di Gordon Brasco

Vabbè ma davvero c’era bisogno di questa roba? Che poi dovrebbe essere la domanda fondamentale di ogni produttore, se non altro per fare poi un’analisi seria di come il botteghino risponderà in tempi di crisi come questo. Intendiamoci, non stiamo sotterrando l’ultima fatica di Zampaglione «six feet under», ma la domanda sull’opportunità di produrre film come questo viene naturale se non altro per la smaccata caratterizzazione italiana che lo rende a uso e consumo del mercato interno senza possibilità di cercar fortuna anche oltralpe. La scheda del film recita «horror» ma secondo noi siamo più sul thriller, perché se questo è horror allora Non aprite quella porta (film del 1974 diretto da Tobe Hooper) che cavolo è? Supermegahorror?

Qualcosa che possa stupire Zampaglione ce la mette tutta per confezionare un qualcosa che possa stupire ed è forse questo l’errore peggiore del film: tolte alcune parti riguardanti gli omicidi (un girato davvero ottimo) e alcune atmosfere sapientemente angoscianti il resto è un ossessivo tentativo di creare l’horror perfetto con il risultato di scadere molto spesso nella pantomima se non ne ridicolo vero e proprio. A parte i personaggi stereotipati neppure fossero fotocopiati da una definizione del dizionario (vedi la Gerini sotto la voce «donna in carriera») ma alcuni protagonisti sono stati messi li davvero come presa in giro (per esempio il proprietario del Tulpa). Delle due l’una: o Zampaglione s’è fatto prendere la mano nel dipingere personaggi grotteschi o conosce della gente che al Circo Togni farebbero a gara per scritturarli. E poi dell’originalità no? Assistiamo interessati alle scene crudissime degli omicidi e poi il film si perde in un lentissimo quanto pallossissimo misticismo? Non c’era proprio nient’altro da sfruttare per arrivare a un epilogo meno banale?

Nebbia mistica Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi no: gli amanti del genere potrebbero apprezzare le scene degli omicidi girate in modo quasi perfetto e dall’eccessiva crudezza, il problema è che il resto del film non decolla anzi, si rimane incartati in una nebbia fatta di misticismo e luoghi comuni talmente fitta che alla fine dimenticherete le poche cose buone viste per ricordare solo quelle negative. Attori che interpretano parti stereotipate neppure fossimo a un esame di recitazione da mimi e altri che si buttano direttamente sul grottesco e il comico buoni per dei numeri da clown. Davvero avete voglia di spendere dei soldi per un horror? Affittatevi qualcosa online spenderete di meno e vedrete qualcosa che di sicuro merita i vostri soldi.

Un film di Federico Zampaglione. Con Claudia Gerini, Michela Cescon, Michele Placido, Ennio Tozzi, Ivan Franek. Horror, durata 82 min. Italia 2012. Bolero.

Trama: Lisa Boeri, ricca donna manager tutta dedita alla carriera, ha un’impensabile doppia vita. La donna è infatti assidua frequentatrice del club privato “Tulpa”, un posto molto esclusivo in cui i soci realizzano le loro fantasie erotiche. Quando i suoi amanti iniziano a morire uno dopo l’altro, tra orribili supplizi, per evitare uno scandalo la donna comincia a indagare in prima persona. Le conseguenze andranno oltre ogni immaginazione.

Perugia
Uci Cinemas Perugia: 20.00 22.25

Foligno
Multisala Clarici: 18.00 20.30 22.30

Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 16.00 18.00 20.35 22.30

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One reply on “«Tulpa», omicidi perfetti che si perdono in una nebbia di misticismo e luoghi comuni”

  1. Ma come si può parlare di omicidi “perfetti” o di atmosfere “sapientemente angoscianti” per un film opera di un completo analfabeta del linguaggio cinematografico?

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