di M.T.
Abitare nei piccoli borghi o comuni in Umbria significa accettare di avere meno servizi. Ma qualche idea può ridurne l’impatto. Ad esempio quella di implementare i servizi postali con prestazioni come quelle di documenti anagrafici o altro, in parte ha determinato una sorta di sostituzione delle banche che scappano sempre più dai piccoli centri. Internet offre più di una possibilità, per esempio per chi ha difficoltà di prelevare il contante, se solo i piccoli borghi si rendessero più performanti sui pagamenti digitali semplici, rendendoli più convenienti principalmente per i commercianti. Ma mentre si studiano buone pratiche e modelli nuovi, vediamo la fotografia della nostra regione, dopo quella scattata sulla stampa nazionale.
L’Umbria è una delle regioni italiane che più assomiglia all’identikit tracciato dal Sole 24 Ore sui piccoli comuni: pochi abitanti, forte frammentazione amministrativa, ampie aree montane e interne e una crescente difficoltà nel mantenere i servizi essenziali di prossimità.
La regione conta 92 comuni. Di questi, circa 60 hanno meno di 5 mila abitanti e rappresentano quasi i due terzi del totale regionale. Si tratta di una quota nettamente superiore alla media nazionale dei comuni italiani sotto la stessa soglia demografica. Le realtà più piccole sono concentrate soprattutto lungo la dorsale appenninica, nella Valnerina, nell’Orvietano, nell’area Eugubino-Gualdese, nell’Alto Tevere e in parte dell’Amerino e del Trasimeno.
La fotografia che emerge incrociando le banche dati di Banca d’Italia, ministero della Salute, ministero delle Imprese e del Made in Italy e Poste Italiane aggiornate a maggio-giugno 2026 è quella di una regione che mantiene ancora una discreta rete di presìdi di base ma nella quale le differenze territoriali stanno aumentando.
Le farmacie sono il servizio più capillare. Il ministero della Salute e Federfarma censiscono in Umbria circa 270 farmacie aperte al pubblico, un numero rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Più della metà delle sedi è classificata come rurale. In diversi piccoli centri dell’Appennino la farmacia rappresenta oggi uno degli ultimi servizi permanenti presenti sul territorio.
La tenuta della rete farmaceutica distingue l’Umbria da altre aree del Paese. La diffusione delle farmacie rurali e la loro progressiva trasformazione in punti di erogazione di servizi sanitari, dalla telemedicina alle prenotazioni del Cup, ha contribuito a mantenere un presidio sanitario di prossimità anche nei comuni più piccoli. La Regione ha inoltre avviato nel maggio 2026 l’integrazione delle prestazioni di telemedicina nelle farmacie convenzionate con il servizio sanitario regionale.
Il quadro cambia se si osservano gli sportelli bancari. La desertificazione bancaria è uno dei fenomeni più evidenti anche in Umbria. Secondo le rilevazioni di Banca d’Italia e le elaborazioni dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria, il numero di sportelli continua a diminuire e un numero crescente di piccoli comuni non dispone più di alcuna filiale.
A livello nazionale i comuni totalmente privi di sportelli sono oltre 3.450. In Umbria il fenomeno interessa soprattutto le aree montane e interne e coinvolge numerosi centri della Valnerina e dell’Orvietano. In diversi casi il territorio comunale dispone soltanto di un Atm o di servizi finanziari garantiti dagli uffici postali.
La chiusura degli sportelli produce effetti che vanno oltre il semplice prelievo di denaro. Per le imprese artigiane, le piccole attività commerciali e la popolazione residente, l’assenza di una filiale significa maggiori spostamenti per operazioni ordinarie, minore accesso al credito di prossimità e un ulteriore indebolimento del ruolo dei centri minori.
Ancora più articolata è la situazione dei distributori di carburante. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy censisce una rete nazionale di oltre 21 mila impianti, in aumento del 2,7 per cento rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la crescita non si traduce in una maggiore copertura dei piccoli comuni.
Anche in Umbria numerosi centri sotto i 5 mila abitanti sono privi di distributori e costringono residenti e imprese a percorrere diversi chilometri per il rifornimento. Il fenomeno interessa soprattutto i territori montani e le aree meno densamente popolate.
L’unico servizio che negli ultimi anni ha registrato un rafforzamento è quello postale. Il progetto Polis di Poste Italiane, finanziato con un investimento complessivo di 1,2 miliardi di euro, riguarda i comuni sotto i 15 mila abitanti e punta a trasformare gli uffici postali in punti di accesso ai servizi pubblici e digitali.
A livello nazionale gli interventi avviati sono 6.287 e quelli completati hanno raggiunto quota 5.432 al 30 aprile 2026.
In Umbria il progetto Polis riguarda praticamente tutta la rete postale nei piccoli comuni (circa 80–85 uffici postali coinvolti su poco meno di 100 comuni totali). Gli uffici già trasformati o completati nei piccoli centri umbri risultano nell’ordine di circa 60–65 (dato coerente con i 5.251 uffici completati a livello nazionale a marzo 2026). La crescita effettiva del servizio nei piccoli comuni umbri è quindi pari a +60 uffici circa digitalizzati entro il 2026, con estensione dei servizi Pa (certificati, passaporti, Anpr e Postamat) in una rete che prima era solo postale tradizionale.
L’Umbria presenta una densità abitativa di circa 100 abitanti per chilometro quadrato, meno della metà della Lombardia e sensibilmente inferiore rispetto a Lazio ed Emilia-Romagna. Le aree interne e montane occupano gran parte del territorio regionale e rendono più oneroso mantenere reti diffuse di servizi.
Il problema non riguarda soltanto i paesi più piccoli. L’ultimo aggiornamento Istat sulla Strategia nazionale per le aree interne evidenzia che i tempi medi di accesso ai servizi essenziali aumentano sensibilmente nelle aree montane. In diversi territori umbri raggiungere un pronto soccorso, una scuola secondaria superiore completa e una stazione ferroviaria di medio-alta importanza richiede tempi nettamente superiori alla media regionale.
Le politiche pubbliche messe in campo negli ultimi anni hanno prodotto risultati limitati. L’Umbria comprende alcune delle principali aree della Strategia nazionale per le aree interne, tra cui la Valnerina e l’area Sud-Ovest Orvietano. Si tratta di territori destinatari di finanziamenti nazionali ed europei finalizzati al contrasto dello spopolamento e al rafforzamento dei servizi.
Eppure la tendenza demografica continua a essere negativa. Le aree interne umbre registrano una perdita di residenti che dura da oltre un decennio e la riduzione della popolazione rende sempre più difficile sostenere economicamente servizi pubblici e privati.
Il risultato è una geografia regionale a due velocità. Da una parte si consolidano i poli maggiori e le aree più accessibili, come Perugia, Corciano, Bastia Umbra, Terni e i comuni lungo l’asse della E45 e della direttrice Foligno-Spoleto. Dall’altra aumentano le difficoltà nei piccoli centri montani, dove la farmacia e l’ufficio postale rappresentano spesso gli ultimi presìdi permanenti.
