di Daniele Bovi
Niente dimissioni, almeno per ora. Il segretario del Pd di Perugia martedì sera durante la segreteria comunale ha preso un’altra settimana di tempo. L’obiettivo sarà quello di capire se c’è ancora o no spazio per una candidatura a sindaco alternativa a quella di Vittoria Ferdinandi. Sì perché mentre il segretario ha da tempo in mente un’opzione centrista, un’altra parte del Pd e il resto del cosiddetto campo largo sono pronti a dare l’ok a Ferdinandi entro fine mese. La data da cerchiare sul calendario è quella del 30 gennaio, quando si terrà una conferenza stampa per presentare la prima iniziativa che avrà al centro la sanità pubblica, con annesso impegno di diversi camici bianchi che costruiranno un altro tassello del campo largo, e l’identikit del candidato presidente della Regione.
La segreteria Insomma, Cristofani prende tempo mentre nella segreteria di martedì è andato nuovamente in scena lo scontro tra i bocciani, che appoggiano la soluzione centrista e frenano su Ferdinandi, e quelli che fanno capo al segretario dem Tommaso Bori, che si dicono pronti ad andare avanti sulla figura della 37enne perugina. A oggi, quest’ultima rimane la soluzione più probabile mentre sul tavolo rimane la “pistola” delle dimissioni di Cristofani, che lascerebbe acefalo il partito a poco più di cinque mesi dal voto. L’altro dato certo è che il candidato – anzi molto probabilmente la candidata – arriverà con ritardo rispetto a un percorso che andava costruito mesi fa.
Progetto Perugia Tornando all’ipotesi centrista, la sponda chiave del progetto sarebbe stata Progetto Perugia. Il problema è che anche la parte più ostile alla candidatura di Margherita Scoccia è pronta a rientrare al termine di mesi di tira e molla. Dopo il confronto di lunedì tra Filippo Calabrese, il sindaco Andrea Romizi (il cui nome campeggerà sul simbolo di FI ma che alla fine non correrà) e il sottosegretario Emanuele Prisco, il presidente di Umbra Acque dovrebbe comunicare ufficialmente la ricomposizione questa settimana.
La proposta Scenario di fronte al quale Giacomo Leonelli, candidato di Azione, +Europa e Socialisti per Perugia, mercoledì ha deciso di prendere carta e penna e di proporre in extremis un dialogo. Leonelli in particolare ha chiesto un incontro «per verificare la possibilità di un percorso condiviso». «Ritengo – scrive – che ci possano essere molti elementi in comune tra la nostra visione di città e quella di Progetto Perugia, soprattutto in relazione a un approccio più pragmatico che aprioristico alle questioni più importanti da affrontare. Anche per questo penso che un confronto tra noi, in una fase molto articolata come per la politica cittadina, possa essere solo utile al dibattito con della città che non può permettersi di perdere tempo dietro narrazioni sterili e identitarie ma ha l’urgenza di mettere in campo strumenti idonei a contrastare emergenze come la fuga precoce dei “cervelli” (e cioè dei giovani più preparati), il vertiginoso calo demografico, i pessimi dati sull’economia (vedi rapporto negativo tra imprese che aprono e quelle che chiudono), e l’impoverimento progressivo delle fasce più deboli».
VIDEO – COMUNALI: MONNI OSPITE DEL LIVE TALK DI UMBRIA24
Monni Sempre mercoledì intanto Massimo Monni, che nei giorni scorsi ha presentato la sua candidatura, ospite di un live talk di Umbria24 mercoledì ha spiegato che nonostante l’apertura del campo largo ad altre forze non farà alcun passo indietro. «Conosco e stimo molto Ferdinandi – ha detto rispondendo ai giornalisti – ma è una rispettabilissima candidatura di sinistra in cui non mi riconosco. Le aperture del campo largo? Non c’è possibilità di passo indietro, si va avanti a prescindere». L’ex consigliere regionale ha poi smentito che Cristiana Casaioli di Progetto Perugia sia pronta a sostenerlo, anche se dal fronte centrodestra sta ricevendo altri sostegni. Quanto al giudizio sul decennio Romizi, Monni ha spiegato che «la candidatura di Andrea nel 2014 è stata un po’ anche mia. È un amico ma c’è delusione dato che con quella spinta e con quel consenso poteva rilanciare la città; rilancio che però non c’è stato».
