Un seggio elettorale

di Daniele Bovi

Un’altra sconfitta in un’altra grande città e le carte che si mescolano ulteriormente in vista di un 2024 che sarà bollente. Per il destra-centro umbro il pesante ko di Terni rappresenta il quinto risultato negativo inanellato nell’ultimo anno e mezzo in altrettanti grandi centri: prima del ballottaggio di lunedì infatti Lega, FdI e soci sono stati sconfitti anche a Spoleto, Assisi, Città di Castello e, due settimane fa, letteralmente travolti a Corciano. E sebbene ogni appuntamento faccia storia a sé e viva di dinamiche proprie, mettere tutti questi risultati in fila è sintomatico di un trend negativo.

LA VITTORIA DI BANDECCHI A TERNI

Il bilancio Tenere Umbertide con il sindaco uscente Luca Carizia e conquistare la piccola Trevi non basta: il bilancio di questa tornata per le forze politiche che governano la Regione è ampiamente negativo. Detto di Corciano, ottavo Comune umbro per popolazione e tra i primissimi per Pil pro capite, a Terni quello andato in scena negli ultimi mesi è un vero e proprio disastro politico. La vittoria di Stefano Bandecchi arriva dopo una legislatura che, tra decine di cambi di casacca in consiglio e incertezze politiche è stata, per usare un eufemismo, tribolata. Poi è arrivata la defenestrazione del sindaco uscente, il leghista Leonardo Latini, essenzialmente a causa della ridefinizione dei rapporti di forza dentro la destra dopo le politiche di fine settembre. Latini avrebbe potuto vincere? Magari il risultato sarebbe stato identico, ma senza mesi di logoramento.

A UMBERTIDE CARIZIA RIPARTE DA TRE ASSESSORI

Ribaltone FdI col vento in poppa ha preteso un cambio imponendo Orlando Masselli che, due settimane fa, ha visto materializzarsi lo scenario peggiore tra tutti i possibili ballottaggi. E così, è arrivata la vittoria del patron rossoverde che ha potuto mettere in campo grandi mezzi economici (fattore tutt’altro che secondario) e indubbie capacità comunicative. Il tutto è avvenuto in una città in cui l’astensionismo è andato oltre l’impatto che, sul secondo turno, hanno due elementi fisiologici come gli elettori degli altri candidati che scelgono di non votare e il venir meno dell’effetto traino rappresentato dai candidati delle liste. Se al primo turno è andato al voto poco più di un elettore su due e al ballottaggio poco più di quattro su dieci, il campanello d’allarme è per tutti.

LA DIRETTA CON TUTTI I RISULTATI

Il “nuovo” Il voto di domenica e lunedì poi si può leggere anche con un’altra lente. In un contesto in cui da una tornata all’altra si spostano ormai enormi masse di voti senza più fedi né appartenenze, a molti elettori è sembrato Bandecchi il “nuovo” sul quale scommettere, al netto di quelli che (a sinistra ad esempio) vista la debolezza di Masselli hanno deciso di puntare sul patron rossoverde per mettere in difficoltà la destra umbra. Sì perché ora la partita si sposta proprio qui.

A destra Dentro Fratelli d’Italia nei mesi passati le idee su Terni erano opposte: da una parte c’era chi, come il coordinatore Franco Zaffini e la consigliera regionale Eleonora Pace, pensava che il siluramento di Latini per far posto a Masselli fosse la scelta giusta; dall’altra invece figure come Marco Squarta ed Emanuele Prisco che contro il Latini bis non avevano nulla in contrario. Impossibile che quanto successo non lasci strascichi. Quanto alla Lega, la cifra del disastro politico è data da un semplice fatto: i salviniani passano dall’avere il sindaco e 13 consiglieri a non entrare neppure in consiglio comunale. Forza Italia invece, nella città del senatore Nevi che ha da lungo tempo solidi legami con Bandecchi, elegge un consigliere.

La Regione Paradossalmente quanto successo a Terni in un certo senso finisce per rafforzare Donatella Tesei in vista di un ipotetico bis: se è vero che il gradimento è basso e che il suo partito, la Lega, esce con le ossa rotte dal voto (a Corciano, come a Terni, neppure elegge e a Umbertide viene superata da FdI), il weekend elettorale ha indebolito la posizione di chi punta al siluramento della presidente nel 2024. Un anno decisivo per la politica umbra. In primavera infatti andranno al voto oltre 60 Comuni (da Perugia e Foligno in giù) e in autunno, salvo slittamenti, la Regione. Partita alla quale si è già iscritto Bandecchi, pronto a scompaginare il campo da gioco con un suo candidato. E se è vero che certe dinamiche tutte ternane non sono facilmente esportabili con identico successo in altri territori, sottovalutare il patron rossoverde – anche visti i notevoli mezzi economici a disposizione e la capacità di catalizzare consensi – sarebbe un errore.

L’alternativa L’altro dato certo è che per ora sull’altro fronte non si intravvede un’alternativa forte. Guardando ai centri più grandi, al di là dell’exploit di Corciano, dove Lorenzo Pierotti è riuscito a tenere quasi tutti dentro nel suo progetto, a Terni il centrosinistra è stato sostanzialmente irrilevante, non riuscendo per la seconda volta di fila ad andare al ballottaggio, mentre a Umbertide, anche sulla scorta delle divisioni di cinque anni fa, Pd e soci non sono stati in grado di ribaltare il risultato del primo turno. Visto quanto successo a Terni, il destra-centro dovrà in primis essere in grado di gestire senza impantanarsi l’eredità Romizi a Perugia, per poi provare a confermarsi a Bastia, Foligno, Orvieto e Marsciano. Dall’altra parte, invece, oltre a conquistare terreno Pd e alleati dovranno provare a tenere l’ultima zona rossa dell’Umbria (il Trasimeno), Gubbio e Gualdo Tadino. Impresa che può passare solo da candidature credibili e solide e alleanze ampie. «Da soli», come ha commentato amaramente la neo segretaria Elly Schlein, «non si vince».

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