe di reddito (che rappresentano il grosso dei contribuenti, rispettivamente 163 mila e 228 mila) ed una lieve incidenza sul quarto».

Il nodo Il nodo politico verrà ufficialmente sciolto lunedì mattina durante il summit di maggioranza che si terrà alle 9.30, poco prima della riunione di giunta. Al momento le ipotesi, prospettate mercoledì da Bracco ai capigruppo di maggioranza, sono due: la prima, fatto salvo tutto quanto detto sopra e l’esenzione per chi dichiara fino ai 15 mila euro, prevede un gettito invariato; la seconda prevede invece aliquote più pesanti per chi guadagna di più tanto da generare un extra-gettito da 400 mila euro da destinare ad emergenza abitativa e non autosufficienza. Una cifra che Rifondazione lunedì chiederà di alzare fino a 1,5 milioni di euro. È su questi numeri che si giocherà la partita dentro la maggioranza di centrosinistra. Al di là delle percentuali però la rotta politica è chiarissima.

Equità «I redditi sopra i 75 mila euro saranno quelli sottoposti a pressione maggiore – ha detto Bracco -, ma, in un momento ancora drammatico per l’economia del paese e la vita delle famiglie, si tratta sostanzialmente di una operazione di equità: in una situazione difficile, anche per le finanze regionali, la Regione ha scelto di non aumentare il gettito dell’addizionale, tutelando però i redditi bassi e chiedendo a quelli più alti un sacrificio maggiore. Un sacrificio che comunque – ha concluso – riteniamo possa essere abbastanza agevolmente sopportato, anche in nome di quella solidarietà di cui il paese ha bisogno in questo momento di difficoltà».

Nevi: battaglia durissima E in attesa che la riforma vada in porto infuria già la battaglia politica con l’opposizione all’attacco e l’ala sinistra della coalizione che difende il provvedimento. «Il lupo perde il pelo ma non il vizio – dice Raffaele Nevi, capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia -. Per racimolare qualche spicciolo la giunta Marini si appresterebbe non a tagliare le spese improduttive, ma ad alzare ancora le tasse. Non siamo su Marte – dice il capogruppo di FI -, ma semplicemente in Umbria dove le riforme non si fanno perché non c’è consenso sullo smantellamento dei carrozzoni pubblici nei quali si annidano i voti clientelari. Faremo una battaglia durissima». Anche secondo Lignani Marchesani di Fratelli d’Italia si colpisce così «il ceto medio» e la giunta così facendo cede «al ricatto demagogico dell’ala sinistra della maggioranza regionale. Soggetti che elettoralmente non pesano quasi più niente pretendono di dettare una linea fiscale che non va a colpire i ricchi ma proprio quel ceto medio già profondamente impoverito».

Esultano Idv e Prc Di tutt’altro avviso Damiano Stufara di Rifondazione: «Seppur con due anni di ritardo – dice – si accoglie la nostra proposta per una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza. Si poteva fare prima ma meglio tardi che mai, discuteremo nel merito e le risorse in più dovranno andare ai più deboli a partire da emergenza abitativa e dalla non autosufficienza». «Oggi più che mai – aggiunge Oliviero Dottorini dell’Idv – la Regione Umbria deve innalzare l’Irpef per i redditi più alti in modo che chi più guadagna più paghi. La crisi economica che stiamo attraversando colpisce sempre più le fasce deboli della popolazione e anche l’Umbria non è immune da questa situazione. Finalmente anche la Giunta regionale sembra essersene persuasa e oggi possiamo affermare che le nostre proposte alla finanziaria dell’anno scorso non erano campate in aria».

Twitter @DanieleBovi

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