Le Province si ribellano alla chiusura. Si sono riuniti in conclave al Capitini di Perugia in un consiglio provinciale aperto i politici contrari alla purga di Mario Monti. Ne è scaturita una sequela di interventi. Tra i rappresentanti istituzionali Fabrizio Bracco in rappresentanza della presidente della Giunta regionale e Wladimiro Boccali, presidente Anci. Il Consiglio perugino si è svolto simultaneamente con altri 107 Consigli, in tutta Italia.
Guasticchi: «Italia più povera» «Siamo qui per ribadire con forza, in questa giornata di mobilitazione, la centralita’ e il ruolo delle Province che, oggi, devono essere ridefinite in un’ottica di riorganizzazione, riducendo e contenendo i costi: non si possono cancellare, con un colpo di spugna, enti di natura elettiva che hanno assolto una funzione storica in questi 150 anni di storia italiana». Lo ha detto il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, aprendo i lavori del consiglio provinciale aperto in programma presso al centro congressi ‘Aldo Capitini’ di Perugia, titolato ‘L’Italia senza le Province’. «Non ci vogliamo barricare in una strenua difesa della Provincia tout court – ha detto Guasticchi – ma rilanciarne il ruolo significativo e importante e ribadirne l’utilità, troppo spesso e in maniera superficiale, messa in discussione, anche a causa della non conoscenza di quanto l’ente ogni giorno si spende per il bene della collettività tutta. Vogliamo far capire – ha aggiunto – che affrontare il problema dei costi della politica, non e’ sinonimo di abolizione delle Province, i veri costi della politica sono annidati altrove: basti ad esempio prendere atto di un dato che ripetiamo sempre, quello del costo di enti intermedi non elettivi che ammonta a ben 7 miliardi di euro. Se si vorrà procedere nella direzione sbagliata – ha sottolineato Guasticchi – dovremo fare i conti addirittura con un aggravio della spesa pubblica, che si avrebbe dal passaggio dei dipendenti provinciali alle Regioni o dal trasferimento di competenze di area vasta ai Comuni. Senza contare – ha concluso – il caos istituzionale che inevitabilmente si verra’ a creare in un contesto in cui l’Italia fosse senza le Province». «Una Italia senza Province – ha concluso – sarebbe quindi più povera in termini di identità e rappresentanza dei territori».
Boccali e Bracco Il sindaco di Perugia Boccali: «Il presidente della Repubblica ha detto: ‘C’è l’esigenza di risolvere il problema con razionalità. Ma ora si tratta di fare una corsa contro il tempo, in forse il voto del le Province nel 2012. Non vogliamo difendere una casta ma far emergere la dignità di una nuova politica. E stata abborracciata per le Province una riforma che chi fa politica sa quanro è difficile. Ci vuole allora un tavolo Tra Comuni, Province, Regioni e Governo». Bracco ha portato il saluto della giunta regionale e ha aggiunto: «L’articolo 144 della costituzione definisce il livello istituzionale di governo del territorio nel nostro Paese. Per cambiarlo, bisogna avviare un processo di riforma costituzionale. Il decreto affrettato è stao un errore. Approfittiamo di questa situazione per avviare seriamente un discorso di riorganizzazione amministrativa e affrontiamo il tema delle autonomie locali».
Le adesioni Tra gli interventi, quelli dei deputati Pd Walter Verini («la mia opinione è che i cambiamenti non vanno subiti ma anticipati. Se in questi anni la politica e le istituzioni hanno perso tanta credibilità è anche perché non sono riuscite ad autoriformarsi») e Giampiero Bocci («Il contesto del lavoro che il Pd sta svolgendo, relativamente alle novità introdotte dalla manovra finanziaria per elaborare una proposta, mi vedrà operativo in un continuo rapporto con le rappresentanze delle Province dell’Umbria»). Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ha espresso «il mio personale apprezzamento e compiacimento per il progetto ‘Lo stato siamo noi’, la legalità per il bene di tutti» elaborato dalla Provincia di Perugia. Sono seguiti interventi anche si del presidente del gruppo Prc in Consiglio regionale Damiano Stufara, della senatrice del Pd Annarita Fioroni, della parlamentare del Pd Marina Sereni, di Massimo Pici del Sindacato italiano lavoratori Polizia, del presidente del Consiglio provinciale Eros Brega e del senatore Pd Francesco Ferrante.


Non è significativo che a battersi contro l’abolizione delle Province siano i politici e non i cittadini?
Allora le possibilità sono due:
1. I cittadini non capiscono nulla, e allora meno male che ci sono i politici a fare queste battaglie.
2. Questi esimi signori sono preoccupati esclusivamente del proprio futuro personale.
Io sono per la numero 2.
Ora entriamo nel merito delle argomentazioni:
E’ vero che nella costituzione le Province erano previste, ma quante ne sono state create di nuove da allora? Questo non era imposto dalla Carta.
Altrettanto dicasi per le Regioni, invenzione di qualche decennio dopo la Costituzione: allora aboliamo ALMENO le Regioni e tutte le Province nate dopo il 1950, così non abbiamo bisogno di una riforma costituzionale ma risparmiamo comunque un bel po’ di denaro.
Poi ai tempi della Costituzione quanto guadagnavano gli eletti in rapporto ad un operaio, e quanti erano?
CARI POLITICI: NON ABBIATE BUONA MEMORIA SOLTANTO PER CIÒ CHE FA IL VOSTRO TORNACONTO. NOI DI VOI NE ABBIAMO LO STOMACO PIENO!